C’è Epopteia! Alla Polveriera una straordinaria opera di Hu-Be racconta e “fa toccare” una comunità in cammino

DI PIERLUIGI GHIGGINI

7/2/2020 – Epopteia è parola del greco antico che significa ‘guardare al di sopra’, per ricostruire il passato o rintracciare un’identità. Oggi questa parola, concetto filosofico, si popola di uomini e donne in carne e ossa, di volti, di fragilità e speranze, di vissuti che lanciano un messaggio universale: la vita è bella, e la bellezza e l’amore – lo disse don Puglisi – potranno guarire il mondo.

Epopteia! è il titolo dell’ultima grande opera murale di Hu-Be, al secolo Emanuele Sferruzza Moszkowicz, giovane artista nato a Reggio Emilia e già famoso a livello internazionale per i suoi dipinti su grandi spazi realizzati a mano libera, con un solo speciale pennarello acrilico e senza disegni di base.

L’opera di oltre sessanta metri quadrati ricopre quasi interamente una parete della Sala Civica del complesso della Polveriera, a Reggio Emilia, e si allunga sino al pavimento (per sottolineare che il discorso è solo cominciato). Un’opera pubblica che resta la città – sottolinea l’assessore alla cultura Annalisa Rabitti – e che tutti potranno ammirare a partire da oggi, venerdì 7 febbraio: inaugurazione alle ore 18.

L’evento prepara la consultazione cittadina, sabato alla Cavallerizza dalle 9,30, su “Progettiamo insieme il futuro della cultura a Reggio, promossa dal sindaco Vecchi e dall’assessora Rabitti, e che si articolerà in cinque gruppi di studio di 15-20 persone ciascuno.

Hu-Be davanti Epopteia!

Ma torniamo a Epopteia! : si tratta in fondo di un’opera collettiva, perché desiderata, partecipata e perché l’artista ha saputo renderla tale.

Hu-Be ha portato alle estreme conseguenze il metodo dell’ascolto e del coinvolgimento che ha contrassegnato il suo straordinario ciclo di Scribblitti, di cui infatti il wall drawing della Polveriera costituisce la tappa conclusiva, certamente irripetibile e che comunque – ammette l’artista stesso – ha cambiato profondamente anche la prospettiva creativa di Hu-Be.

Il quale da novembre a gennaio ha ascoltato, avvicinato, intervistato, documentato gli abitanti della Polveriera, senza prendere fiato e praticamente rravolto da una massa di sterminata di documentazione, e prima ancora di contatti umani e amicizie: ‘Un’esperienza forse irripetibile, non trovo le parole per descrivere quello che mi ha dato e lasciato dentro. Ho lavorato giorno e notte – ha detto in margine alla vernice per i media – Avevo sempre preparato le opere di Scribblitti con una quarantina di minuti di interviste, ma per Epopteia! ho accumulato non so quante ore di video e registrazione. E ora il materiale è disposizione degli artisti che, mi auguro, vorranno continuare il percorso iniziato in questa sala”.

Il risultato è comunque un’opera che vive, “si muove” , parla, trasuda esclamazioni, risate, dubbi e fragilità che diventano valori, con tanti sorrisi e inevitabili smarrimenti, dialoghi e ragionamenti sul filo dell’ironia all’interno di una comunità finalmente non virtuale, ma reale, coinvolgente e in crescita come il luogo di Reggio detto La Polveriera.

Un risultato, va riconosciuto, reso possibile dalle tecnica magistrale, dal tratto stilistico e dalla sensibilità di Hu-Be che ha saputo far prevalere le persone vere, rivelandone l’essenza interiore, sulle pulsioni inevitabili dell’artista. Per questo Epopteia! ora ha un posto di diritto tra le opere d’arte pubbliche più interessanti e da vedere a Reggio, dove pure non manca l’impronta di grandi maestri di rilievo mondiale.

LA SCOPERTA DI EPOPTEIA!

di Ilaria Campioli

Epopteia! è l’ultima tappa di Scribblitti, serie di performance di Emanuele Sferruzza Moszkowicz, in arte Hu-Be, che combinano una fase di ascolto alla realizzazione di un enorme disegno a mano libera su parete, senza l’utilizzo di alcun canovaccio. Si tratta di un percorso di rielaborazione, di metamorfosi, che parte dall’ascolto di storie personali trasformate in materia viva dall’artista, in cui i racconti perdono la loro condizione di partenza per espandersi nell’ambiente, acquisendo una nuova dimensione spaziale e temporale.

Particolare di Epopteia!

Scribblitti è una pratica iniziata quattro anni fa che ha portato Hu-Be all’ascolto e al racconto di Ropteia! storie di singoli o intere comunità, anche molto diverse fra loro, provenienti da tutta Europa: dalle residenze private di Milano, Torino e Parigi a spazi pubblici a Riga (Lettonia), Blois (Francia) e Gibellina. Racconti personali e intimi si affiancano a storie di intere comunità evocate anche in momenti drammatici come l’alluvione della Cisse, un affluente della Loira, e il terremoto del Belice.

Nella Sala Civica della Polveriera di Reggio Emilia, Hu-Be è stato invitato a realizzare un nuovo capitolo di Scribblitti, coinvolgendo un gruppo di ragazzi con disabilità che ogni giorno ne abita gli spazi recentemente rinnovati. La Polveriera, ex deposito di munizioni e carri della città, è uno spazio di nuova rigenerazione che si occupa di cultura sociale attraverso percorsi laboratoriali per persone con fragilità. Un luogo in cui l’artista ha trascorso diversi mesi, di cui uno interamente dedicato alla fase di ascolto e coinvolgimento. Proprio questa fase si è rivelata estremamente ricca e complessa, più che in ogni altra opera realizzata fino ad ora. Da qui l’esigenza di ampliare il format normalmente utilizzato nella fase di raccolta dei materiali, accompagnandolo con una sequenza di gesti e azioni svolti in maniera meticolosa e scientifica. Ogni singola intervista è stata prima di tutto mediata dalla musica, utilizzata per creare uno spazio di dialogo e di sintonia con i ragazzi oltre che documentata da scatti fotografici. Fin da subito Hu-Be ha percepito la complessità di questi racconti, l’urgenza, la necessità di essere compresi al di fuori di una loro percezione astratta, facendo emergere un universo surreale e articolato fatto di paure, sogni, dolore, speranze e fantasie. Da questa fase di ascolto è nato un primo corpus di bozze, disegni e fotografie, espressione dell’esperienza di consapevolezza, di ascolto, di condivisione, non priva di un certo grado di imprevedibilità, com’è del resto la natura stessa di ogni esperienza autentica.

L’opera permanente, un wall drawing di oltre sessanta metri quadrati organizzato su tre tamponature separate, è un racconto vortice surreale e ironico che, come contenuto nel titolo Epopteia!, rimanda ad un processo conoscitivo in cui il soggetto conoscente non si distingue dall’oggetto conosciuto: è il risultato di un incontro in cui una parte non è predominante sull’altra ma che conduce ad un percorso di illuminazione e di esperienza. L’accento è quindi posto sul processo, sul percorso fatto dall’artista, dove l’opera funziona come una sorta di porta invisibile attraverso la quale si esce da un mondo e si entra in un altro. I punti di contatto fra queste due dimensioni sono quelli attorno a cui si organizza tutta la narrazione e provengono dalla rielaborazione di alcuni degli elementi più significativi accumulati e riorganizzati nella fase di ascolto.

Questo processo di accumulo, di stratificazione e di metamorfosi riporta alla mente le parole della frase-manifesto di Michelangelo Antonioni che, pur riferendosi ad un ricerca tutta volta verso l’astrattismo, bene raccontano di questo procedimento di stratificazione dello sguardo:

“Sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà”.

Perché, anche se quello che vediamo sulle pareti è un intricato groviglio di linee, frutto di un’esperienza nevrotica che si costruisce senza un disegno preparatorio, Epopteia!, spogliato di tutti i suoi strati, racconta in fondo di quella che è l’esperienza di creazione dell’immagine, che è prima di tutto sforzo di concretezza oltre che visualizzazione di una grande esperienza umana.

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