La chiesa reggiana ricorda il vescovo Socche a 55 anni dalla morte

15/1/2020 – La Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla ricorda il vescovo Beniamino Socche, nel 55° anniversario della morte, nel corso della celebrazione eucaristica che il vescovo emerito Adriano Caprioli presiederà giovedì 16 gennaio alle 10.30 in Cattedrale.

Al termine della liturgia i presbiteri, le religiose e i fedeli si recheranno presso la cappella della Madonna Pellegrina, dove il vescovo Beniamino è sepolto.

Il vescovo Beniamino Socche

Monsignor Socche guidò la diocesi di Reggio Emilia per 19 anni, dal secondo dopoguerra al Concilio Vaticano II, e ordinò 196 sacerdoti diocesani.

Nato a Vicenza il 26 aprile 1890 e ordinato sacerdote nel 1913, Beniamino Socche svolse il suo ministero pastorale nella diocesi berica. Pio XI lo elesse il 4 febbraio 1939 vescovo di Cesena, dove rimase sino al 1946, quando Pio XII lo chiamò a succedere nella nostra diocesi a monsignor Eduardo Brettoni. Il vescovo Socche si spense il 16 gennaio 1965.

Così lo ricorda la oggi la Chiesa reggiana: “Fede adamantina, intensa vita spirituale, formazione e valorizzazione dei laici di Azione Cattolica che in quegli anni raggiunse decine di migliaia di iscritti, profonda devozione mariana, forte sostegno al CSI e alle associazioni laicali e professionali, costruzione del nuovo seminario, fondazione del settimanale diocesano “La Libertà”, istituzione della Mensa del Povero hanno contraddistinto l’episcopato reggiano di monsignor Socche, pastore intrepido, il cui motto era “in virtute pax”.

Di lui non si può non ricordare la risoluta battaglia contro il comunismo e la denuncia degli eccidi del dopoguerra, con una svolta determinata dall’assassinio di don Pessina. Cinque anni fa il cardinal Ruini ha ricordato quando denunciò con parole di fuoco l’omicidio del parroco di San Martino Piccolo – l’ultimo dei numerosi preti ammazzati nel reggiano – gridando “Basta! Basta! Basta!” e battendo il bastone pastorale sul pavimento del Duomo con una forza tale che il rimbombo riempì tutto il tempio.

Socche, ultimo “vescovo principe” di Reggio Emilia, portò anche la responsabilità morale di aver voluto a tutti i costi la condanna del sindaco di Correggio Germano Nicolini, il comandante partigiano Diavolo, che pure era una singolare figura di comunista cattolico che durante e dopo la guerra si era adoperato, purtroppo inutilmente, per ridurre la violenza e pacificare gli animi. L’innocenza di Nicolini fu riconosciuta anche sul piano giudiziario solo negli anni Novanta, dopo il Chi sa parli. Ma Nicolini si fece dieci anni di carcere senza colpa, e dopo subì anche l’isolamento politico del suo partito, il Pci, che non voleva la revisione del processo.

Sempre giovedì 16 gennaio, il vescovo Socche sarà ricordato nella Messa delle ore 8 in cripta.

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