Angeli e Demoni, perchè la Procura vuole processare il sindaco Carletti
E perchè la Cassazione aveva annullato la misura cautelare a suo carico

14/1/2020 – Il sindaco di Bibbiano ed ex-delegato dell’Unione Comuni Val d’Enza alla specifica materia delle politiche
sociali, Andrea Carletti figura tra i 26 destinatari dell’avviso di chiusura
delle indagini nell’ambito dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’.

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti con l’avvocato Giovanni Tarquini

Carletti, insieme ad altri indagati tra i quali lo psicoterapeuta Claudio Foti “al fine di consentire a quest’ultimo la prosecuzione illecita del servizio di
psicoterapia, portavano avanti il progetto, già avviato in precedenza,
di una comunità per 18 minori in affido vittime di maltrattamenti e/o
abusi sessuali da crearsi a Bibbiano, su precisa indicazione di
Carletti, progetto denominato ‘Utopia’“. Lo sottolinea la procura di
Reggio Emilia nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari
che vede Carletti indagato per abuso di ufficio e falsità ideologica.

“Per questo progetto, sottolinea l’avviso di chiusura indagini, era stato già predisposto il progetto planimetrico, la suddivisione dei
ruoli e concordata la retta giornaliera di 250 euro a minore in cui
risultava già incorporato il servizio di psicoterapia specialistica
che, in assenza di qualsivoglia procedura ad evidenza pubblica, era
stato già interamente affidato al centro studi Hansel e Gretel
il
quale sarebbe stato destinatario di un centro studi adiacente alla
comunità medesima e avrebbe curato, verso corrispettivo, la formazione
degli operatori sociali”.

Proprio oggi sono state rese note le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione, il 3 dicembre scorso, ha annullatosenza rinvio la misura cautelare a carico del sindaco Carletti.

“Non c’erano gli elementi per imporre la misura coercitiva dell’obbligo di dimora- scrive la Suprema Corte, che rimarcano “l’inesistenza di concreti comportamenti”, ammessa anche dai giudici di merito, di inquinamento probatorio e la mancanza di “elementi concreti” di reiterazione dei reati.

Il ricorso in cassazione era stato presentato dagli avvocati difensori Giovanni Tarquini e Vittorio Manes, contro la decisione del Riesame dello scorso 20 settembre che aveva revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari per Carletti, ma aveva applicato l’obbligo di dimora nella sua casa di Albinea.

Sul rischio di inquinamento probatorio, gli ermellini sottolineano che l’ordinanza del riesame di Bologna del 20 settembre scorso non si è basata su “una prognosi incentrata sul probabile accadimento di una situazione di paventata compromissione delle esigenze di giustizia”.

Anzi, il Riesame, continua il verdetto, “pur ammettendo l’inesistenza di concreti comportamenti posti in essere dall’indagato, ne ha contraddittoriamente ravvisato una possibile influenza sulle persone a lui vicine nell’ambito politico amministrativo per poi inferirne, astrattamente e in assenza di specifici elementi di collegamento storico-fattuale con la fase procedimentale in atto, il pericolo di possibili ripercussioni sulle indagini”.

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