Coronavirus, primi due morti italiani
Allertate Ausl e Unità di crisi regionale
In caso di sintomi chiamare il numero 1500 o il 118

22/2/2019 Coronavirus, prime due vittime italiane. Questa notte è morta una donna anziana residente a Casalpusterlengo. La signora, ultrasettantenne, era debilitata da una polmonite: si attendevano i risultati degli esami a cui era stata sottoposta.

Poche ore prima era spirato Adriano Trevisan, di 78 anni, all’ospedale Padova dove era ricoverato insieme con un’altra persona positiva al virus. Ex titolare di una piccola impresa edile, Trevisan aveva tre figli, una delle quali, Vanessa, era stata sindaco di Vo’ Euganeo, paese di origine della famiglia.

L’uomo era ricoverato già da una decina di giorni per precedenti patologie. “Non c’è stato neppure il tempo per poterlo trasferire” ha detto il governatore del Veneto Zaia.

Adriano Trevisan

In Veneto si registra anche un altro caso grave di contagio: è un uomo di 67 anni, di Dolo, ricoverato ora in rianimazione a Padova. Il paziente è transitato dapprima al pronto soccorso di Mirano (Venezia), poi nella rianimazione di Dolo (Venezia), e, in seguito al peggioramento delle condizioni, è stato trasferito a Padova.

E si registra il sedicesimo caso in Lombardia, a Cremona, dove sono state chiuse tutte le scuole.

Il coronavirus ha provocato finora 2.360 vittime a livello mondiale, incluso l’italiano deceduto ieri sera in Veneto: è quanto emerge dal bilancio aggiornato della statunitense Johns Hopkins University.

Il totale dei casi confermati di contagi è salito a quota 77 mila 662, mentre i pazienti guariti finora sono 21 mila 029.

“Abbiamo preso tutte le misure e siamo disponibili a valutarne ulteriori, se necessarie”, ha detto il premier Giuseppe Conte al termine della riunione straordinaria alla Protezione Civile alla quale ha partecipato anche il ministro della Salute Speranza.

“Rassicuriamo tutta la popolazione – ha aggiunto – al momento abbiamo messo in quarantena tutte le persone che sono venute in contatto con i casi certificati positivi”.

ARRIVATI DAL GIAPPONE I 19 ITALIANI IN CROCIERA SULLA DIAMOND PRINCESS

E’ atterrato questa mattina, 22 febbraio, alle 6.37 all’aeroporto di Pratica di Mare il velivolo dell’Aeronautica Militare con i diciannove italiani provenienti dal Giappone. I connazionali, terminate le visite, sono stati trasferiti al Centro Sportivo dell’Esercito alla Cecchignola.

Gli italiani al momento positivi al virus sono 16 in Lombardia e uno in Veneto,  Sono centinaia le persone che hanno avuto contatti diretti con loro e sono in attesa di conoscere i risultati dei test e più di 50mila cittadini in provincia di Lodi sono, di fatto, in quarantena a casa loro.

Il ‘caso indice’ del Lodigiano riguarda un uomo di 38 anni di Codogno che martedì 18 si è presentato all’ospedale con sintomi influenzali ma che, al termine della visita, è stato rimandato a casa. Il giorno dopo l’uomo è tornato e questa volta è stato ricoverato fino a giovedì sera, quando i test hanno dato il responso: positivo al coronavirus.

Immediato è scattato l’isolamento al Sacco di Milano. Ma era già tardi. Nei giorni precedenti aveva infatti condotto la vita di tutti i giorni, incontrando decine di persone: è andato al lavoro, nel reparto amministrazione dell’Unilever di Casalpusterlengo e ha partecipato a due corse – una mezza maratona a Santa Margherita Ligure il 2 febbraio e una il 9 con la sua squadra a Sant’Angelo Lodigiano – ha giocato a calcetto, è stato ad almeno tre cene e incontri di lavoro.

Ospedale di Codogno (ansa.it)

Risulta a Reggio Report che decine di podisti del Reggiano abbiano preso parte alla gara di Santa Margherita del 2 febbraio.

Come ha preso il virus? Al momento l’ipotesi prevalente è che possa esser stato contagiato durante una cena con un suo amico. Quest’ultimo, un italiano che lavora per la ‘Mae’ di Fiorenzuola d’Arda, in provincia di Piacenza, è rientrato dalla Cina il 21 gennaio.

Agli inizi di febbraio, tra l’1 e l’8, ha accusato dei sintomi influenzali e proprio in quei giorni ha incontrato l’uomo ricoverato al Sacco.

Tuttavia è risultato negativo ai test, il che può significare solo due cose: o non è lui il portatore o ha avuto il virus, è guarito e ha sviluppato degli anticorpi. Lo diranno i risultati degli esami del sangue in corso allo Spallanzani. Oggi (sabato 22) rimarranno chiuse tutte le scuole nel Comune di Cremona.

Quel che però è già certo è che dal 38enne il virus si è diffuso in almeno altre 15 persone: la moglie, un’insegnante che è in maternità e solo per questo non ha avuto contatti con gli studenti, un suo amico con cui corre abitualmente, 5 tra medici e sanitari e 3 pazienti dell’ospedale di Codogno, 3 anziani tra i 70 e gli 80 anni clienti di un bar gestito dal padre dell’amico corridore ed una quattordicesima persona di cui non si sa niente, se non che non è il medico di base che aveva visitato il 38enne.

Il quindicesimo positivo in Lombardia è un paziente ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Cremona.

“Nostro figlio è gravissimo – confermano i genitori, che sono in autoquarantena a casa – è intubato, è una cosa penosa, siamo distrutti”. Il lavoro che si sta facendo ora è ricostruire tutti i contatti avuti da queste persone.

Che sono centinaia se non migliaia. Tanto per essere chiari: solo il 38enne ha avuto rapporti con 120 colleghi dell’Unilever, 70 tra medici e personale sanitario e 80 persone che fanno parte della sua più stretta cerchia, a partire dai 40 della sua squadra di corsa.

Ecco perché la Regione, d’intesa con il Governo, non ha potuto far altro che far scattare una serie di “misure restrittive” in 10 comuni, un’area dove abitano 50mila persone. Casalpusterlengo, Codogno, Castiglione d’Adda, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e Sanfiorano sono in isolamento.

“Il piano adottato prevede scelte forti” ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza: una permanenza domiciliare ‘obbligatoria’ e la sospensione di ogni manifestazione pubblica, di attività commerciali, lavorative, sportive e scolastiche. “Dobbiamo trattenere il virus dentro quell’area” dice ancora Speranza che poi conferma le misure già adottate: obbligo di quarantena “fiduciaria” per chi torna dalla Cina, e sorveglianza attiva per chi è stato nelle aree a rischio, con obbligo di segnalazione alle autorità sanitarie al rientro in Italia.

Sono inoltre già pronte anche due caserme della Difesa a Milano e Piacenza con 180 posti, per accogliere chi dovrà andare in quarantena. E non è escluso, lo ha ribadito anche il Commissario Borrelli, che possano essere requisiti anche degli alberghi.

LA SITUAZIONE IN EMILIA ROMAGNA

La Regione fa sapere risultata negativa al Coronavirus la paziente ricoverata ieri mattina nel reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Piacenza, collega del primo paziente risultato positivo, dipendente dell’Unilever di Lodi. 

Il tampone, analizzato presso il laboratorio di riferimento regionale del Sant’Orsola di Bologna, ha confermato infatti che la donna non ha contratto il virus.

È il secondo test negativo dopo quello del dipendente della Mae spa di Fiorenzuola d’Arda, attualmente isolato all’ospedale Sacco di Milano. Nonostante l’esito negativo che attesta l’assenza di infettività “secondo il principio della massima precauzione, sono in corso ulteriori ricerche per capire se il paziente può essere risultato infetti nei giorni passati”.

Resta intanto in isolamento domiciliare volontario l’infermiere triagista piacentino che ha accolto il primo paziente compito al Pronto Soccorso di Codogno: vive solo e, benché asintomatico, gli è stato eseguito il tampone.

La sanità pubblica regionale, in via precauzionale, ha già contattato 70 dipendenti della Mae spa per i quali è ritenuta necessaria un’ulteriore verifica perché valutati potenzialmente a rischio.

COSA FARE IN CASO DI SINTOMI

La raccomandazione è quella, in caso di sintomatologia collegabile al Coronavirus (febbre e sintomi respiratori) di non accedere direttamente alle strutture di Pronto Soccorso, ma di contattare o il 1500 – il numero nazionale messo a disposizione dal ministero della Sanità – o il proprio medico di medicina generale o, in caso di emergenza, il numero 118.

L’Asl di Piacenza per informazioni ai cittadini piacentini ha attivato il numero 317979 che si può chiamare dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e il sabato dalle 8 alle 13.

L’UNITA’ DI CRISI REGIONALE

Nonostante al momento non ci siano casi accertati in Emilia-Romagna, l’Unità di crisi regionale è pronta a gestire eventuali criticità. E’ stato inoltre ampliato l’orario di ricevimento dei campioni da parte dei due laboratori di riferimento regionali, di Bologna e Parma.

Il tutto in pieno raccordo con ministero della Salute, Protezione civile, Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna e Aziende sanitarie.

Per quanto riguarda le due aziende coinvolte, Unilever e Mae spa, sono già stati attivati i protocolli ministeriali previsti: la gestione dell’azienda lombarda (Unilever) – come prevede lo stesso ministero – è in capo alla Regione Lombardia, mentre la Regione Emilia-Romagna, in pieno raccordo con l’Azienda sanitaria di Piacenza, si sta occupando della Mae.

La Regione Emilia-Romagna, attraverso l’assessorato alle Politiche per la salute e l’Azienda sanitaria piacentina, sta collaborando con le Aziende sanitarie lombarde e conferma la massima disponibilità a mettere a disposizione le proprie strutture ospedaliere per accogliere, in caso di necessità, pazienti provenienti dalla Lombardia con problemi diversi da quelli legati al Coronavirus e che non possono accedere al Pronto soccorso attualmente chiuso, come peraltro sta già avvenendo dalle prime ore di oggi.

Inoltre, è impegnata a realizzare tutte le misure di isolamento e sorveglianza concordate con i colleghi lombardi.

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Una risposta a 1

  1. Buscopan Rispondi

    22/02/2020 alle 10:22

    E’ paradossale oggi come oggi che con l’allarme mondiale in corso, un individuo vada al pronto soccorso senza invece chiamare il 112 per cautelare civilmente gli altri (possibili cotagiati).
    Ancora più assurdo che gli Ospedali non siano affatto attrezzati per tutto cio’: ‘lo hanno rimandato a casa ‘.
    Patetiche le raccomandazioni di ‘stare calmi’ dalla Rai eccetera.
    Il paese di Pulcinella o dell’Arlecchino dei due padroni tutto l’anno (non solo a Carnevale) non offre alcuna garanzia.
    Nessuna garanzia per nessuno.
    Arrangiamoci. Diffidiamo.
    Se poi disgraziatamente si finisce in quarantena contagiati sono ulteriori cazzi amarissimi in quanto vi spareranno dentro ogni antivirale possibile, forse anche sperimentando reazioni dal vostro corpo organismo.
    Insomma questa cultura maschile- maschilista e fintamente razionale è alla stra frutta.
    Da vomito.

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