Spaventoso a Modena, Carcere Sant’Anna, rivolta con strage: otto detenuti morti per overdose, altri in prognosi riservata, 18 feriti
Disordini e danni anche a Reggio Emilia

10/3/2020 -Sono complessivamente otto, i detenuti provenienti dal carcere di Modena morti dopo l’imponente rivolta scoppiata a causa della sospensione dei colloqui personali decisa col decreto per congtrastare il coronavirus. L’ottavo,ricoverato in gravi condizioni dopo la rivolta, è deceduto martedì mattina.

Attualmente quasi tutti i detenuti sono stati trasferiti in altre strutture e l’istituto penitenziario ha avuto danni molto significativi.

Fumo dal tetto del carcere di Modena

Purtroppo il conto delle vittime non è definitivo: tre detenuti sono in prognosi riservata. I feriti in totale sono 18: lesioni lievi anche per tre guardie e sette sanitari. La Procura di Modena ha aperto un’inchiesta per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata.

La strage si fa risalire a una overdose collettiva di farmaci rubati nell’infermeria del carcere durante la rivolta.

Un’altra sommossa è esplosa ieri sera nel carcere di Reggio Emilia, con 150 detenuti e tre sezioni coinvolte. L’intervento di polizia, carabinieri e vigili del fuoco ha riportato la calma. Sono stati rotti arredi e incendiati materassi.

LA PROTESTA A REGGIO EMILIA: DANNI, MA NESSUN FERITO

  E’ rientrata solo dopo la mezzanotte la violente protesta inscenata dai detenuti nel carcere reggiano di via Settembrini. Non si registrano feriti, ma si contano molti danni. E questa mattina la protesta è ripresa in modo pacifico con alcuni detenuti che si sono rifiutati di rientrare in cella dopol’ora d’aria.

Dopo un sabato di tensione, domenica la protesta è esplosa in modo violento, in parallelo ad altri carceri italiane, quando si è diffusa la notizia che fra le misure contro il coronavirus figura anche la sospensione dei colloqui personali.

Circa 150 detenuti di tre sezioni hanno dato il via alla rivolta abbattendo pareti divisorie, distruggendo plafoniere, danneggiano termosifoni esuppellettili e appiccando incendi circoscritti. La protesta è stata tenuta sotto controllo dagli agenti della polizia penitenziaria, con l’intervento di polizia e carabinieri e intorno alla mezzanotte,anche a seguito dell’intervento del magistrato di Sorveglianza, i detenuti hanno fatto rientro nelle celle.

A Reggio è in corso il censimento dei danni, e si studia il trasferimento di parte dei detenuti: gli ospiti di via Settembrini sono più di 400, quasi il doppio della capienza.

IL SINDACATO AGENTI PENITENZIARI: UN DISASTRO ANNUNCIATO

“Tutto questo era ampiamente prevedibile – scrive Gianluca Giliberti, segretario regionale del Sinappe, sindacato degli agenti penitenziari- Le carceri sono in fermento da mesi e nessuno ha fatto nulla per affrontare una situazione che era palesemente incandescente e pronta ad esplodere al minimo pretesto.

La vigilanza dinamica, così come attuata in Italia, si è rivelata un fallimento senza precedenti, avendo comportato unicamente un drastico abbattimento dei livelli di sicurezza e non avendo neppure favorito l’incentivazione di adeguati percorsi rieducativi”.

Il SiNAPPe chiede, da mesi, una netta inversione di rotta – scrive ancora Giliberti – consistente nell’adeguamento dell’organico di Polizia Penitenziaria che consenta di ripristinare tutti i posti di servizio accorpati per la grave carenza di uomini patita da tutti gli Istituti di Pena del Distretto Emiliano Romagnolo, nella necessità di fornire il personale di adeguati strumenti per contenere le crescenti intemperanze dei detenuti (ad esempio il taser), di ripristinare un circuito alternativo per la detenzione di detenuti psichiatrici che sostituisca i vecchi OPG etc.”

Il SiNAPPe “continuerà a denunciare l’inefficienza del Governo e dell’Amministrazione, in maniera sempre più forte, affinché le ataviche problematiche sofferte dal sistema penitenziario siano, senza più alcun indugio, affrontate e avviate a soluzione”.

L’ON. FIORINI: CHE FA BONAFEDE? INTERVENGA SUBITO

“Il ministro della Giustizia ha il dovere di tutelare la polizia penitenziaria e riportare sotto controllo la situazione nelle carceri italiane. Sono mesi che denunciamo che il sovraffollamento dei detenuti, la carenza di organico, la mancanza, per gli agenti, di un equipaggiamento adeguato e di strumenti di difesa efficaci, come ad esempio il taser, mettono in grave pericolo la sicurezza all’interno delle carceri italiane. Purtroppo non siamo stati ascoltati. Mi chiedo ancora una volta cosa stia facendo Bonafede. Che intervenga subito!”. Lo afferma la deputata emiliana di Forza Italia Benedetta Fiorini.

Benedetta Fiorini

“Ciò che è avvenuto nel carcere di Modena – continua Fiorini – e le rivolte che si stanno estendendo in ben 27 istituti penitenziari in Italia non sono accettabili e non sono da Paese civile. Bisogna tutelare l’incolumità e la sicurezza di tutti, innanzitutto degli agenti della polizia penitenziaria che lavorano al servizio della collettività, quindi svolgendo un lavoro che è nell’interesse di tutti i cittadini. In una fase così drammatica per il Paese non vogliamo assolutamente alimentare polemiche ma non si possono chiudere gli occhi davanti alle rivolte, ai morti, ai feriti, agli incendi che si stanno scatenando nelle carceri italiane”.

MORRONE (Lega): LA SORVEGLIANZA DINAMICA E’ FALLITA. SOSPENDERE IL SISTEMA “CELLE APERTE”

“In relazione all’emergenza sanitaria nazionale e alle gravi violenze che si stanno verificando negli istituti penitenziari, appare incredibile che si continui a mantenere il sistema di organizzazione della vita detentiva fondato sulle “celle aperte” e la “sorveglianza dinamica” – lo scrive su Facebook il deputato della Lega Jacopo Morrone, gia sottosegretario alla Giustizia nel governo Conte I – Tale modello di gestione comporta un’ampia libertà di movimento dei detenuti nell’ambito degli istituti, per otto o anche dodici ore al giorno. È evidente che, in tal modo, è molto difficile impedire assembramenti nei cortili passeggi o nei corridoi delle sezioni e, comunque, si incrementano i contatti fra detenuti assegnati a celle diverse. Tutto ciò appare in evidente contrasto con le più recenti direttive del Governo volte alla prevenzione del diffondersi del coronavirus. Anche dal punto di vista della sicurezza, è chiaro che l’organizzazione a celle aperte non è, allo stato, sostenibile. Basti pensare alle numerose e preoccupanti azioni di protesta violenta e di aperta rivolta, avvenute in troppi istituti penitenziari. Tali azioni si sarebbero potute prevenire e contrastare meglio se si fosse ripristinato un sistema di gestione dei detenuti più “chiuso” e controllato.
Pertanto, al fine di proteggere la salute dei detenuti e per tutelare l’ordine e la sicurezza degli istituti penitenziari, si chiede l’immediata adozione di misure straordinarie quali:

  • la sospensione del sistema fondato su celle aperte e sorveglianza dinamica, fino al termine delle esigenze di sicurezza e sanitarie.
  • L’ organizzazione dell’accesso ai cortili passeggi per piccoli gruppi, in modo da ridurre i rischi di contagio.
  • L’ applicazione dell’art. 41-bis, comma 1, dell’ordinamento penitenziario, agli istituti, o parti di istituto, ove – come prevede tale disposizione – si sia verificata una rivolta o comunque vi siano state gravi situazioni di emergenza; infine, la predisposizione di sezioni per le assegnazioni e i raggruppamenti cautelari di detenuti pericolosi, ai sensi dell’art. 32 del d.P.R. n. 230 del 2000, per tutte le altre strutture penitenziarie”.

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