Parmigiano Reggiano
Fronda anti-Bertinelli, la maggioranza dei produttori diserta l’assemblea del Consorzio. Ecco perchè

10/12/2019 – Oggi a Reggio Emilia, l’Assemblea Generale dei Consorziati del Parmigiano Reggiano.

Il Presidente Nicola Bertinelli, con la sua relazione introduttiva, ha fatto il punto sullo stato di salute della filiera della più importante DOP italiana, mettendo in “evidenza le nuove opportunità offerte dai mercati internazionali e l’efficacia del piano di regolazione dell’offerta“. Che le potenzialità siano notevolissime, lo dimostra l’incredibile vicenda, documentata da Reggio Report, del “Parmigiano Reggiano Made in France” venduto a Bangkok a un prezzo equivalente a 135 euro al chilogrammo.

Ma passiamo oltre. Nel 2020 – ha detto Bertinelli – si prevede un moderato incremento della produzione che porterà il numero delle forme a quota 3,78 milioni.

Un dato che si riflette nel Bilancio Preventivo 2020 – approvato nel corso dell’Assemblea Generale dei Consorziati – con la cifra record di 41 milioni di euro di ricavi totali contro i 38,4 del 2019.

Nicola Bertinelli all’assemblea generale del Consorzio Parmigiano Reggiano

Sono 27 i milioni di euro (contro i 22,4 milioni del preventivo 2019) destinati a investimenti promozionali per lo sviluppo della domanda in Italia e all’estero: quasi 5 milioni in più rispetto all’anno precedente.

In Italia, l’investimento in attività promozionali (programmi in-store, campagne pubblicitarie, sponsorizzazioni, fiere ed eventi, vendite dirette) ammonterà a 15 milioni di euro, mentre saranno circa 6 i milioni di euro dedicati all’attuazione del Progetto Premium 40 mesi per lanciare il segmento delle lunghe stagionature. L’export rivestirà un ruolo chiave in ottica di sostegno del mercato: saranno 6 i milioni di euro stanziati per lo sviluppo dei mercati internazionali.

“Nel 2020 – ha affermato Bertinelli – avremo a disposizione oltre 41 milioni di euro per sostenere il mercato e creare nuovi sbocchi di domanda. Affinché la filiera del Parmigiano Reggiano si posizioni su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo dobbiamo investire in comunicazione sia in Italia sia all’estero per sottolineare ulteriormente i plus di prodotto: dalla naturalità del Parmigiano Reggiano alle sue biodiversità, passando per le lunghe stagionature”.

Tra le novità annunciate nel corso dell’Assemblea c’è il lancio del nuovo sito web del Consorzio che, già dai primi mesi del 2020, metterà a disposizione dei consorziati una piattaforma di marketplace con l’obiettivo di incrementare le vendite dirette dei caseifici. Altra voce rilevante è rappresentata dai 500 mila euro stanziati per azioni legali di tutela del marchio all’estero.

Fin qui le notizie ufficiali. Però non sono meno intessanti le notizie ufficiose, quelle “non autorizzate” che danno fastiio a chi conduce il gioco, e quindi dovrebbero essere taciute. Come la “fronda” che si è manifestata oggi in modo silenzioso, comunque clamoroso, nei confronti della gestione Bertinelli: all’assemblea generale si è presentata una netta minoranza di soci produttori, solo 122 su 330. In pratica il 37% degli aventi diritto al voto.

Perchè, visto che il momento non è facile? Dopo tanti anni di vacche grasse, le quotazioni del Parmigiano Reggiano sono crollate di due euro /kg in un solo mese, ribasso che investe tutte le tipologie di prodotto. E allora, come si spiegano tante defezioni? Non certo con le incombenti feste di Natale,

Alcuni bene informati ritengono che la diserzione di massa fosse organizzata da chi non è d’accordo sulla nuova strategia di Bertinelli per la stabilizzazione dei prezzi, ufficializzata nel corso dell’assemblea. Il presidente del consorzio ha proposto la costituzione di un tavolo interprofessionale tra i big del Parmigiano Reggiano per contenere le oscillazioni di prezzo in una forbice tra i 9 e i 10,50 euro/kg: in pratica una sorta di “cartello” dei prezzi – ma la parola è vietatissima – come accadeva decenni fa alla Borsa merci di Parma.

Ma la proposTa non sarebbe per nulla gradita a Confcooperative e Legacoop, le due centrali che organizzano i caseifici sociali, i quali costituiscono ancora il nerbo della produzione di parmigiano reggiano (non certo della commercializzazione). Centrali che sanno bene per esperienza consolidata che ai “tavoli” di compensazione – pur con tutte le buone intenzioni di partenza – finiscono per avere le peggio sempre i più deboli, cioè i piccoli che detengono la produzione ma non esercitano alcun controllo sugli sbocchi di mercato. Perchè un cartello dei prezzi finisce per attestarsi al punto più basso della forbice a danno del produttore, mentre chi detiene il controllo della distribuzione si prende la fetta più grossa.

E nel caso del parmigiano reggiano, problema nel problema, i maggiori commercianti, quelli molto ricchi e molto potenti, sono proprio i cosiddetti “padanisti” il cui business principale è costituito dal Grana Padano, antagonista numero uno del Parmigiano Reggiano. e che per questo avrebbero tutto l’interesse a un livellamento al ribasso dei prezzi.

L’assenza della maggioranza all’assemblea di oggi sarebbe così un segnale organizzato di dissenso di cui Bertinelli non potrà non tenere conto, e che prefigura già la battaglia per le future elezioni consortili.

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