Stuprata dai partigiani, e insultata 75 anni dopo
“Il comune sapeva?”
Rubertelli interroga l’assessora Rabitti dopo la querela ai Teatri

DI PIERLUIGI GHIGGINI

20/2/2020 – Sviluppi politici per la vicenda della conferenza al teatro Valli – fra l’altro accreditata dall’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia – in cui la figura della professoressa Marianna Azzolini, catturata, violentata e seviziata dai partigiani, processata durante e dopo la guerra e infine amnistiata, è stata accostata in modo infamante a Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio che uccise tre donne e le trasformò in saponette, mescolando il sangue delle vittime ai biscotti preparati per le sue ignare amiche. Un accostamento, quello della conferenza, operato col pretesto di trattare due processi del 1946, anche se “completamente diversi”.

La consigliera Cinzia Rubertelli, capogruppo di Alleanza Civica in Sala del Tricolore, ha presentato un’ interrogazione all’assessore alla cultura Annalisa Rabitti a proposito della querela per diffamazione aggravata presentata dalla nipote Laurentia Azzolini di Vetto (promotrice dell’associazione culturale Pietro e Marianna Azzolini ) nei confronti del direttore dei Teatri Paolo Cantù e dello storico Mirco Carrattieri per le affermazioni contenute nella locandina di presentazione della conferenza, sia per l’accostamento infamante di Marianna Azzolini alla saponificatrice di Correggio, sia per l’accusa (falsa) di aver provocato, con le sue informazioni, la strage di Legoreccio in cui 24 giovani furono trucidati dai tedeschi nel 1944.

Rubertelli chiede all’assessora Rabitti se il comune fosse al corrente dell’inziativa che ha provocato la querela per diffamazione;. Inoltre chiede “con quali criteri I Teatri di Reggio organizzano e propongono iniziative su temi estremamente delicati, sui quali viene chiesto l’accredito di ordini professionali, riguardanti episodi di gravissime violenze passate con accostamenti capaci di provocare l’accensione di procedimenti penali”; se “in considerazione del tema delicato, gli organizzatori abbiano contattato e coinvolto la famiglia Azzolini“; il motivo per cui ” il motivo per cui nemmeno l’attivarsi della famiglia Azzolini per chiedere che l’iniziativa venisse svolta facendo salva la reputazione della parente sia stato sufficiente per scelte idonee a disinnescare un evento dai profili gravi e divisivi della sensibilità cittadina”. E infine “quali azioni intende porre in essere per salvaguardare l’immagine e la reputazione dell’Amministrazione municipale”.

Di certo la vicenda non potrà chiudersi, al di là degli esiti processuali, senza una revisione e una riabilitazione sul piano storico di Pietro e di Marianna Azzolini, vittime di una delle pagine più nere della guerra civile nel reggiano. E ciò anche alla luce della sentenza dell’Assise speciale, recuperata a Bologna da Carrattieri e dall’avvocato Luca Tadolini, estensore della querela (però il fascicolo del processo del 1946 a quanto pare è sparito) su cui si è dibattuto nel corso della conferenza del Valli, muovendofral’altro dalle pagine pubblicate da Reggio Report, a cui è seghuita la lettura di altre pagine ancora. Rilevante da parte di Carrattieri, del riconoscimento delle sofferenze patite da Marianna Azzolini (raccontate nel libro di Elena Bianchini Braglia Calvario Rosso), che la segnarono per sempre, e della tragica vicenda del fratello Pietro. Alla fine l’ex presidente di Istoreco ha detto di credere nell’innocenza di Marianna Azzolini a proposito di Legoreccio.

Il fratello di Marianna Azzolini, il tenente medico della Gnr Pietro, nel giugno 1944 fu prelevato a tradimento da un commando di killer partigiani e assassinato in un bosco. e ciò nonostante – come peraltro riconosciuto ampiamente nella sentenza del 1946 nel processo a 14 “delatori” – avesse salvato dai nazisti il professor Marconi, esponente di primo piano della Resistenza cattolica, e fosse intervenuto in modo decisivo per salvare due villaggi della mopntagna dalla distruzione.

Pagina della sentenza del 1946 in cui si nega la responsabilità di Marianna Azzolini nell’eccidio di Legoreccio

Fu il proditorio assassinio del fratello a far precipitare la Azzolini in una profonda depressione, riconosciuta anche nel processo del dopoguerra, e a indurla a collaborare con l’Upi, ma in modo “generico” e senza fornire informazioni sui movimenti dei partigiani. Fu tuttavia catturata, stuprata, seviziata e umilata dai partigiani garibaldini per settimane, sino al processo del Tribunale Generale partigiano, in cui gli esponenti cattolici si opposero alla sua esecuzione. Ridotta quasi in fin di vita, fu consegnata al professor Marconi che si era opposto fermamente alla condanna a morte. La vicenda, fra l’altra, segnò un momento di acuto scontro e di svolta nei rapporti tra i partigiani comunisti e le Fiamme Verdi, con contestavano la deriva “terroristica” dei vertici garibaldini. Nel processo del 1946, Marianna Azzolini negò fermamente di aver compiuto delazioni su Legoreccio, e ciò è riconosciuto anche nella valutazione istruttoria della sentenza. Fu condannata a 18 anni con le attenuanti generiche e del parziale vizio di mente.

Emblematico che a testimoniare contro la Azzolini fu “Eros”, il comandante partigiano Didimo Ferrari “Eros”, che la voleva morta anche nel processo di guerra del gennaio ’45 contro il parere dei partigiani delle Fiamme Verdi.

Eros, poi presidente dell’Anpi durante le stragi del dopoguerra, fu accusato di essere il mandante del delitto Vischi, e e amnistiato. Proprio in quel 1946 del processo alla Azzolini, Giorgio Morelli “Il Solitario” lo aveva accusato sulla Nuova Penna di molti delitti.

Didimo Ferrari “Eros”

Ora la pagina riaperta con la conferenza e la querela, non può essere chiusa. Spetta agli storici scavare con coraggio e senza reticenze alla ricerca della verità. Che in questo caso significa, fondamentalmente, spiegare perché i vertici Garibaldini si accanirono con tanta crudeltà sui fratelli Azzolini. E’ passato molto tempo, ma è ancora possibile.

L’INTERROGAZIONE DI CINZIA RUBERTELLI ALL’ASSESSORA ALLA CULTURA DI REGGIO EMILIA

Cinzia Rubertelli

Premesso che

si è appreso dalla stampa della denuncia per diffamazione contro il Direttore della Fondazione I Teatri, Paolo Cantù, insieme con Mirco Carattieri ex Presidente di Istoreco a causa dalla presentazione dell’iniziativa “Due casi del dopoguerra” – all’interno di una serie di iniziative intitolate “Verso sera / Avviamento alla Letteratura/Leggere la Storia” – con la seguente presentazione: “Due processi illustri del dopoguerra reggiano: quello celebrato presso la Corte d’Assise Straordinaria contro Marianna Azzolini, accusata di delazione ai nazisti in relazione alla strage di Legoreccio del 1944, e quello svoltosi in Corte d’Assise ordinaria contro Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice” di Correggio. Si tratta di due vicende molto diverse, accomunate però dal fatto di vedere come imputate due donne, e dalla vicinanza cronologica, che ci consentirà di illuminare il difficile contesto della Reggio del 1945 – 1946 e di evidenziare i caratteri e i limiti di una delicata fase di transizione giudiziale”;

tale conferenza, con relatore il Dott. Mirco Carrattieri, è prevista per il giorno 17 Febbraio, alle ore 18, presso la Sala Ridotto del Teatro Valli, con accredito presso l’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia, come evento di deontologia;

tale iniziativa e la sua presentazione è stata giudicata gravemente lesiva dalla famiglia Azzolini della reputazione propria e della zia Professoressa Marianna Azzolini, laureata in Lettere Antiche a Bologna, insegnante al Liceo Scientifico di Desenzano e Brescia, in quanto l’accostamento della Professoressa Marianna Azzolini con “Leonarda Cianciulli, la “saponificatrice di Correggio”, assassina seriale di tre donne, di cui sciolse i corpi nella soda caustica, caso criminale tristemente famoso in tutta Italia, cui vennero dedicati anche libri e films, è stato considerato nella denuncia per diffamazione folle, inopportuno, assurdo, idoneo solo ad offendere nella maniera più grave, cattiva e crudele la reputazione della Professoressa Marianna Azzolini, presentata dagli organizzatori solo con le parole, anch’esse lesive della reputazione, “Marianna Azzolini, accusata di delazione ai nazisti in relazione alla strage di Legoreccio del 1944”;

considerato che

Marianna Azzolini, come riferisce la famiglia: era sorella di Pietro Azzolini, nato il 6 Gennaio 1908 a Vetto d’Enza, ufficiale medico, ucciso dai partigiani nel vettese il 22 Giugno 1944, dopo essere stato prelevato da casa. Marianna Azzolini, sempre secondo la narrativa della denuncia venne a sua volta prelevata da partigiani nel dicembre 1944, seviziata e violentata durante la prigionia, condannata a morte da tribunale partigiano e salvata dall’intervento di esponenti cattolici. Marianna Azzolini non ha commesso delazione ai nazisti in relazione alla strage di Legoreccio del 1944, circostanza che non venne contestata neppure dal tribunale partigiano nel 1945. Il 17 Marzo 1947, infatti, la Suprema Corte di Cassazione annullava, in seguito all’impugnazione, per amnistia, la sentenza della Corte di Assise Sezione Speciale di Reggio Emilia del 30 Gennaio 1946;

si apprende inoltre che la famiglia Azzolini visto quanto pubblicato, tramite il proprio legale, avrebbe fatto contattare gli organizzatori – il Dott. Paolo Cantù, Direttore della Fondazione i Teatri, ed il Dott. Mirco Carrattieri relatore nell’evento –  lamentando la grave offesa alla reputazione e chiedendo che l’iniziativa venisse annullata, ovvero venisse tenuta distinta la vicenda della Cianciulli, venisse indicato che Marianna Azzolini era la sorella di Pietro, medico ucciso dai partigiani e che la stessa aveva subito sevizie durante la prigionia, ovvero venisse data descrizione del contenuto in modo da salvaguardare la reputazione di Marianna Azzolini, ma senza esito di sorta;

in data 11 Febbraio 2020, la famiglia avrebbe preso nota che nella citata presentazione era stata aggiunta la parola “e successivamente amnistiata” dopo la data “1944”, e nel secondo periodo l’aggettivo “molto diverse” veniva sostituito con “completamente diverse”, senza quindi nulla togliere alla capacità gravemente diffamatoria del testo, anzi accentuando l’assurdità e l’immotivazione dell’accostamento della “saponificatrice” con la Professoressa Azzolini;

prima della pubblicazione dell’iniziativa gli organizzatori, Dott. Cantù e Dott. Carrattieri, non avrebbero mai contattato  la famiglia Azzolini per informare e chiedere e consenso riguardo l’iniziativa;

dopo aver avuto conoscenza della presentazione diffamatoria, tramite legale, dalla famiglia sarebbe stato anche chiesto al Dott. Cantù ed al Dott. Carattieri, se vi era disponibilità del fascicolo del processo, ricevendo da quest’ultimo indicazione che doveva trovarsi presso l’Archivio di Stato di Reggio Emilia, dove però risultava mancante, per cui non è stato possibile sapere se l’iniziativa venga svolta con la disponibilità di adeguata documentazione processuale;

si interroga la Giunta con richiesta di risposta scritta per sapere

se quanto esposto in premessa corrisponde a verità;

se il Comune di Reggio Emilia fosse a conoscenza dell’iniziativa che ha determinato la denuncia per diffamazione in novella;

con quali criteri I Teatri di Reggio organizzano e propongono iniziative su temi estremamente delicati, sui quali viene chiesto l’accredito di ordini professionali, riguardanti episodi di gravissime violenze passate con accostamenti capaci di provocare l’accensione di procedimenti penali;

se in considerazione del tema delicato, gli organizzatori abbiano contattato e coinvolto la famiglia Azzolini;

il motivo per cui nemmeno l’attivarsi della famiglia Azzolini per chiedere che l’iniziativa venisse svolta facendo salva la reputazione della parente sia stato sufficiente per scelte idonee a disinnescare un evento dai profili gravi e divisivi della sensibilità cittadina;

quali azioni intende porre in essere per salvaguardare l’immagine e la reputazione dell’Amministrazione municipale.

Cinzia Rubertelli | Capo Gruppo Consigliare

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2 risposte a Stuprata dai partigiani, e insultata 75 anni dopo
“Il comune sapeva?”
Rubertelli interroga l’assessora Rabitti dopo la querela ai Teatri

  1. Francesca Rispondi

    21/02/2020 alle 10:24

    Ecco perchè non voterò mai a sinistra, perchè se ancora oggi c’ è qualcuno capace di speculare con gioia maligna su di un fatto così atroce, non c’ è bandiera che possa giustificarne la natura malvagia e disumana.

  2. PAOLO Rispondi

    22/02/2020 alle 15:54

    Sono stati necessari 75 anni perché l’Italia si inchinasse davanti al martirio degli Infoibati dal comunismo stragista. Forse è ora che anche Reggio Emilia si inchini davanti al martirio dei massacrati dalla follia comunista nella stagione dell’odio marxista anti italiano, antiborghese, anti cattolico e, pertanto, necessariamente antifascista, come lo furono Pietro e Marianna Azzolini. Si spera che la Giustizia del 2020 a Reggio Emilia renda onore alle Vittime innocenti e alla Storia come finalmente anche il Capo dello Stato ha fatto davanti al sangue Italiano sparso in Istria e Dalmazia dalla ferocia della stella rossa.

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