In arrivo 300 milioni di mascherine
Arcuri: “Presto anche nelle farmacie”
Nato in 10 giorni il nuovo ospedale alla Fiera di Milano

31/3/2020L’Italia ha acquistato 300 milioni di mascherine e i dispositivi “arriveranno progressivamente nei magazzini della protezione civile e verranno distribuiti con il criterio che abbiamo concordato con la totalità delle regioni, anche per garantirci assoluta trasparenza ed evitare asimmetrie”. Lo ha detto il commissario Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che con questi numeri è stata “consolidata una sufficiente quantità di dispositivi”. Inoltre, ha aggiunto Arcuri, ieri è stata consegnata una “quantità sufficiente di mascherine all’ordine dei medici”. ” Pensiamo – ha concluso – che anche loro devono essere dotati di una sorta di ‘magazzino di scorta’, in modo da poter sopperire o aggiungere dotazioni che vanno direttamente a loro”.

 “Abbiamo fatto molti passi avanti nella produzione nazionale di mascherine in una settimana. Le prime 25 aziende della filiera della moda da ieri producono 200 mila mascherine chirurgiche al giorno. Hanno un piano per andare a 500 mila al giorno la prossima settimana e a 700 mila quella successiva; le aziende del settore dell’igiene personale da ieri fanno 250 mila mascherine al giorno, arriveranno a 400 mila la prossima settimana, a 750 mila quella successiva”. 

Stiamo inviando dispositivi soprattutto al centro-nord, ma pensiamo anche alle regioni del sud. Cerchiamo di mantenere queste due leve. Negli ultimi 3 giorni abbiamo distribuito 290 ventilatori alle regioni, nei prossimi 3 giorni contiamo di distribuirne altri 599, il 40% di quanto distribuito finora. A ieri abbiamo distribuito 1.237 ventilatori polmonari. Con forniture così massicce andiamo anche verso sud, che dobbiamo assolutamente evitare si trovi in condizioni simili a quelle delle regioni del centro-nord più colpite dal coronavirus”. “Sono dotazioni massicce, ma ancora non riusciamo a raggiungere tutti i target: spero che la prossima settimana anche i farmacisti verranno riforniti di dispositivi di protezione” precisa Arcuri.

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, chiederà poteri straordinari per gestire l’emergenza Coronavirus. Lo ha annunciato al Consiglio regionale, in videoconferenza. “Con le regole vigenti in condizioni normali – ha detto – tra due anni siamo ancora qui. Per agire in tempi rapidi, come è assolutamente necessario, abbiamo bisogno di poteri straordinari, come è stato fatto per la ricostruzione del Ponte Morandi”. 

“Chiedo al Consiglio regionale – ha aggiunto – di valutare l’approvazione di un documento perché io possa chiedere al Governo poteri straordinari. Senza averli rischiamo che tutto il lavoro venga ritardato, ma i tempi sono di grande urgenza. Se non allentiamo regole, soprattutto in vista della ricostruzione per il dopo – ha concluso – rischiamo di trovarci pericolosamente impantanati nella burocrazia”. Il Piemonte prorogherà oltre la scadenza del 3 aprile le ordinanze con le misure di contenimento del Coronavirus. Lo ha annunciato il governatore Alberto Cirio parlando all’Aula del Consiglio regionale, riunita oggi in videoconferenza. La nuova scadenza potrebbe essere fissata al 14 o al 20 aprile. La decisione sarà presa probabilmente giovedì, dopo un incontro fra Cirio e i capigruppo. “Abbiamo fatto una scelta di rigore fin dall’inizio – ha spiegato Cirio – e così siamo andati avanti. Abbiamo avuto un grande rigore, mai in tono polemico, adottando misure più restrittive di quelle nazionali. Abbiamo ancorato tutte le misure alla data del 3 aprile, ma ora è evidente che questa data non potrà essere rispettata”. “Tornare a normalità il 3 aprile – ha sottolineato – sarebbe una follia. Si tratta ora di vedere per quanto tempo prorogare le misure. Chiedo che venga convocata una riunione dei capigruppo giovedì. In quella occasione darò un resoconto delle posizioni del Governo e delle Regioni, per decidere se arrivare come qualcuno ipotizza al giorno dopo Pasquetta o al lunedì successivo”.

IL NUOVO OSPEDALE COVIDE ALLA FIERA DI MILANO

Presentato a Milano il nuovo ospedale realizzato in Fiera – “Abbiamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta”. Lo ha scritto Guido Bertolaso in un messaggio letto alla presentazione dell’ospedale Fiera Milano costruito in 10 giorni per l’emergenza Coronavirus. Un ospedale “specialistico”, ha scritto, che potrà essere “replicato a livello nazionale e internazionale”. E ancora: “Fiero di essere italiano, quando il Paese chiama io rispondo”. Bertolaso, che nei giorni scorsi è stato ricoverato per Coronavirus, ha scritto nel messaggio, letto da un suo delegato, che quello a Fiera Milano non è un “un ospedale da campo, non è un lazzaretto”, ma una struttura specialistica che mette al centro “la figura del paziente” grave colpito da Covid 19. Un ospedale realizzato, ha aggiunto, “in tempi inconsueti e insperati”. E la scelta di Fontana di farlo “ha assunto un carattere esemplare”. E ancora: “al grido di aiuto dell’Italia si risponde, anche se con rischi a cui sapevo che avrei potuto andare incontro”.

Il nuovo ospedale alla Fiera di Milano

E’ una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, non un ospedale da campo” e ospiterà “il più grande reparto di terapia intensiva d’Italia”. Lo ha sottolineato Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano che gestirà l’ospedale realizzato in Fiera a Milano. L’ospedale “rappresenta uno strumento fondamentale per combattere la battaglia contro il covid” e “a regime vedrà impiegati 200 medici, 500 infermieri e altre 200 figure professionali”. “E’ una grande sfida”, “un risultato inimmaginabile” frutto di “uno sforzo enorme” e “siamo fieri di gestire una struttura che non ha eguali”, ha concluso Belleri. “Abbiamo fatto in 10 giorni ciò che in maniera ordinaria si fa in qualche anno“. Lo ha detto il presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali alla conferenza stampa per l’inaugurazione del nuovo ospedale e centro di terapia intensiva a Fiera Milano, realizzato in dieci giorni per l’emergenza Coronavirus. L’ospedale realizzato in Fiera a Milano “sarà il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus e il simbolo della ripresa della nostra regione”: lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Ma, ha precisato Fontana, “con una condizione: non abbiamo ancora vinto niente per cui non diffondiamo troppo entusiasmo. La gente deve stare a casa perchè solo così potremo vincere”.

Sono arrivati a 8.159 i casi di positività al Coronavirus in Veneto, 258 in più di ieri sera. Lo rileva il bollettino della Regione Veneto. I nuovi decessi sono stati 12, portando a 448 il numero totale. I pazienti in terapia intensiva sono 356 (+2), i dimessi 828, i pazienti in area non critica 1680 (+14). Le persone in isolamento domiciliare sono 19.945. Le province che registrano il maggior numero di nuovi positivi sono Padova e Vicenza (+54 rispettivamente), seguite da Treviso (+52), Verona (+49) e Venezia (+37).

Di riaprire il Paese, almeno in parte, se ne riparlerà dopo Pasqua. Anche se l’incremento dei malati continua a far segnare una flessione e anche se nelle ultime 24 ore c’è stato un boom di guariti, il maggiore dall’inizio della crisi con 1.590 persone che hanno sconfitto il coronavirus. 

A 40 giorni dall’inizio dell’emergenza l’Italia supera i centomila contagiati e si appresta dunque ad affrontare almeno altri 20 giorni con le ‘misure di contenimento’ e i divieti negli spostamenti confermati e pienamente operativi. Tocca al capo della protezione civile Angelo Borrelli e al presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli confermare quello che ormai è chiaro da giorni a tutti e che il Consiglio dei Ministri ufficializzerà mercoledì o al massimo giovedì. Come ha confermato anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. D’altronde la scelta è obbligata: i numeri che ogni giorno vengono forniti dalle Regioni alla Protezione civile dicono infatti che è proprio grazie a quei provvedimenti che il calo del contagio si sta consolidando. E dunque sarebbe impensabile cambiare ora. “Stiamo andando nella direzione giusta e non dobbiamo minimamente cambiare strategia” sintetizza Locatelli. I numeri, dunque: se il dato sulle vittime continua ad essere impressionante – dopo le 756 di domenica, nelle ultime 24 ore sono morte altre 812 persone – quelli sull’incremento dei malati e sui ricoveri in terapia intensiva fanno ben sperare. I nuovi positivi sono ‘solo’ 1.648, meno della metà rispetto a domenica, mentre i nuovi ingressi nei reparti intensivi sono 75 (domenica erano 50), dei quali appena 2 in Lombardia. Ed è proprio dalla regione più colpita che arriva un altro numero considerato ‘buono’ dagli esperti. Per la prima volta da quando a Codogno è stato scoperto il ‘paziente uno’, cala la crescita dei malati: domenica erano 25.392 tra ricoverati in ospedale, in terapia intensiva e in isolamento domiciliare, oggi sono 25.006, dunque 386 in meno. Non solo: anche il Friuli Venezia Giulia e l’Umbria fanno registrare rispettivamente 32 e 63 malati in meno. Insomma, la curva del contagio non corre più come prima. “Dal 20 marzo – conferma Borrelli – siamo passati da un incremento giornaliero dell’11%” dei malati “ad uno del 2%”. Negli ultimi 4 giorni, dice Locatelli, il numero dei ricoverati, “è sceso dal 5% all’1% e quello dei positivi dal 7 all’1%”. Ma per consolidare questo trend, agli italiani si chiedono ancora sacrifici. Tanti e per lungo tempo. Anche per prevenire che esplodano focolai nelle regioni del sud. “Siamo categorici – dice Borrelli – Se vogliamo vincere il virus dobbiamo stare a casa, evitare occasioni di contatto e rispettare le misure del governo. Solo così torneremo ad uscire il prima possibile”.

(FONTE: ANSA.IT)

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Una risposta a 1

  1. fausto Poli Rispondi

    31/03/2020 alle 15:25

    A Reggio quando ?

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