Inquietanti allarmi bomba
L’on. Fiorini a Lamorgese: “Presidio permanente intorno al Tribunale”

2/11/2019 – “Alla luce della persistente situazione di elevato rischio per la sicurezza e l’incolumità pubbliche, il Governo dovrebbe intensificare le misure di sicurezza per il Tribunale di Reggio Emilia, parificandole a quelle adottate durante la celebrazione del processo “Aemilia”, e disporre un presidio permanente di Forze di Polizia attorno al Palazzo di Giustizia, a tutela del personale amministrativo, del corpo magistratuale, dell’avvocatura e di tutta l’utenza che, quotidianamente, frequenta quel Palazzo”.

Lo scrive la deputata emiliana di Forza Italia, Benedetta Fiorini, in una interrogazione al ministro dell’interno Lamorgese.

“A gennaio – continua Fiorini – dovrebbe avere inizio la fase dell’Appello del processo “Aemilia”, il più grande procedimento penale svoltosi al nord contro le infiltrazioni mafiose, il cui primo grado si è concluso a Reggio Emilia il 31 ottobre del 2018 con la condanna a complessivi 1233 anni di carcere per 119 su 148 imputati, molti dei quali sono stati condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso, con la complessiva conferma della teoria con cui l’impianto accusatorio dipinge una radicata presenza della ‘ndrangheta nel territorio della nostra regione.

I magistrati membri del collegio giudicante del processo “Aemilia” sono tutti sotto protezione dal novembre 2018″.

A distanza di soli 9 giorni dall’allarme bomba al Tribunale di Reggio Emilia dello scorso 20 novembre, annunciato con una telefonata anonima al centralino del Comando dei Vigili del Fuoco, un nuovo allarme è scattato il 29 novembre e il Palazzo di Giustizia è stato nuovamente evacuato. In tribunale c’erano pochi processi in corso, tra i quali proprio quello in Assise sugli omicidi di ‘ndrangheta del 1992.

Processo Aemilia: 31 ottobre 2018, la lettura della sentenza di primo grado

E poco prima dell’allarme bomba, nel corso dell’udienza aveva deposto come teste il dirigente della Squadra Mobile di Reggio Emilia Guglielmo Battisti, che aveva parlato di sei telefonate intercorse nel 1994 tra un’utenza riconducibile al boss Nicolino Grande Aracri (oggi all’ergastolo, e imputato nel processo Aemilia 1992) un’utenza del Rud, struttura di intelligence delle Forze Armate.

” Sono circostanze preoccupanti – aggiunge l’on. Fiorini – che dovrebbero spingere il ministero dell’interno da un lato a garantire il rinnovo delle misure di protezione adottate in favore dei magistrati del processo “Aemilia”, nell’ipotesi di perdurante pericolo per l’incolumità dei magistrati stessi e dei loro familiari, e dall’altro lato ad adottare adeguate misure di sicurezza in favore dei professionisti ai quali è affidata la gestione dei beni sequestrati alle mafie in Emilia Romagna. Forza Italia e tutto il centrodestra sono e saranno sempre al fianco delle Istituzioni che combattono contro tutte le mafie”.

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Una risposta a 1

  1. Chi vive sperando Rispondi

    04/12/2019 alle 10:37

    Forse che il confine tra onestà/legalità tra DENTRO (il Tribunale) e FUORI è ormai un tantino compromesso ?…?

    Buon lavoro alle Forze dell’Ordine; la speranza nella Giustizia autentica è l’ultima a morire.

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