Case di riposo, emergenza nell’emergenza
Quindici decessi alla San Giuseppe di Montecchio , almeno sei operatori positivi

30/3/2020 – La situazione delle case di riposo e delle Rsa, dove vivono migliaia di anziani in buona parte non antosufficienti o comunque in condizioni di fragilità sanitaria, costituisce un’emergenza nell’emergenza. Lo confermano del resto gli appelli e gli allarmi che si sono levati da più parti a sostegno di queste strutture, non ultimo quello del vescovo di Reggio Massimo Camisasca.

Particolarmente acuta, secondo fonti degne di fede, appare la situazione della Casa della Carità San Giuseppe di Montecchio Emilia, per la quale il parroco di San Donnino Martire ha lanciato un appello finalizzato alla raccolta straordinaria di fondi e al reperimento di un alloggio destinato a un infermire arrivato in supporto al personale della Casa riposo San Giuseppe.
Sta di fatto che nel mese di marzo i decessi, fra gli anziani, sono stati circa una quindicina, su un totale di circa una ottantina di ospiti della Casa di ripospo. Non è dato sapere se le persone decedute fossero positive al Covid 19, ma certo il numero di decessi appare anomalo ed il personale della struttura ha segnalato, per i deceduti, sintomatologie affini a quelle del virus.
Attualmente, fra gli ospiti (ora circa una sessantina), i positivi sarbbero oltre una quindicina. Fra gli operatori sanitari ed infermieri della struttura i positivi sono più di sei.
La presenza del virus all’interno della Casa di Riposo è dunque pesante e quotidiana, lo si può forse definire un “focolaio”.
Eppure gli infermieri e gli operatori sanitari in servizio si trovano a svolgere l’attività di assistenza agli ospiti senza poter avere a disposizione le mascherine con il filtro (quelle per intenderci con le “valvole” indossat nche da deputati e senatori in Parlamento).

Sono state date loro delle mascherine di tessuto e e mascherine chirurgiche che ogni sera gli infermieri e gli operatori disinfettano presso le loro abitazioni, per riutilizzarle il giorno dopo. Ma non sono questi i dispositivi di protezione che occorrono agli infermieri e agli operatori socio sanitari per affrontare quotidianamente il virus.
“Alcuni di loro lavorano senza riposo da due settimane, altri, come detto, sono già positivi ed in quarantena – si sottolinea – .
In queste condizioni affrontare ogni giorno il virus è una battaglia persa in partenza.
Il rischio è davvero alto per il personale della struttura, per i loro famigliari e per la comunità di Montecchio, visto che, per gli operatori in servizio (i quali ogni sera rientrano nelle loro famiglie), l’Ausl non intenderebbe effettuare tamponi fino anche non si manifestino i sintomi del Covid-19.
In queste condizioni è solo questione di ore, poi il numero dei contagiati aumenterà inesorabilmente”.

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