L’infodemia impazza più del Covid-19
“La Grecia chiede certificato no virus al Grana Padano”: ma è una bufala
Nella trappola i media e anche Bertinelli

28/2/2020 – L’infodemia fa danno anche peggiori del coronavirus. Vittima della fake news, questa volta è il Grana Padano, il formaggio principale concorrente del Parmigiano Reggiano. Nella trappola è caduto il Sole 24 Ore il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli.

Secondo una notizia che circola sul web, e rilanciata dall’ufficio stampa del Consorzio di via Kennedy (che peraltro ha ripreso un articolo del Sole 24 Ore) la Grecia avrebbe bloccato l’export del formaggio Grana Padano DOP, richiedendo un certificato per dimostrare che le forme di formaggio sono virus free. In realtà sarebbe una fake news, resa credibile dal fatto che il cuore della produzione di Grana Padano è nel Lodigiano, dove da Codogno si è diffusa l’epidemia da Covid-19 in Italia e ben dieci comuni – compreso Soresina – sono attualmente in isolamento come “zona rossa”. Comunque sia la notizia è stata smentita dal Consorzio Grana Padano di Desenzano.

Il servizio stampa del Parmigiano Reggiano si è accorto della bufala, e ha presentato le proprie scuse, ma ormai la frittata era fatta: la notizia del blocco ellenico era già diramata con tanto di dichiarazione di Bertinelli. C’è cascato come un piccione anche il vostro Reggio Report, che ha rivenduto ai propri lettori la frittata informativa.

Tutavia, precisa via Kennedy, resta valida la dichiarazione del presidente, perchè è evidente che tutti i prodotti di eccellenza italiani, Parmigiano Reggiano compreso, sono esposti a provvedimenti immotivati dal punto di vista della salute, che si spiegherebbero molto bene come basse manovre commerciali.

Nicola Bertinelli

“L’Italia ha i sistemi di controllo tra i migliori al mondo – ha dunque dichiarato Bertinelli – I prodotti dell’agroalimentare italiano, come il Parmigiano Reggiano, sono il fiore all’occhiello del Made in Italy: presentano una completa tracciabilità e sono un modello di sicurezza alimentare”. Dunque “la richiesta di avere certificati sulla salubrità dei nostri prodotti è assurda. È chiaro a tutti che il coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde attraverso il contatto stretto con una persona malata, nulla ha a che fare con gli alimenti. Chiediamo pertanto al Governo italiano di intervenire tempestivamente e di fare sentire la propria voce all’Unione Europea per bloccare queste pratiche sleali che sono vietate dalla normativa comunitaria. L’Europa deve condannare e multare queste forme di concorrenza sleale che non hanno senso e che producono danni importanti all’economia del nostro Paese”.

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