Operazione Grimilde, sequestrati beni per 9 milioni ai fratelli Antonio e Cesare Muto Società di trasporti, 12 immobili e 92 veicoli. “Confermati i rapporti con la cosca Grande Aracri’

20/11/2019 – Nella mattinata di ieri il Ros dei carabinieri e il Comando Provinciale Carabinieri di Modena hanno eseguito nell’ambito della operazione Grimilde, un sequestro preventivo, a seguito di decreto della Dda di Bologna, nei confronti dei fratelli Antonio Muto (condannato in processo Aemilia e detenuto per associazione di tipo mafioso, truffa ed estorsione) e Cesare Muto, imprenditori attivi nel settore della logistica e trasporti, dei quali è stata confermata l’appartenenza al circuito economico-relazionale facente capo al sodalizio ‘ndranghetistico emiliano, storicamente legato alla cosca Grande Aracri di Cutro capeggiata dal boss Nicolino Grande Aracri, ora all’ergastolo.

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I sequestri avvengono nelle province di Reggio Emilia, Parma e Crotone, e riguardano beni immobili e mobili per un valore stimato di 9 milioni di euro.
Le indagini hanno evidenziato come i fratelli Muto, nel 2012, avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a soggetti diversi e, nel 2013, dopo essere stati colpiti da interdittiva antimafia, avessero anche costituito la società Cospar srl operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti, intestandone le quote a Salvatore Nicola Pangalli.

I SEQUESTRI

Nel dettaglio, i sequestri riguardano:

  • 5 aziende operanti nei settori autotrasporti ed immobiliare, per un fatturato relativo all’anno 2017 di circa 3 milioni e mezzo di euro, ed un patrimonio netto complessivo di € 1.063.999,00;
  • 12 immobili (tra cui 2 capannoni industriali sede delle aziende di autotrasporti, 3 abitazioni e 2 ettari e mezzo di terreno), acquistati ad un prezzo complessivo di 3 milioni euro;
  • 92 veicoli, tra cui 28 trattori stradali, 43 semirimorchi, 5 autobus, 4 furgoni, 2 autocarri, 10 autovetture tra cui una Maserati e due Volkswagen e 1 motociclo acquistati ad un prezzo complessivo di oltre 1 milione e mezzo di euro;
  • 9 rapporti bancari con saldi positivi per circa 100.000 euro
  • I carabinieri di Modena rilevano che le indagini, che, nell’ambito delle operazioni AEMILIA e GRIMILDE, già avevano dato origine a interventi repressivi di notevole portata nei confronti della consorteria di ‘ndrangheta emiliana capeggiata dai fratelli SARCONE, Alfonso DILETTO, Francesco LAMANNA, Francesco GRANDE ARACRI, Salvatore GRANDE ARACRI e altri – sfociati nelle due storiche sentenze AEMILIA del 31 ottobre 2018 e quindi negli arresti dell’operazione GRIMILDE sul territorio di Brescello, del giugno scorso con l’arresto fra l’altro di Antonio MUTO cl. 1971 per fittizia intestazione di quote societarie -hanno ulteriormente confermato l’ingerenza della cosca operante in Emilia nella gestione e controllo di attività imprenditoriali, formalmente intestate a prestanome, “nonché l’accumulo illecito di significativi patrimoni personali”. Inoltre dalle indagini patrimoniali Dall’esito delle indagini patrimoniali arrivano “conferme in ordine alla gestione occulta di imprese operanti su tutto il territorio nazionale. In particolare, attraverso l’analisi degli oltre 700 rapporti bancari, si è evidenziata la riconducibilità agli indagati di ogni processo decisionale interno alle aziende, per cui qualsiasi “ordine” relativo alle operazioni aziendali veniva vagliato e gestito dai reali dominus, dietro lo schermo di compiacenti prestanome”.
  • LA SOCIETÀ COSPAR
  • Dopo appena 2 mesi dall’interdittiva antimafia che li aveva colpiti nel 2013, i fratelli MUTO hanno costituito ed avviato una nuova società di trasporti e viaggi turistici, la Cospar, intestandone le quote al prestanome Salvatore Nicola Pangalli, ingegnere di origini crotonesi. Grazie agli accertamenti bancari è stato possibile accertare che Pangalli ha costituito la Cospar con provvista messagli a disposizione dalle società dei MUTO facendola transitare sui conti di una società “cartiera”
  • Da ultimo ” l’indagine economico-finanziaria ha confermato i legami tra i fratelli MUTO e gli altri imprenditori già condannati per aver fatto parte del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano, quali Giuseppe GIGLIO e i fratelli VERTINELLI”.


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