“Camion diesel e metano inquinante: due buone ragioni per bocciare il mega impianto di Gavassa”

DI MARCELLO NIZZOLI *

Marcello Nizzoli


21/4/2020 Il Tribunale Amministrativo Regionale ha fermato l’inizio del discusso cantiere di Gavassa, per la costruzione di un grandissimo impianto per la produzione di gas proveniente dal trattamento dei rifiuti.
L’impianto prevede 4 digestori alti 30 metri per il trattamento di 150.000 tonnellate/anno di rifiuti, ufficialmente provenienti dalle province di Parma e Reggio Emilia.
La notevole capacità, progettata, del nuovo impianto di produzione di gas a Gavassa, fa temere che i rifiuti possano arrivare con camion diesel da zone molto lontane, con un impatto ambientale da traffico e relativo inquinamento dell’aria di Reggio Emilia, che si aggiunge ad una situazione già critica.

Ricordo che nel 2020 si sono già verificati 36 sforamenti per pericolose polveri sottili, PM10 da traffico, soprattutto diesel, a Reggio: in questi 36 giorni, del 2020, nel nostro territorio si è respirata aria pericolosa, secondo la legge dell’UE.

L’Italia ha un parco macchine diesel, per il trasporto pesante, decisamente obsoleto che provoca come stimato da ARPAE ben il
21% delle emissioni di PM10.

Il metano è il componente principale del gas che sarà prodotto a Gavassa ed è un gas serra, contribuisce al cambiamento climatico, è un gas decisamente #climalterante.

Il metano è capace di trattenere molto più calore nell’atmosfera rispetto all’anidride carbonica provocando il surriscaldamento ambientale. Il suo GWP (global warming potential, calcolato appunto tenendo come riferimento il diossido di carbonio) nei primi 20 anni dal suo rilascio è 84. Questo vuol dire che l’emissione di un’unità di metano equivale all’emissione di 84 unità di CO2.
Il metano rappresenta un problema ambientale, sotto molti punti di vista: perdite durante il trasporto, la produzione, fino alla sua combustione: è vero che il metano è più pulito rispetto al carbone, al petrolio o al gasolio ma per uscire dalla crisi climatica, la metanizzazione non è affatto la strada che dobbiamo percorrere.

*marketing manager del settore automotive

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13 risposte a “Camion diesel e metano inquinante: due buone ragioni per bocciare il mega impianto di Gavassa”

  1. Giuseppe Bonazzi Rispondi

    22/04/2020 alle 06:32

    Qualcuno dovrebbe spiegare al Sig. Nizzoli che il gas che verrebbe prodotto nell’impianto di Gavassa non è metano di origine fossile ma biometano, un combustibile da biomassa e quindi da fonte rinnovabile.
    Condivisibile invece la preoccupazione circa la dimensione dell’impianto che è tale da lasciare
    supporre la importazione di FORSU da un bacino molto più ampio di quello dichiarato. Iren dovrebbe fare chiarezza su questo.

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      22/04/2020 alle 15:22

      Egr. Sig. Bonazzi,
      Grazie per il cortese messaggio,
      Se pensiamo che sia giusta la decarbonizzazione, per evitare danni climatici pericolosissimi, estrarre gas di origine fossile o produrlo da biomassa, non evita che sia inquinante e climalterante.
      Il metano è comunque un gas che deve destare chiaramente preoccupazione, in un territorio già abbondantemente inquinato, anche perchè questi impianti hanno di solito, forti perdite ed inefficienze, rilasci di gas in atmosfera.
      Da notare questo mega impianto di produzione del gas sembra sia insostenibile, esisterebbe quindi, solo per gli abbondanti contributi economici, altrimenti non si costruirebbe una tale industria, se fosse fine a se stessa, si dovesse ripagare solo con la produzione di gas.
      Grazie per condividere la preoccupazione circa la dimensione dell’impianto che è tale da lasciare supporre la importazione di rifiuti da un bacino molto più ampio di quello dichiarato.
      E’ chiaro a tutti che una volta costruito un mega impianto di dimensioni, insostenibili, sarà giustificato, per il conduttore importare rifiuti da un’area molto più vasta, con ulteriore pressione sull’ambiente locale e sul traffico stradale.

  2. Precisino Rispondi

    22/04/2020 alle 15:04

    Vorrei chiedere una cosa, senza alcun intento polemico, ma per capire meglio la questione:
    1) se con la biomassa non ci facciamo il metano, cosa ci facciamo?
    2) se questa biomassa non la “mettiamo a reddito” producendo metano, le altre alternative (che vorrei sapere quali sono) sono più ecologiche?

    Giusto per capire se il no all’impianto di Gavassa è una banale questione NIMBY o invece ha un valore più ampio.

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      22/04/2020 alle 18:35

      Grazie per l’attenzione e per gli stimoli,
      A tutti i convegni nazionali ed internazionali, del settore,
      Ci è stato spiegato che la biomassa può essere trattata in mono aerobico, da impianti decisamente più piccoli, proprio a carattere locale, con un impatto ambientale completamente diverso, anche perchè non si fanno viaggiare per molti km dei camion diesel molto inquinanti.
      La produzione del mega impianto, progettato per Gavassa, non sembra essere economicamente vantaggiosa, i costi di costruzione del mega impianto e quelli di gestione e trasporto dei rifiuti, anche da luoghi lontani, lo rendono insostenibile, sembra infatti che la sostenibilità economica sia solo basata su altissimi contributi statali, che paga comunque il Cittadino, cioè chi contribuisce alle tasse.
      Visto che a Carpi, non lontano da Reggio, esiste già l’impianto che sta processando già oggi l’organico di Reggio, non vedo la ragione di costruire altri impianti inquinanti ed apparentemente solo a carattere speculativo, di una Spa quotata in borsa, che vuole semplicemente e chiaramente vendere i suoi servizi di smaltimento, forse, ben oltre le 2 provincie di Parma e Reggio.

  3. Giuseppe Bonazzi Rispondi

    22/04/2020 alle 17:02

    Gli impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU) vengono costruiti per stabilizzare questa frazione putrescibile e poterla utilizzare in agricoltura ove oltre che fertilizzare apporta anche sostanza organica per suoli. Chiaramente questa frazione stabilizzata (compost) non verrebbe utilizzata, nel caso dell’impianto di Gavassa, sui terreni agricoli dell’area del Parmigiano reggiano già
    abbondantemente fertilizzata (a volte anche troppo) con i liquami e il letame delle stalle da latte, ma sui terreni carenti di SO delle aree orticole o maidicole per es. del ferrarese o della Romagna.
    Il biometano è un sottoprodotto nobile che ha un valore e quindi si evita accuratamente di sprecarlo e può essere utilizzato,previo trattamenti di estrazione della CO2, per autotrazione o essere riversato nella rete Snam.
    Alternativo alla digestione anaerobica è il compostaggio aerobico che richiede impiantistiche di dimensioni non certo inferiori a quelle dell’impianto Iren, con problematiche tecniche da non sottovalutare
    e che non elimina certo il problema trasporto.
    Quello che assolutamente non si può dire che l’uno o l’altro tipo di tecnologia sia inutile. Certo è importantissimo ridurre la produzione di Forsu in cucina, ma ne resterà sempre un quantitativo ineliminabile che in qualche modo e da qualche parte deve essere trattato.

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      22/04/2020 alle 18:48

      Egr. Sig. Bonazzi,
      Grazie ancora per l’attenzione e per gli stimolanti argomenti,
      Gli impianti di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani (FORSU), producono una frazione putrescibile che sembra non si possa utilizzare così facilmente e tranquillamente in agricoltura. Addirittura, come conferma lei stesso, nell’area di Produzione del Parmigiano Reggiano, questo scarto del biodigestore, sembra essere dannoso per il prezioso re dei formaggi.
      Vari studi dimostrano che consumare molto gasolio con gli inquinanti camion diesel, per produrre poi poco metano e molto scarto organico sembra essere non economicamente sostenibile, se non con abbondanti contributi.
      Alternativo al mega-impianto di Gavassa potevano essere previsti, eventualmente, se non erano possibili migliori politiche di riduzione dei rifiuti, che sembrano non interessare all’amministrazione locale, vari impianti aerobici, più piccoli, localizzati più vicino alla produzione del rifiuto, eliminando almeno il serissimo problema trasporto.

  4. Giuseppe Bonazzi Rispondi

    23/04/2020 alle 07:01

    Mi consenta Sig. Nizzoli solo un’ulteriore precisazione. Io non ho detto che il compost derivante dalla digestione anaerobica della FORSU nuoce alle coltivazioni agricole. Non l’ho detto perché non è vero. Anche il temuto carico di clostridi che nuocerebbe alla maturazione del parmigiano reggiano è in realtà molto basso, inferiore a quello del letame delle bovine da latte utilizzato da tempo immemorabile sui coltivi dell’area.
    Ho detto invece che il compost prodotto dall’impianto di Gavassa non verrebbe utilizzato nell’area del Parmigiano reggiano perché non ce n’è bisogno, essendo impiegato già in abbondanza il letame e il liquame delle bovine delle aziende agricole da latte che insistono in quell’area.
    Grazie per l’attenzione.

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      23/04/2020 alle 11:28

      Egr. Sig. Bonazzi, grazie ancora per la qualificata attenzione e per sottolineare i diffusi timori sui possibili rilasci di clostridi dall’impianto di Gavassa. Inoltre mi risulta che l’impianto, preso come esempio nella Provincia di Trento, abbia filtri per i rilasci nell’aria di pericolosissima DIOSSINA. Vista la sua esperienza e posizione di consulente tecnico del settore, ci sono rischi di rilasci della famigerata DIOSSINA anche a Gavassa? La composizione del digestato e delle emissioni del nuovo impianto di Gavassa, che potrebbero nuocerebbe anche alla maturazione del Parmigiano Reggiano, sono collegate al tipo di rifiuto trattato nell’impianto, dalla sua provenienza, dagli agenti inquinanti eventualmente presenti? Vista la grandissima quantità di rifiuti che si tratterà a Gavassa, come si potrà controllare la composizione, eventualmente pericolosa, degli stessi materiali da trattare, per evitare emissioni nocive?

  5. Giuseppe Bonazzi Rispondi

    23/04/2020 alle 14:04

    Sono veramente dispiaciuto di non riuscire a spiegarmi. Quello che intendevo dire a proposito dei clostridi è che non c’è nessun rischio di rilasci di clostridi ne’ dall’impianto né dal compost ottenuto.
    Per quanto riguarda le altre possibili emissioni mi riprometto di risponderle non appena fatti gli opportuni approfondimenti.

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      23/04/2020 alle 15:13

      Egr. Sig. Bonazzi, grazie ancora.
      Giusto per ricapitolare il tema del mio articolo:
      A Gavassa, dal FORSU si otterrà metano, un combustibile inquinante e climalterante.
      Il nuovo mega impianto di Gavassa, dalla capacità di 150 mila tonnellate anno di trattamento della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano, sarà un complesso industriale in una zona agricola, su un’area di 17 ettari e con un investimento di circa €54 milioni.
      L’utilizzo del gas metano è oggettivamente complesso perchè è noto che ci siano spesso delle perdite in atmosfera, il suo uso per la mobilità provoca soprattutto emissioni di pericolosi NOX, NO2 e NO3 ed avrà un impatto ambientale consistente, soprattutto in ragione delle grandi dimensioni. Il fatto che il dimensionamento dell’impianto, nonostante sia stata tolta la Provincia di Piacenza, fa temere che nell’ottica della produttività e del profitto economico di una Spa quotata in borsa, a Gavassa arriveranno rifiuti anche da altre parti con un ulteriore peggioramento dell’ambiente.

  6. Giuseppe Bonazzi Rispondi

    23/04/2020 alle 17:02

    Cerco di rispondere ai suoi quesiti:

    – Le diossine non vengono prodotte intenzionalmente, ma possono originarsi dai processi chimici di sintesi relativi ai composti clorurati e dai processi di combustione non controllata che coinvolgono vari prodotti quali materie plastiche, termoplastiche, termoindurenti, ecc., nonché reflui e rifiuti contenenti composti clorurati. Non si formano nè durante la digestione anaerobica, nè durante il compostaggio aerobico.
    – Tutti gli impianti di compostaggio sia quelli solo aerobici che quelli anaerobici/aerobici presentano sistemi di filtraggio (in genere biofiltri) dell’aria prelevata dagli ambienti in cui avvengono le lavorazioni del rifiuto organico. Nell’impianto di Trento è così e tali filtri dovranno obbligatoriamente essere previsti anche nell’impianto in progetto di IREN;
    – All’impianto arriveranno solamente gli scarti organici della raccolta differenziata( il così detto umido domestico o FORSU, cioè gli scarti di quello che normalmente mangiamo) e gli scarti del verde pubblico. Quindi materiali che non contengono inquinanti quali metalli pesanti….. Il tutto dovrà essere per legge sottoposto al controllo degli organi pubblici: ARPAE…..
    Quanto alle Sue ultime considerazioni sul sovradimensionamento dell’impianto ci eravamo già detti d’accordo nei primi messaggi che ci siamo scambiati.

    Inviato da iPad

    • Marcello Nizzoli Rispondi

      24/04/2020 alle 13:49

      Egr. Ing. Bonazzi, grazie ancora per l’attenzione,
      Ci mancherebbe solo che le pericolosissime DIOSSINE venissero prodotte intenzionalmente nell’impianto di Gavassa.
      Per una sintesi di quanto ha giustamente scritto lei, la qualità del compostaggio dipende dalla qualità, dalla salubrità del rifiuto, purtroppo ci sono già stati altri casi di avvelenamento dei campi padani, che dovrebbero suggerire che la prudenza, in questi casi, non è mai troppa, soprattutto quando la quantità di rifiuti trattata è altissima e la provenienza del rifiuto non è così certa: a Trento uno dei punti di forza del loro impianto è proprio quella di controllare al 100% la filiera del rifiuto, cosa quasi impossibile da verificare a Gavassa, in futuro, se il megaimpianto sarà realizzato.
      Io non sono contrario al compostaggio ma sono perplesso (così come tecnici esperti del Settore, incontrati anche ad Ecomondo 2019), se sia giusto costruire mega impianti con fini di profitto privato di una Spa quotata in borsa, anzichè vari impianti di dimensioni inferiori localizzati strategicamente su tutto il Territorio di raccolta.

  7. Francesco Rispondi

    07/06/2020 alle 15:57

    Anziché usare la forsu per produrre compost in modo diffuso senza far arrivare camion da ogni parte d Italia e d Europa
    Anziché pensare a usare il compost producibile per fissare a terra la co2 riducendo il global warming,
    Si sta ancora qui a favorire spostamenti di camion e produzione di gas climalteranti a vantaggio dei soliti danarosi o amici delle banche.
    Quando progrediremo sarà già troppi tardi per i nostri figli.

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