La rivoluzione ha mangiato i suoi figli
Iren ora detta l’agenda della politica, ma fra tariffe e partite di Champions qualcosa non torna

20/1/2020 – C’era una volta… in Emilia la politica. La politica delle scuole di partito, delle segreterie, degli enti locali targati PCI dei leader carismatici Togliatti e Berlinguer, della raccolta dei voti porta dopo porta in ogni paese o città dove i dirigenti comunisti sapevano per nucleo familiare chi li votava e chi no.

Poi fu il PDS a rifare un’immagine all’anima comunista orfana della caduta del Muro di Berlino, ma è con i Democratici della Sinistra e infine il Partito Democratico che il connubio tra l’ala democristiana di sinistra e la sinistra storica, ha trovato cemento e sintesi sconfiggendo con l’operazione Prodi nel ’96 il temuto nemico Berlusconi, ulivi e margherite con sempre quel singolare dualismo del cuore a sinistra e del portafoglio a destra, che ha generato mostri.

Isabella Albertini

Così la rivoluzione ha mangiato i suoi figli e ora le multiutility Iren e Hera dettano l’agenda della politica tra attività regolate, quasi regolate e attività libere. I Comitati Territoriali della Società quotata locale rappresentano un singolare canale di dialogo, che va ben oltre la cosiddetta ‘responsabilità sociale d’impresa‘… Sono costituiti su base provinciale nelle aree geografiche di distribuzione dei servizi di Iren (Genova, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Torino) e ne sono parte i nominati da Associazioni e realtà della società civile, cui si aggiungono Presidente e Vicepresidente di Iren, un rappresentante del Comune capoluogo, un rappresentante dei Comuni della provincia serviti da Iren e un rappresentante dell’Università locale.

Una commistione di interessi senza precedenti che fa apparire il sistema cooperativo e i suoi molti fallimenti una comunità di dilettanti, perché qui il tratto distintivo è la partecipazione azionaria mista pubblico privato, un Cerbero del XXI secolo, mentre la vocazione appare quella esclusiva del massimo profitto.

La crescita dei ricavi, come dichiara trionfante, supera i benchmark di riferimento (4,0 mld euro di ricavi nel 2018 in crescita dell’8,6% rispetto al 2014), e si posiziona 25ma tra le aziende del comparto industriale italiano e, tra le principali aziende italiane, la quarta per tasso di crescita.

E mentre il gigante continua a crescere lanciando il piano industriale al 2024, a nessuno sorge spontanea la domanda se le tariffe elevate dei suoi servizi collimino con la politica di ascolto dei territori che i menzionati Comitati appaiono voler rappresentare.

Una partita di Champions League può non essere determinante, o almeno me l’auguro, ma la risposta al quesito sul servizio pubblico offerto ai cittadini appare quanto mai urgente. Un promemoria in più per il voto del 26 gennaio prossimo!.

*candidata alle regionali lista Forza Italia

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Una risposta a 1

  1. Andrea piombo Rispondi

    28/01/2020 alle 20:39

    Perfettamente d accordo con l avv isabella ALBERTINI Andrea piombo

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