Auguri a monsignor Pietro Iotti , il prete dell’amicizia, che compie 97 anni

26/4/2020 – Oggi, domenica 26 aprile, compie 97 anni monsignor Pietro Iotti, vice decano del clero reggiano-guastallese, figura emblematica e carismatica, tra i sacerdoti più conosciuti della diocesi.

Nato a Bagno (Reggio Emilia) il 26 aprile 1923 da Augusto e Francesca Ruggerini e portato al fonte battesimale della parrocchia il giorno dopo, don Pietro è stato ordinato sacerdote dal vescovo Beniamino Socche il 29 giugno 1946, pochi giorni l’eccidio di don Pessina, che fu ucciso da un commando comunista sul sagrato della chiesa di San Martino Piccolo a Correggio. Il giorno dopo l’ordinazione, “sacerdote novello”, ha celebrato nella sua San Giacomo la prima Santa Messa, assistito dal parroco mons. Antonio Fornaciari, suo grande maestro.

Monsignor Iotti con l’elemetto dei Vigili del Fuoco

E proprio in San Giacomo è iniziato il suo “cursus honorum”: come “curato”, trascinatore entusiasta e ascoltato tra i ragazzi e giovani; ruolo ricoperto sino al 1955. Si formò allora in San Giacomo un tandem formidabile e affiatato: mons. Antonio Maria Fornaciari, classe 1891, amato e stimato priore dal 1932 al 1976, preciso e puntuale cerimoniere vescovile; don Pietro, classe 1923, esuberante come i giovani che erano affidati al suo ministero pastorale. Poi, il 25 agosto 1962 arriva il monsignorato concessogli da papa Giovanni XXIII.

Gli ambiti del suo generoso ministero sono tanti; ricordarli significa ripercorrere la storia della diocesi dal dopoguerra ad oggi, segnata da cinque episcopati: Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli e Camisasca.

Infatti, vasti e variegati sono stati i campi della sua attività pastorale: dalla parrocchia cittadina dei Santi Giacomo e Filippo all’Azione Cattolica, dal Centro Sportivo Italiano ai Vigili del Fuoco, alla Polizia di Stato, dalla Scuola di avviamento professionale alla Pontifica Opera di Assistenza, alla SRAT, per rimanere in territorio reggiano. E poi, a Roma: la Fondazione Centesimus Annus e l’Associazione Giovanni Palatucci.

Papa Francesco e monsignor Pietro Iotti

La talare con il colletto romano è stata la divisa sacerdotale d’ordinanza di don Pietro.

Assieme alle 97 primavere, monsignor Iotti raggiunge quest’anno i 74 anni di sacerdozio; certamente decine di migliaia le Messe celebrate in questo lungo arco di tempo, ognuna, però, come fosse la prima, con la stessa devozione, con la stessa gioia, con lo stesso raccoglimento, seguita dalla preghiera personale di ringraziamento. E poi un altro calcolo certamente impossibile: quante le migliaia di ragazzi e giovani che don Pietro ha incrociato nel suo ministero?

Don Pietro è un prete che ha fatto dell’amicizia la costante della sua vita: di quanti è stato, per una vita, amico fedele e fidato raccogliendone confidenze e accompagnandoli all’incontro con il Padre Scriveva l’apostolo Giacomo che la fede senza le opere è morta: mons. Iotti, come ricordava l’amico Camillo Rossi in occasione del 60° di sacerdozio del suo coetaneo ex-curato in San Giacomo, ha saputo ben coniugarle.

Un’altra dote che va riconosciuta a don Pietro è certamente l’entusiasmo, contagioso, che non lo ha mai abbandonato.

Nonostante l’età e le difficoltà motorie, don Pietro non è certo in quiescenza: la Santa Messa quotidiana – non ha mai mancato di partecipare alle celebrazione eucaristica in Duomo, è canonico onorario del Capitolo della Cattedrale – la recita del Santo Rosario, il breviario scandiscono la sua giornata.

Giuseppe Adriano Rossi

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