Caselli: “Perchè in Emilia-Romagna lo schema Salvini non ha funzionato”
La paura del barbaro e le Sardine, la fine
dei 5 Stelle e di Forza Italia

Il singolare caso della guerra di Vinci a Rubertelli

DI DARIO CASELLI

Dario Caselli

28/1/2020 – Quando si perde si perde, non conta di quanto e in Emilia Romagna a perdere è stato Salvini.

Intendiamoci: il centro- destra è andato bene come mai nella storia, ha vinto in molte zone della regione e in intere province, però la Borgonzoni ha preso il 43% dei voti e Bonaccini il 51%. Il risultato dimostra che nella campagna elettorale asimmetrica, con Bonaccini proteso a portare il dibattito sul piano regionale, oscurando i partiti e con Salvini impegnato sui temi nazionali, a costo di oscurare la Borgonzoni, ha vinto e non di misura il primo.

Gian Luca Vinci e Matteo Salvini

Perché lo schema Salvini che aveva trionfato in Abruzzo, Basilicata e soprattutto in Umbria non ha funzionato?

In primo luogo si trattava di regioni dove il Pd aveva governato male ed era pure stato colpito da inchieste, poi i candidati della sinistra non erano governatori uscenti, ma illustri sconosciuti al pari di quelli del centro- destra. Infine in queste regioni il centro di Forza Italia e delle liste civiche aveva tenuto e vi era stata una maggior coralità dello schieramento di centro- destra.

In Emilia Romagna la sfida è stata a due, Berlusconi ha fatto una rapida apparizione ed è scomparso come il suo partito, sceso sotto il 3%, la Meloni che pure ha moltiplicato i suoi voti, ha fatto il minimo sindacale, visto che il rischio con l’eventuale opportunità, se lo era caricato Salvini.

La paura del barbaro ha partorito, nei salotti della borghesia economica e intellettuale della regione, le Sardine, un modo nuovo, più fresco, di agitare il vecchio armamentario della sinistra, quando vuole demonizzare l’avversario.

La resistenza contro il pericolo “fassista”, le canzoni partigiane, il solito buonismo razzista, che chi non vota a sinistra è per forza sporco e cattivo.

Questo confronto ha galvanizzato l’elettorato di destra, ma soprattutto quello di sinistra che pur stanco, si è rianimato riportando il Pd sopra la Lega.

La macchina di potere ha fatto come sempre egregiamente il suo lavoro e Bonaccini ha capitalizzato il consenso in più che ogni amministratore uscente ha, prosciugando sinistra alternativa e 5 Stelle, ridotti entrambi ai minimi termini.

Stefano Bonaccini

La Lega nazionale ha imposto, è vero, candidature civiche e moderate, come la Rubertelli a Reggio Emilia, contro il parere della nomenclatura locale, ma nonostante la candidata abbia preso oltre tremila preferenze, portando presumibilmente un buon pacchetto di voti aggiuntivi, non ha conquistato il seggio, perché, con un eccellente gioco tattico, il deputato Vinci ha utilizzato come traino due candidati maschili, Melato e Rovesti, per fare da traino alla vera candidata, la Catellani, con cui divide lo studio legale.

Cinzia Rubertelli

Il che lascia la Lega nelle solite mani e con i soliti problemi.

Va bene nelle competizioni dove il traino è Salvini e male quando deve correre da sola, la riprova è che, in tutta la provincia di Reggio, non vi è neppure un sindaco leghista.

L’elettorato di centro non ha più riferimenti, vista la caduta di Forza Italia e il modestissimo risultato del Popolo della Famiglia e di Cambiamo.

Dopo lo scampato pericolo, a sinistra sono riemersi toni trionfalistici, che nascondono il fatto che la regione simbolo è diventata contendibile e che la sinistra ha vinto perché si è mascherata dietro le Sardine e Bonaccini.

Se avesse perso nella nostra regione, l’effetto sarebbe stato deflagrante, come se la Lega perdesse il Veneto.

Resta da dire dei 5 Stelle che hanno presentato un candidato che neppure loro hanno votato, applicando in larga misura il voto disgiunto. Francamente incomprensibile, se volevano sostenere Bonaccini, dovevano fare un’alleanza come in Umbria: avrebbero beneficiato del premio di maggioranza e sarebbero al governo della Regione, invece ormai si può parlare solo di polvere di Stelle.

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5 risposte a Caselli: “Perchè in Emilia-Romagna lo schema Salvini non ha funzionato”
La paura del barbaro e le Sardine, la fine
dei 5 Stelle e di Forza Italia

Il singolare caso della guerra di Vinci a Rubertelli

  1. fausto Poli Rispondi

    28/01/2020 alle 16:50

    Cio’ che conta e’ realizzare quanto promesso.

  2. Preistoria Rispondi

    29/01/2020 alle 08:51

    Del resto,
    malgrado tanti/e scontenti..e tutto l’osceno detto non-detto,

    sinceramente la Lega&destra non ce la vedo proprio in pratica (oltre la teoria)
    contro il Dinosauro targato falce martello/coltellino d’argento per il grana/lardo che cola copioso .. eccetera eccetera ..
    che sbadiglia coricato tra le nebbie padane respirando merda ma cantando ancora vittoria.
    Un Dinosauro storico che scorre nelle vene e nei cervelli ancora di troppi e impera in gran tendenza nelle tasche di pochi.

    Che animale è la Lega in confronto? Un fossile inerme (per ora).

  3. gianni Rispondi

    29/01/2020 alle 11:37

    Salvini ha sbagliato, usando i soliti schemi nazionali e mai portando idee precise alla Regione, che non conosce o non ha voluto approfondire. Da qui ,pensando anche a chi c’è dietro ( dx ex, Berlusca ecc.) ,linguaggio grossolano e superficiale , sceneggiate varie, ha unito tutti attorno a Bonaccini anche, in qualche caso, otturandosi il naso.
    Tra l’altro l’opinione prevalente che Salvini non è in grado di attraversare le Alpi e parlare con Bruxelles.

    • Preistoria Rispondi

      30/01/2020 alle 08:27

      Concordo.
      In più credo proprio che, sulla linea che lei ha scritto, abbia lavorato e stia lavorando per gli avversari politici e non per lui e la sua parte.
      Se non ci arriva neppure lì non so che dire.

  4. Davide Rispondi

    29/01/2020 alle 21:46

    Troppa gente radicata di vecchia generazione, ma l Emilia non è più un feudo inespugnabile, ma è diventato un piccolo fortino ben difeso!!
    Tra 5 anni ci sarà da ridere e da piangere per il Pd

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