“Il Pd deve perdere le elezioni su Bibbiano: ecco perchè”
Le prove delle responsabilità politiche in un fallimento epocale: l’indagine di Cristina Fantinati

DI PIERLUIGI GHIGGINI

19/1/2020 – “Questo Pd merita di perdere le elezioni su Bibbiano. Altro che raffreddore, lo scandalo affidi è un virus letale: se ha prosperato e si è moltiplicato la responsbilità politica è del Pd. Oggi questi signori gridano allo sciacallaggio e alla “strategia del terrore”, ma in realtà siamo di fronte alla strategia dell’orrore e della vergogna, la loro vergogna: prima erano venuti in Parlamento a magnificare il sistema Bibbiano come il migliore del mondo, poi Bonaccini ha cercato di coprire il disastro politico e umano. L’inchiesta giudiziairia e le carte amministrative sono chiare, non lasciano dubbi: sono loro i portatori della responsabilità politica del virus letale, e soprattutto per questo meritano mille volte di perdere le elezioni del 26 gennaio”.

Sono parole pronunciate dalla senatrice Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia a palazzo Madama, nel corso del convegno organizzato dagli azzurri alla Sala del Capitano con le deputate Benedetta Fiorini di Reggio Emilia e Lucia Ronzulli, promotrice della proposta di legge di riforma degli affidi, e i candidasti reggiani di Forza Italia, in testa la capolista Cristina Fantinati, applauditissima per l’inchiesta (“degna delle Jene”, ha detto Bernini) con cui, lottando contro la muraglia burocratica e spulciando centinaia di pagine di verbali, ha dimostrato che le anomalie e le irregolarità nel sistema degli affidi erano in atto da anni e si stavano estendendo a tutta la provincia, col sostegno pieno del Pd e soprattutto con tantissimi soldi pubblici, aspetto che ha fatto concludere a Ronzulli che la matrice del disastri Bibbiano era fondamentalmente economica: il “business” della gestione di minori e della formazione degli operatori.

Da sinistra Cristina Fantinati, Anna Maria Bernini, Lucia Ronzulli e Benedetta Fiorini

Dalla sua ricerca durata mesi, e sulla quale i media distratti hanno fatto calare una coltre di silenzio, Fantinati ha tratto la conclusione che anche a livello locale e regionale vadano cambiate le regole per la gestione dei minori. Proposte al centro dell’incontro nello storico salone del Posta, e con le quali le amministrazioni dovranno fare i conti, chiunque sarà il vincitore delle elezioni di domenica prossima.

Perchè dunque la responsabilità politica del Pd, che secondo Fantinati è incontestabile? La consigliera provinciale, di Novellara e dell’Unione Bassa reggiana snocciola una quantità impressionanti di cifre e di esempi.

“Dalla mia indagine emergono numeri a dir poco preoccupanti: una percentuale del 5,2 di minori in affidamento sul totale dei minori in carico ai servizi nel 2017 era un dato fuori dalla logica (il doppio o il triplo delle altre province), ma già nel 2014 il dato era il più alto della regione: perchè non si è parlato pubblicamente di questa emergenza? Gli amministratori dormivano?”. E aggiunge: “Nel 2017 l’Unione Bassa Reggiana registrava un numero esorbitante di minori fuori famiglia su mille minori residenti, 6,36, addirittura più alto dell’Unione Val d’Enza: questo significa che la situazione anomala è diffusa su tutto il territorio provinciale, non solo sulla Val d’Enza. Intorno a questo fenomeno è cresciuto un sistema di accoglienza spropositato: solo l’Unione Bassa Reggiana utilizza ad oggi ben 70 strutture, per lo più cooperative sociali. per l’accoglienza dei minori. E il costo totale (dato del 2017) per l’affido di minori a famiglie e strutture tocca gli 11 milioni di euro (nell’Unione Bassa Reggiana 1.2 milioni nel 2019, ovvero 17 euro a cittadino), con un’ esplosione delle spese per affidi nella Bassa reggiana già nel 2016″.

Ma l’inchiesta di Fantinati, promossa Jena sul campo, ha fatto venire a galla il dato incredibile che al guru Claudio Foti e a Nadia Bolognini di Hansel e Gretel – al centro dell’inchiesta Angeli e Demoni – era stata affidata la formazione degli operatori di tutta la Provincia. E parliamo pure del fatto che la ex dirigente Federica Anghinolfi, la principale imputata che deve rispondere di molti capi d’imputazione, era stata assunta all’Unione Val d’Enza e prima ancora nella Bassa reggiana non per concorso, ma con contratti temporanei fiduciari rinnovati di continuo.

E parliamo infine della ciliegina sulla torta (si fa per dire): quel documento- comunicato stampa della fine del 2016, firmato dall’allora presidente della Provincia Giammaria Manghi (poi chiamato da Bonaccini nella giunta regionale come sottosegretario) e dai sindaci capi distretto, tutti Pd, riuniti nell’ufficio di presidenza della conferenza territoriale dei servizi socio sanitari.

Un documento firmato da Paola Casali di Bagnolo, Giancarlo Marzocchini vicesindaco di Correggio, Luca Vecchi sindaco di Reggio Emilia, Enrico Bini di Castelnovo Monti, Camilla Verona di Guastalla ed Emanuele Cavallaro di Rubiera , nel quale si affermava testualmente che “la psicoterapia è un salva vita per le piccole vittime, e da questo non si arretra!“, e che  il Centro per il maltrattamento e l’abuso aperto dall’Unione Val d’Enza “è un servizio innovativo che può essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana…“.

Peccato – nota in proposito Fantinati – “che in nessun verbale vi è traccia del fatto che la Conferenza territoriale avesse discusso in precedenza del progetto Bibbiano, per magnificato di punto in bianco come “servizio innovativo da mettere a disposizione di tutta la comunità reggiana”.

Chi fu allora il Grande Suggeritore dietro le quinte? Nessuna risposta in proposito, neppure dall’attuale presidente della provincia Zanni che di recente ha risposto a un’interrogazione di Fantinati arrampicandosi sugli specchi e schermandosi dietro gli intrecci burocratici che sopravvivono in una Provincia per il resto svuotata di competenze e di controlli democratici dalla legge Delrio.

Fortunatamente il processo è stato fermato in tempo, ma l’infezione, come abbiamo visto, era già in atto. Di certo quel documento rintracciato nei menadri del sito internet della Provincia, rappresenta la “pistola fumante” di un progetto politico penetrato nelle istituzioni attraverso il Pd, che ne fu il promotore e si prestò più o meno consapevolmente al gioco.

Ma ora, che fare?

Secondo Fantinati, “per evitare una nuova ‘Bibbiano’ occorre agire con rapidità e decisione creando un nuovo regolamento sugli affidi familiari che metta al centro alcuni punti fondamentali”.

Quali? “La creazione di un albo delle famiglie affidatarie con la richiesta di precisi requisiti in termini di situazione economica, formazione, certificato penale e compatibilità tra famiglia e progetto educativo sul minore; trasparenza delle Comunità, con l’obbligo di pubblicazione su internet di bilanci, elenco soci, tariffe, delibere; regole chiare sulle procedure da seguire prima di arrivare all’allontanamento del minore dalla sua famiglia, che deve essere l’ extrema ratio“. E ancora, punto fondamentale, “la registrazione dei colloqui per verificare che avvengano secondo i protocolli ufficiali e divieto di affidare i minori ai parenti degli operatori”. Per arrivare alla rotazione degli addetti ai servizi, al divieto di assunzione dei responsabili con mandato fiduciario, sino alla creazione di osservatori per monitorare l’andamento di questi servizi e allertare le istituzioni, e a un sista di controlli interni ed istituzionali che coinvolgano i Consiglieri di opposizione.
Serve quindi “un pacchetto di regole che impedisca l’arbitrarietà del sistema a tutela del valore della famiglia, che deve rimanere al centro della valutazione”. Regole necessarie per sanare una situazione che ancora oggi, nonostante l’inchiesta ‘Angeli e Demoni’, presenta “altissime criticità”: non esiste un albo delle famiglie, non esiste un obbligo di formazione per chi riceve in affido i minori, non esiste un tariffario-affidi chiaro e preciso, non un regolamento con la tipologia e la frequenza dei controlli da effettuare, non un regolamento che specifichi la tipologia dei corsi di formazione degli addetti, e non esiste neppure un osservatorio provinciale, distrettuale e unionale sui minori… Per effetto di questa situazione si è creata nel corso degli anni una situazione fuori controllo, in cui hanno preso piede le gravi deviazioni del servizio messe in luce da ‘Angeli e Demoni’.
D’altra parte – conclude la capolista di Forza Italia – “è dal 2016 che segnalo la stranezza dei numeri degli affidi nel reggiano: altissimo, fuori da ogni media regionale. Una sinistra incapace e preoccupata solo di farsi bella agli occhi dell’opinione pubblica, non ha saputo cogliere che quelli non erano i numeri di un’eccellenza, ma di un drammatico e gigantesco fallimento del sistema. E’ urgente mettere mano alla situazione senza perdere altro tempo col negazionismo: stop alle famiglie distrutte ingiustamente, stop allo spreco di risorse pubbliche”.

Il centro destra, è noto, ha dato appuntamento il giorno 23 a Bibbiano per la chiusura della campagna elettorale.

DOCUMENTO: IL COMUNICATO STAMPA DEL DICEMBRE 2016 DELLA CONFERENZA TERRITORIALE SOCIALE E SANITARIA DI REGGIO EMILIA

“Abusi sui minori, chi minimizza è il miglior alleato degli orchi

La Conferenza territoriale sociale e sanitaria: “Serve impegno chiaro e netto delle istituzioni”. “Il centro di accoglienza della Val d’Enza risorsa preziosa a disposizione di tutta la comunità”

Rifiutare “categoricamente atteggiamenti di negazione, tolleranza e minimizzazione” e rinnovare “a tutti i livelli l’impegno chiaro e netto delle istituzioni a contrastare i fenomeni di abuso e di maltrattamento dei minori che compromettono il futuro delle nostre comunità”. E’ l’impegno assunto dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss) di Reggio Emilia, presieduta dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, attraverso un documento approvato dall’Ufficio di presidenza. Un impegno che trae origine dai recenti fatti di cronaca reggiana, in occasione dei quali si sono purtroppo registrate “minimizzazioni e semplificazioni del fenomeno”, che rappresentano “il migliore alleato di chi abusa i nostri bambini”. “L’abuso sui minori non è trasgressione né curiosità, ma è la forma più orribile e dannosa di violenza, da contrastare a tutti i livelli mettendo in campo tutte le energie necessarie: dalle forze dell’ordine, ai servizi educativi, sociali e sanitari – si legge ancora nel documento – Tutte le istituzioni devono muoversi con estrema chiarezza e con il massimo impegno per contrastare un fenomeno che è trasversale e interessa tutte le classi sociali”.

La pagina del sito della Provincia col comunicato e il documento

Nel ribadire che “tutti i bambini e ragazzi hanno diritto ad una famiglia amorevole, all’istruzione, alla salute e al benessere” e che occorre “restituire alle piccole vittime e all’intera comunità la speranza nel futuro e la fiducia di potere insieme, nella solidarietà e nel rigore, combattere tutti i fenomeni di abuso”, l’Ufficio di presidenza della Ctss cita il centro di riferimento per il maltrattamento e abuso che l’Unione Val d’Enza ha aperto nei mesi scorsi insieme all’Ausl e all’associazione Casina dei Bimbi, “un servizio innovativo che può ora essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana e rappresentare un punto di partenza per affrontare in modo efficace e qualificato un problema gravissimo, che va affrontato con il massimo impegno da parte delle istituzioni”.

Questo il documento approvato dall’Ufficio di presidenza .

Il fenomeno della violenza sessuale sui bambini nelle società è stato paragonato ad un fiume carsico, talvolta emerge per poi essere nuovamente inghiottito dalla terra, negato, occultato, minimizzato, per poi riemergere in ondate sensazionalistiche e di nuovo ricadere nel silenzio. E’ quello che è successo recentemente anche a Reggio Emilia in relazione al caso del pedofilo seriale: l’abuso sembra diventare una realtà solo quando attira l’attenzione mediatica su situazioni particolarmente gravi ed agghiaccianti, suscitando giustamente sdegno e condanna. L’ambiente sociale in cui si sono consumati gli abusi, i luoghi degradati delle periferie, portano ad una lettura semplicistica e quasi prevedibile, ma l’abuso non è purtroppo un fenomeno legato solamente a determinati contesti sociali, anche se questi rappresentano dei fattori di rischio maggiore: è trasversale e interessa tutte le classi sociali. Non conosce distinzioni di ceto e censo, come da anni ci indicano le ricerche internazionali e l’esperienza di tutti gli operatori che lavorano ”sul campo” con le vittime della violenza sessuale.

In Italia – nonostante possiamo contare su un sistema normativo adeguato e all’avanguardia, in particolar modo nella nostra regione – ci scontriamo con un enorme problema culturale e con atteggiamenti di negazione, di resistenza a riconoscere e ad individuare l’abuso sui minori, a tutti i livelli, soggettivo e istituzionale, problema che impedisce di intercettare precocemente queste situazioni. Dalla ricerca Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) e Terre des Hommes risulta che le situazioni di abuso nel nostro Paese rappresentano il 4% dei casi di maltrattamento, vale a dire 4000 bambini abusati in tutta Italia. Ma i dati europei ed internazionali sono molto più alti (10%) e l’Oms Europa parla addirittura di 18 milioni di bambini e bambine vittime di violenza sessuale in Europa. Dunque l’Italia è un’isola felice? Purtroppo non è così, come dimostrano le situazioni di abuso, che riaffiorano anche dopo molto tempo, in età adulta. Semplicemente nel nostro paese il fenomeno non è adeguatamente conosciuto e rilevato. E’ assolutamente necessario investire sulla prevenzione. La violenza sui bambini e le bambine, compresa quella sessuale, si contrasta efficacemente solo sensibilizzando e formando le persone all’ascolto dei bambini. Servono persone pronte a riconoscere e rilevare queste situazioni, operatori attenti e preparati, ma serve anche una società meno indifferente, più tutelante e più disponibile a contrastare efficacemente i fenomeni di violenza sui minorenni. Le minimizzazioni e le semplificazioni del fenomeno, di cui si è avuto purtroppo qualche esempio anche nei giorni scorsi in relazione al caso di Reggio Emilia, sono il migliore alleato di chi abusa i nostri bambini.

Minimizzare vuol dire tollerare, e noi diciamo no! L’abuso sui minori non è trasgressione né curiosità, ma è la forma più orribile e dannosa di violenza, da contrastare a tutti i livelli mettendo in campo tutte le energie necessarie: dalle forze dell’ordine, ai servizi educativi, sociali e sanitari. Tutte le istituzioni devono muoversi con estrema chiarezza e con il massimo impegno per contrastare le violenze. La psicoterapia per le piccole vittime è il salva vita e da questo non si arretra! Sono necessarie risorse, ma ancor di più voglia di non girarsi dall’altra parte.

In Val d’Enza, in cui i fenomeni di violenza sono emersi prima che in altri territori, si sono sperimentate innovative modalità di presa in carico delle vittime, ascolto, accoglienza, cura e infine accompagnamento in giudizio: anche il perseguimento del crimine necessita di un sostegno professionale adeguato. L’Unione Val d’Enza si è organizzata per affrontare il fenomeno della violenza sui minori, ed insieme all’Ausl, e all’Associazione Casina dei Bimbi ha aperto nei mesi scorsi un centro di riferimento per il maltrattamento e abuso. Questo servizio innovativo può ora essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana e rappresentare un punto di partenza per affrontare in modo efficace e qualificato un problema gravissimo, che va affrontato con il massimo impegno da parte delle istituzioni. Occorre ricordare che tutti i bambini e ragazzi hanno diritto ad una famiglia amorevole, all’istruzione, alla salute e al benessere. Questi diritti sono sanciti dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali, ma è necessario rinnovare l’impegno di tutte le Istituzioni e della società civile perché in moltissimi, troppi casi, questi diritti vengono disattesi. Dobbiamo restituire alle piccole vittime e all’intera comunità la speranza nel futuro e la fiducia di potere insieme, nella solidarietà e nel rigore, combattere tutti i fenomeni di abuso. Rifiutiamo categoricamente atteggiamenti di negazione, tolleranza e minimizzazione. Rinnoviamo, a tutti i livelli, l’impegno chiaro e netto delle Istituzioni a contrastare i fenomeni di abuso e di maltrattamento dei minori che compromettono il futuro delle nostre comunità.

Firmato: L’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Reggio Emilia”.

L’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria (CTSS) di Reggio Emilia in data 21 Dicembre 2016 era così composto: Presidente: Gianmaria Manghi (Presidente della Provincia) VicePresidente: Paola Casali (Consigliera delegata al Welfare) Membri: Luca Vecchi (Sindaco di Reggio Emilia), Andrea Carletti (Sindaco di Bibbiano, Enrico Bini (Sindaco di Castelnovo né Monti), Gianmarco Marzocchini (Vice-Sindaco di Correggio), Camilla Verona (Sindaco di Guastalla), Emanuele Cavallaro (Sindaco di Rubiera).

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3 risposte a “Il Pd deve perdere le elezioni su Bibbiano: ecco perchè”
Le prove delle responsabilità politiche in un fallimento epocale: l’indagine di Cristina Fantinati

  1. Paolo Rispondi

    19/01/2020 alle 13:54

    Diciamola tutta. L’idea destrorsa del padre di famiglia che si può permettere di trattare male moglie e figli perché c’è una famiglia inamovibile unica ed indiscussa va bene a braccetto con questa indagine e si traduce nelle strumentalizzazioni ridicole che stiamo vedendo. E tanti soggetti (vedi padri che sono in giro a fare comizi h24 anziché accudire i propri figli) vedono in questa indagine la propria riscossa. E che dire di quelli che scrivono “parlateci dei bambini di Bibbiano” e poi sostengono politiche che hanno come unico effetto i (bambini) morti in mare? Faccio un pronostico: non uscirà nulla da questo processo e questo perché al di là del clamore mediatico é impossibile dimostrare gran parte delle accuse fatte agli operatori coinvolti. Il tentativo di politicizzare il tema é ancora più indecente e ridicolo. Ma dopo queste regionali, comunque vadano a finire, del tema non parlerà più nessuno.

  2. Gabriele Rispondi

    20/01/2020 alle 08:27

    Leggo sopra : “Il tentativo di politicizzare il tema è ancora più indecente e ridicolo”.
    APPUNTO.
    Figuriamoci poi a monte : ‘il gestire l’affare’.
    Indipendentemente dai padri teste di cz descritti e il solito moralismo da rigurgito sui poveri immigrati (bambini e non) questa oscena faccenda non sarà affatto dimenticata ma risolta a livello processuale.
    Vedremo e chissà quanto ne hanno già visto e ne vedranno inquirenti, Magistrati e Giudici.
    Minimizzare IL TEMA casomai è ridicolissimo e indecentissimo.

  3. BuonSenso Rispondi

    20/01/2020 alle 14:12

    Il problema è che se perde Bonaccini (che non è il PD), vince la Borgonzoni (la donna che “sa stare un passo indietro rispetto a un grande uomo”, cit. Amadeus), che non conosce nemmeno i confini dell’Emilia-Romagana.
    Il PD potrà avere delle responsabilità sul caso “affidi”, ma non vedo perché per colpa di qualche amministratore del PD (perché la responsabilità è delle persone, non di una entità astratta) tutta la regione dovrebbe sorbirsi un governo regionale telecomandato da Salvini.
    Chi vota Borgonzoni per fare dispetto al PD fa come quello che si è tagliato gli attributi per fare dispetto alla moglie.

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