STRAGE DI BOLOGNA
Una foto: “Bellini era in stazione”
Ma quella mattina c’era anche Kram
Un giallo sempre più intricato

DI PIERLUIGI GHIGGINI

12/2/2020 -Ha suscitato una comprensibile sorpresa, per non dire perplessità, l’attribuzione al killer reggiano Paolo Bellini, da una quindicina d’anni collaboratore di giustizia, del ruolo di esecutore materiale dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: la strage più grave nella storia della Repubblica.

Nell’avviso di chiusura indagini – firmato dall’avvocato generale Alberto Candi, dal procuratore generale De Francisci e dai sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto – Bellini, ex militante di Avanguardia Nazionale, ma all’epoca della strage latitante sotto le mentite spoglie del brasiliano Roberto Da Silva, è accusato della strage in concorso con i Nar.

L’inchiesta De Francisci inoltre indica come mandanti i vertici superiori della Loggia P2 e in particolare il suo fondatore e venerabile maestro Licio Gelli, il finanziere Umberto Ortolani, Umberto Federico D’Amato (l’uomod i tutti i segreti, capo all’ufficio afffari riservati del Viminale) e il giornalista e senatore del Msi Mario Tedeschi: tutti morti da tempo.

Sorpresa e un certo scetticimo, dicevamo, per Bellini accusato di aver esguito materialmenete la strage (con altri) quando l’ex Primula Nera era stata prosciolta per lo stesso reato nel 1992.

Tuttavia a conferire sostanza alle conclusioni dell’indagini è un fotogramma estrapolato da un filmino a colori in Super 8 girato in stazione il giorno della strage da Arold Polzer, definito come turista tedesco di passaggio quel giorno a Bologna.

La pellicola, evidentemente tra i materiali raccolti nel periodo immediatamente successivo alla strage, è stata rintracciata all’Archivio di Stato di Bologna. E da lì è saltato fuori il fotogramma che ritrae un giovane con i baffi e i capelli ricci, in maglietta, con una catenella al collo: lasomiglianza con il Bellini di una fototessera giovanile (ma anche con le foto dell’età matura) è notevole.

A sinistra il fotogramma del filmino girato a Bologna il giorno della strage, a destra una fototessera giovanile di Paolo Bellini

A suffragare la pista c’è anche la testimonianza delle ex moglie, che non si è sentita di escludere la somiglianza.

Questo spiega le perquisizioni compiute a Reggio Emilia in luglio, nell’abitazione della ex moglie e in un’altra casa dove vive una persona in rapporti con Bellini ai tempi della sua latitanza in Brasile – quattro anni dal 1977 al 1981 – quando si faceva chiamare Roberto Da Silva. Gli inquirenti cercavano proprio foto d’epoca da comparare con quel fotogramma, e anche un crocifisso che il killer pare portasse al collo, e che appunto comparirebbe nel filmino “tedesco”.

Basta questo per inchiodare Bellini? No di certo. Posto che non conosciamo il contesto del filmino, nè se sia stato girato prima o dopo l’esplosione, è chiaro che non basta la presenza alla stazione di Bologna per essere automaticamente accusati della strage.

Paolo Bellini in età matura

Anche perchè,a quanto pare, quella mattina in zona non mancavano i personaggi di spessore terroristico e criminale. Uno di questi era il libraio tedesco Thomas Kram, esperto di esplosivi legato gruppo Carlos, che aveva passato la notte all’hotel Centrale, nel cuore di Bologna a poca distanza dalla stazione, e si trovava in centro quando scoppiò la bomba.

Due giorni dopo Kram cercava di entrare a Berlino Est per partecipare a un summit all’hotel Palast convocato da Carlos – il terrorista più ricercato al mondo, e all’epoca sotto la custodia di Stasi e Kgb nella Germania comunista- proprio a seguito della strage alla stazione.

2 agosto 1980: le macerie della stazione di Bologna

Di certo Carlos la sera del 3 agosto 1980 si aggirava al Palast anche nella moderna discoteca dell’hotel superlusso, non poco interessato ai turisti italiani di un gruppo Italturist in transito a Berlino Est con destinazione Mosca. Per non dire del tentativo di depistaggio avvenuto anni fa, in sede di commissione parlamentare Moro e stragi, con la stupefacente manipolazione del testo di un fonogramma della polizia ferroviaria di Chiasso al fine di fornire un alibi a Kram.

E allora una domanda sorge spontanea: perché le indagini su Kram sono state archiviate, mentre Bellini per la medesima circostanza (trovarsi a Bologna in zona stazione) ora è imputato di concorso in strage?

Un punto cruciale sarebbe l’avvenuto recupero di una intercettazione ambientale del 1996 in cui Carlo Maria Maggi, ex capo di Ordine Nuovo, condannato per la strage di Brescia (anche lui morto il 26 dicembre 2018) fu registrava mentre diceva a un famigliare di sapere che la strage di Bologna era riconducibile alla banda Fioravanti e chela bomba fu portata da un “aviere”. E Bellini appassionato di volo, aveva conseguito il brevetto di pilota.

Tuttavia un pilota non è un “aviere”, tutt’al più è un “aviatore”. Per aviere si è sempre inteso, almeno all’epoca, un soldato o un graduato di bassa forza dell’Aeronautica Militare senza brevetto di volo. Appare francamente strano che non esponente della destra come Maggi non avesse chiara quella differenza. Bellini forse era un pilota, ma non un “aviere”.

Risposte più compiute molto probabilmente arriveranno da un esame più sofisticato del filmino ricomparso all’Archivio di Stato, perchè altre persone appaiono nei fotogrammi insieme a quella così fortemente somigliante a Bellini; ma arriveranno soprattutto dalla ricostruzione operata dagli esperti della Guardia di Finanza di importanti flussi finanziari – per la somma di ben cinque milioni di dollari – che a partire dal 1979 sarebbero partiti da un conto cifrato di Licio Gelli presso l’Ubs e che secondo l’inchiesta bis sarebbero attraverso giri tortuosi approdati ai Nar, già condannati per la strage. Bellini, oggi accusato di concorso, ricevette quei soldi?

L’interrogativo al momento resta sospeso. I documenti di partenza sono saltati fuori 40 anni dopo la strage da un fascicolo del processo sul crac Ambrosiano, consegnato agli inquirenti dagli avvocati che tutelano i famigliari delle vittime.

A questo punto la soluzione del giallo più terribile e intricato della storia dell’Italia repubblicana, appare ancora lontana. Anche perchè la stessa Procura sostiene sì che quel passaggio di denaro avrebbe segnato l’avvio della fase preparatoria della strage, però in una località tuttora “imprecisata”. Il legame tra quei finanziamenti e la bomba di Bologna appare al momento piuttosto labile.

Vedremo quali altri elementi scaturiranno nei rinvii a giudizio, nel processo e anche nel secondo troncone dell’inchiesta sui mandati della strage, ancora coperta da una coltre di riservatezza. Ma forse a sbrogliare la matassa potrebbe pensarci Bellini in persona, che in questi anni ha parlato molto e si è dichiarato colpevole di molti delitti.

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