Cambiamenti climatici implacabili: più caldo, siccità e inondazioni
“Senza la diga di Vetto morirà l’agricoltura in Val d’Enza”

19/1/2020 – Un grande striscione “Sì alla Diga di Vetto” ha svettato sabato sera sulle cinquemila persone intervenute al comizio di Salvini e Borgonzoni a Maranello.

Segno che la rete dei sostenitori della diga di Vetto è agguerrita e si fa sentire in questa campagna elettorale, con l’obiettivo di portare all’assemblea regionale i suoi candidati Lino Franzini e Laura Spaggiari (Borgonzoni presidente). E che il tema sia molto sentito nel mondo agricolo, soprattutto in Val d’Enza, lo ha confermato il convegno su Aria, acqua, ambiente e i cambiamenti climatici, convegno organizzato dai consorzi irrigui privati e al quale sono intervenute oltre ottanta persone alla Sala della Rocca.

Il professor Massimiliano Fazzini (geologo, climatologo e metereologo, docente alla Sorbona e a Ferrara) con dati e numeri alla mano ha evidenziato che nella Val d’Enza piove sempre la stessa quantità d’acqua, però in meno giorni e la temperatura rispetto a 30 anni fa è aumentata di un grado. La neve che cade -in meno giorni- è sempre la stessa, ma per effetto dell’aumento della temperatura rimane meno tempo a terra. Le previsioni per i prossimi 80 anni sono di un ulteriore aumento della temperatura di ben 2 gradi, e sempre e solo nei mesi estivi – da giugno a settembre – non pioverà. Quindi ci si deve adattare a questi cambiamenti anche con opere indispensabili come la Diga di Vetto.

Convegno diMontecchio: i relatori, i candidati Franzini e Spaggiari e la forma di “formadio”

Il candidato per la lista “Borgonzoni presidente” Franzini ha affermato che “se il 27 gennaio Bonaccini sarà ancora presidente regionale, della Diga di Vetto da 100 milioni di metri cubi d’acqua o di un qualsiasi altro invaso-anche di 40 milioni- nessuno parlerà più”, considerando che da quest’anno i progetti di nuovi invasi-dighe necessitano del parere favorevole dell’Unione Europea e quindi l’acqua arriverebbe tra 20 anni, nel 2040. Di conseguenza” non arrivando entro 3/4 anni i milioni dimetri cubi d’acqua necessari alla Val D’Enza (cosa possibile con la pre-diga nel caso dell’attuale progetto “Marcello”) i prati stabili moriranno, con la fine anche dell’unico e distintivo al Re dei formaggi prevalentemente da prati stabili polifiti e irrigui. Solo votando centro destra – ha concluso l’ex sindaco di Palanzano – “ci sarà la Diga di Vetto multiuso e l’acqua per i campi, prati, vigne, uso civile e industriale, energia elettrica, lavoro e turismo in montagna”.

Alla fine del convegno, l’attesa apertura di una rara forma di Parmigiano Reggiano col marchio del “formadio” matildico, prodotta con il latte delle bovine alimentate col foraggio dei prati stabili polifiti. Quasi un rito propiziatorio per la sopravvivenza di un patrimonio millenario, oggi messo in pericolo dai cambiamenti climatici e anche dall’incapacità di decidere e agire nel modo giusto.

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Una risposta a 1

  1. Maria Russo Bizzarri Rispondi

    23/01/2020 alle 12:13

    Vigliamo parlare di quando a Bibbiano e San Polo il consorzio si appropriò di un beneficio risalente a Matilde di Canossa che dava gratuitamente da una fonte l’acqua ai contadini ? Terreni, prati stabili, irrigati da canali furono resi asciutti. I contadini fecero causa, ma i giudici tra lungaggini e sentenze stranamente a favore del consorzio fecero si che questi desistessero . Se vogliono irrigare devono pagare l’acqua. Penso ci sia ancora qualcuno che è in grado di testimoniare. Anche nella mia famiglia. posso ritrovare della documentazione

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