Addio a Giampaolo Pansa: la sua penna valeva la Storia
Aveva rivelato il terrore rosso del dopoguerra


13/1/2020Giampaolo Pansa, fra i più grandi giornalisti del Novecento italiano, se n’è andato ieri sera all’età di 84 anni. E’ morto a Roma, assistito dalla moglie, la scrittrice reggiana Adele Grisendi. Nel 2016 Pansa aveva perso il figlio Alessandro, ad di Finmeccanica, morto a 55 anni: un colpo dal quale Pansa non si era più ripreso.

Giampaolo Pansa

E’ stato uno storico e scrittore di primo piano: si può dire che abbia letteralmente rovesciato intere pagine italiane, con uno sguardo divergente ma vero su quello che fu il biennio rosso, la Resistenza e soprattutto la mattanza del dopoguerra. Rivelò all’Italia, sempre basandosi su documenti e su testimonianze dal vivo, l’enormità del terrore rosso successivo alla Liberazione restituendo dignità a tante pagine strappate e al sangue dei vinti, i fascisti presunti tali trucidati dai partigiani: così, appunto, intitolò il suo libro di maggior successo.Il sangue dei vinti.

Per questo era diventato il “revisionista” per eccellenza, la bestia nera della pubblicistica negazionista ancora oggi egemone negli istituti storici e nelle università.

Riportò alla luce la vicenda eroica di Giorgio Morelli “Il solitario”, il giovane partigiano cattolico che fu il primo a denunciare con articoli di fuoco i delitti commessi dai partigiani su ordine del Pci e dell’Anpi a Reggio Emilia., e che morì per le conseguenze di un attentato.

Le pagine di Pansa spinsero un gruppo di persone a Reggio Emilia a chiedere e a ottenere la riedizione della Nuova Penna (l’ anastatica degli anni 70 era praticamente scomparsa), che fu ristampata dalla Diabasis di Sandro Scansani grazie a un contributo della fondazione Manodori, guidata all’epoca da Antonella Spaggiari.

Fece scalpore l’assalto subito da Pansa nel 2006 a opera degli stalinisti dei centri sociali che invasero l’hotel Astoria dove era in corso la presentazione della “Grande Bugia”,il seguito del Sangue dei Vinti. Un blitz lasciò un segno profondoi in Pansa, che non volle più tornare a Reggio Emilia.

Pansa con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi

Innumerevoli i suoi colpi giornalistici rimasti nella storia della politica italiana. Fra i tanti lo scandalo Lockeed e l’intervista a Berlinguer alla vigilia delle elezioni del 1976, in cui il segretario del Pci affermò di sentirsi più al sicuro sotto l’ombrello della Nato.

Scrittore, polemista, commentatore, firma dei più importanti quotidiani italiani, dalla Stampa, dove ottenne il suo primo contratto da giornalista, nel 1961, al Giorno, dal Corriere della Sera a Repubblica (di cui è stato vicedirettore) al Messaggero, dall’Espresso a Epoca a Panorama, Giampaolo Pansa ha raccontato con acume la società e la politica italiana, fustigando i vizi della classe dirigente e soprattutto proponendo un punto di vista controcorrente, sempre in grado di stimolare il dibattito e la riflessione.

Reggio Emilia 2006: un momento dell’assalto subito da Pansa alla presentazione della Grande Bugia

Piemontese di Casale Monferrato, allievo di Alessandro Galante Garrone, Pansa aveva esordito nel giornalismo con la Stampa, occupandosi tra l’altro del disastro del Vajont, per passare poi al Giorno, al Messaggero di Roma, al Corriere della Sera (quotidiano con cui era tornato da poco a collaborare), e ancora a Repubblica e all’Espresso con cui aveva collaborato dal 1977 al 2008 quando abbandonò polemicamente il Gruppo Espresso, in contrasto con la linea editoriale.

Da allora ha scritto per Il Riformista, Libero, Panorama e The Post Internazionale. Una passione per gli anni del fascismo e della Resistenza maturata fin dalla tesi di laurea, Pansa ha firmato innumerevoli romanzi e saggi storici.

Nel 2001 ha pubblicato Le notti dei fuochi, sulla guerra civile italiana combattuta tra il 1919 e il 1922, ma anche I figli dell’Aquila, racconto della storia di un soldato volontario dell’esercito della Repubblica sociale italiana. Ha firmato poi il ciclo dei vinti, libri dedicati alle violenze compiute dai partigiani nei confronti di fascisti durante e dopo la seconda guerra mondiale: Il sangue dei vinti (vincitore del Premio Cimitile 2005), Sconosciuto 1945, La Grande Bugia e I vinti non dimenticano (2010).

Nel 2011 ha firmato Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri, in cui ritrae l’Italia degli umili tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX attraverso la storia dei propri nonni e genitori. E ancora La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti ( 2012) e Sangue, sesso e soldi . Una controstoria d’Italia dal 1946 ad oggi. Provocatore fino all’ultimo, tra i suoi libri più recenti l’autoritratto intitolato Quel fascista di Pansa e poi con un pamphlet su Salvini “Ritratto irriverente di un seduttore autoritario”.

Condividi

Una risposta a 1

  1. Bilancia Rispondi

    14/01/2020 alle 08:35

    Ovviamente in tv.. Rai e non, il tributo per questo immenso giornalista se lo sono ‘scordati’.
    La memoria per loro e per troppi funziona solo e da sempre in un senso. Il non senso.
    L’opportunismo ammazza verità.
    L’ideologia brucia cervelli.

    Grazie di tutto Giampaolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *