Angeli, demoni e dintorni
Il sistema Bibbiano doveva estendersi “a tutta la comunità reggiana”
Clamoroso documento di Manghi e dei sindaci del 2016

DI PIERLUIGI GHIGGINI

14/11/2019 – E’ dal 27 giugno, giorno nel quale è esplosa l’inchiesta Angeli e Demoni, che si insiste sulla necessità di scandagliare a fondo nelle radici politiche e culturali di una situazione, quella degli affidi in Val d’Enza, solo qualche giorno fa liquidata in Regione, con buona dose di cinismo, come “un raffreddore” nel sistema di tutela dei minori, nonostante i particolari spaventosi emersi dall’inchiesta sulla manipolazione dei documenti (e degli stessi minori) al fine di sottrarre i figli a loro genitori. Diciamo pure che la ricerca della verità “politica”, oltre i fondamentali aspetti giudiziari di una vicenda di cui parla tutto il Paese da mesi, non ha avuto sinora grande successo anche perchè si scontra con la diga difensiva, che sconfina nel negazionismo, eretta per mettere al riparo le forze politiche di governo in Emilia-Romagna.

Luglio 2019: fiaccolata e presidio davanti al Municipio di Bibbiano

Che le responsabilità politiche esistano, anche fuori della Val d’Enza (responsabilità che comunque – è bene precisarlo – sono altra cosa da quelle giudiziarie) ormai è pacifico. E’ sufficiente ricordare il convegno di Bibbiano dell’ottobre 2018 in cui i politici del Pd santificarono il progetto La Cura e il centro studi Hansel e Gretel del guru Claudio Foti, quando già l’inchiesta dei carabinieri e della Procura di Reggio Emilia era in pieno svolgimento.

Ma se qualcuno pretendeva la prova regina della copertura politica offerta al sistema Foti , questa l’ha scovata la consigliera provinciale
Cristina Fantinati, in un illuminante documento del 21 dicembre 2016 dall’ufficio di presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria presieduta dall’allora presidente della Provincia Giammaria Manghi, oggi sottogretario dlla Giunta regionale Bonaccini. Il comunicato stampa con il testo completo del documento è tuttora reperibile nel sito dell’ente Provincia, ED E’ LINKATO QUI .

Cristina Fantinati

Manghi e i sindaci dell’ufficio di presidenza, in quel documento molto assertivo e “specialistico” sostenevano che va combattuta ogni sorta di minimizzazione degli abusi e che “la psicoterapia è un salvavita per queste piccole vittime”. E tessevano le lodi proprio del progetto Bibbiano. Particolarmente significativo questo passaggio: ” In Val d’Enza, in cui i fenomeni di violenza sono emersi prima che in altri territori, si sono sperimentate innovative modalità di presa in carico delle vittime, ascolto, accoglienza, cura e infine accompagnamento in giudizio: anche il perseguimento del crimine necessita di un sostegno professionale adeguato. L’Unione Val d’Enza si è organizzata per affrontare il fenomeno della violenza sui minori, ed insieme all’Ausl, e all’Associazione Casina dei Bimbi ha aperto nei mesi scorsi un centro di riferimento per il maltrattamento e abuso. Questo servizio innovativo può ora essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana e rappresentare un punto di partenza per affrontare in modo efficace e qualificato un problema gravissimo, che va affrontato con il massimo impegno da parte delle istituzioni “.

Il progetto Val d’Enza e il cosiddetto sistema Bibbiano, insomma, dovevano diventare un punto di riferimento per tutta la provincia. Anzi, lo era già: il documento dei sindaci non lascia dubbi. E il convegno di ottobre del cinema Metropolis, alla luce di quel documento, evidentemente doveva costituire il passo finale e decisivo.

Quel documento era firmato da Gianmaria Manghi (Presidente della Provincia), da Paola Casali (vicepresidente, consigliera delegata al Welfare), Luca Vecchi (Sindaco di Reggio Emilia), Andrea Carletti (Sindaco di Bibbiano, Enrico Bini (Sindaco di Castelnovo Monti), Gianmarco Marzocchini (vicesindaco di Correggio), Camilla Verona (Sindaco di Guastalla), Emanuele Cavallaro (Sindaco di Rubiera).

Su tutto questo la consigliera Fantinati (Terre Reggiane – Forza Italia) ha depositato nei giorni scorsi un’interrogazione che dovrà essere discussa a palazzo
Allende.

“Alla luce dei recenti fatti che hanno coinvolto i Servizi Sociali ai minori della Val d’Enza, sembra incredibile che l’allora Presidente Manghi, insieme a questi Sindaci, Carletti compreso, avesse dichiarato che i servizi ai minori della Val d’Enza fossero una risorsa preziosa e un modello da esportare in tutta la provincia – spiega Fantinati – Come mai? Per tutti questi motivi ho deciso di interpellare il Presidente della Provincia per chiedere di riferire in merito a tale comunicato stampa e a tale atto approvato da Manghi, Vecchi, Andrea Carletti, Bini, Verona, Cavallaro e Marzocchini.

Giammaria Manghi con la fascia da presidente della Provincia

Ho chiesto inoltre – continua la consigliera, che è la coordinatrice provinciale di Forza Italia – di riferire al Consiglio se la CTSS abbia deliberato o dato pareri su atti inerenti i servizi sociali ai minori della Val d’Enza, se la nostra Provincia abbia mai visionato i dati dei minori presi in carico dai servizi sociali delle varie Unioni, espresso pareri, rilevato criticità, proposto provvedimenti“.

Nell’interrogazione chiede inoltre “che venga chiarito se la Provincia di Reggio Emilia abbia sostenuto e finanziato tale centro di accoglienza della Val d’Enza, se ci siano state collaborazioni a qualsiasi titolo con i soggetti coinvolti nell’inchiesta “Angeli e demoni”, se esista un osservatorio provinciale che si occupi di monitorare le varie casistiche riguardanti i servizi sociali, se si conoscono i numeri dei minori presi in carico e/o dati in affido dai servizi sociali nella nostra provincia, anche suddivisi per Unioni e Comuni per capire se sono emerse criticità o anomalie in determinate aree della nostra provincia”.

Fantinati vuole sapere anche “il costo complessivo e dettagliato per voci per la presa in carico e per gli affidi dei minori e se corrisponda al vero che l’Asl di Reggio Emilia abbia organizzato corsi di formazione per gli operatori dei servizi ai minori di tutta la nostra provincia affidandoli alla Hansel e Gretel e ai collaboratori di Foti“.

“Il Presidente della Provincia Zanni – conclude la consigliera azzurra – è stato da me sollecitato nei mesi scorsi affinchè informasse il Consiglio Provinciale sull’attività della CTSS in merito ai servizi ai minori della nostra Provincia, anche nell’ottica di individuare insieme procedure, controlli e buone pratiche per evitare che possa ripetersi ciò che è successo in Val d’Enza, ma ahimè, le mie richieste finora non sono state prese in considerazione da Zanni e dalla sua maggioranza”.

IL DOCUMENTO DEL DICEMBRE 2016 DELLA CONFERENZA TERRITORIALE SOCIALE E SANITARIA DI REGGIO EMILIA

“Abusi sui minori, chi minimizza è il miglior alleato degli orchi

La Conferenza territoriale sociale e sanitaria: “Serve impegno chiaro e netto delle istituzioni”. “Il centro di accoglienza della Val d’Enza risorsa preziosa a disposizione di tutta la comunità”

Rifiutare “categoricamente atteggiamenti di negazione, tolleranza e minimizzazione” e rinnovare “a tutti i livelli l’impegno chiaro e netto delle istituzioni a contrastare i fenomeni di abuso e di maltrattamento dei minori che compromettono il futuro delle nostre comunità”. E’ l’impegno assunto dalla Conferenza territoriale sociale e sanitaria (Ctss) di Reggio Emilia, presieduta dal presidente della Provincia Giammaria Manghi, attraverso un documento approvato dall’Ufficio di presidenza. Un impegno che trae origine dai recenti fatti di cronaca reggiana, in occasione dei quali si sono purtroppo registrate “minimizzazioni e semplificazioni del fenomeno”, che rappresentano “il migliore alleato di chi abusa i nostri bambini”. “L’abuso sui minori non è trasgressione né curiosità, ma è la forma più orribile e dannosa di violenza, da contrastare a tutti i livelli mettendo in campo tutte le energie necessarie: dalle forze dell’ordine, ai servizi educativi, sociali e sanitari – si legge ancora nel documento – Tutte le istituzioni devono muoversi con estrema chiarezza e con il massimo impegno per contrastare un fenomeno che è trasversale e interessa tutte le classi sociali”.

La pagina del sito della Provincia col comunicato e il documento

Nel ribadire che “tutti i bambini e ragazzi hanno diritto ad una famiglia amorevole, all’istruzione, alla salute e al benessere” e che occorre “restituire alle piccole vittime e all’intera comunità la speranza nel futuro e la fiducia di potere insieme, nella solidarietà e nel rigore, combattere tutti i fenomeni di abuso”, l’Ufficio di presidenza della Ctss cita il centro di riferimento per il maltrattamento e abuso che l’Unione Val d’Enza ha aperto nei mesi scorsi insieme all’Ausl e all’associazione Casina dei Bimbi, “un servizio innovativo che può ora essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana e rappresentare un punto di partenza per affrontare in modo efficace e qualificato un problema gravissimo, che va affrontato con il massimo impegno da parte delle istituzioni”. Questo il documento approvato dall’Ufficio di presidenza .

Il fenomeno della violenza sessuale sui bambini nelle società è stato paragonato ad un fiume carsico, talvolta emerge per poi essere nuovamente inghiottito dalla terra, negato, occultato, minimizzato, per poi riemergere in ondate sensazionalistiche e di nuovo ricadere nel silenzio. E’ quello che è successo recentemente anche a Reggio Emilia in relazione al caso del pedofilo seriale: l’abuso sembra diventare una realtà solo quando attira l’attenzione mediatica su situazioni particolarmente gravi ed agghiaccianti, suscitando giustamente sdegno e condanna. L’ambiente sociale in cui si sono consumati gli abusi, i luoghi degradati delle periferie, portano ad una lettura semplicistica e quasi prevedibile, ma l’abuso non è purtroppo un fenomeno legato solamente a determinati contesti sociali, anche se questi rappresentano dei fattori di rischio maggiore: è trasversale e interessa tutte le classi sociali. Non conosce distinzioni di ceto e censo, come da anni ci indicano le ricerche internazionali e l’esperienza di tutti gli operatori che lavorano ”sul campo” con le vittime della violenza sessuale.

In Italia – nonostante possiamo contare su un sistema normativo adeguato e all’avanguardia, in particolar modo nella nostra regione – ci scontriamo con un enorme problema culturale e con atteggiamenti di negazione, di resistenza a riconoscere e ad individuare l’abuso sui minori, a tutti i livelli, soggettivo e istituzionale, problema che impedisce di intercettare precocemente queste situazioni. Dalla ricerca Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia) e Terre des Hommes risulta che le situazioni di abuso nel nostro Paese rappresentano il 4% dei casi di maltrattamento, vale a dire 4000 bambini abusati in tutta Italia. Ma i dati europei ed internazionali sono molto più alti (10%) e l’Oms Europa parla addirittura di 18 milioni di bambini e bambine vittime di violenza sessuale in Europa. Dunque l’Italia è un’isola felice? Purtroppo non è così, come dimostrano le situazioni di abuso, che riaffiorano anche dopo molto tempo, in età adulta. Semplicemente nel nostro paese il fenomeno non è adeguatamente conosciuto e rilevato. E’ assolutamente necessario investire sulla prevenzione. La violenza sui bambini e le bambine, compresa quella sessuale, si contrasta efficacemente solo sensibilizzando e formando le persone all’ascolto dei bambini. Servono persone pronte a riconoscere e rilevare queste situazioni, operatori attenti e preparati, ma serve anche una società meno indifferente, più tutelante e più disponibile a contrastare efficacemente i fenomeni di violenza sui minorenni. Le minimizzazioni e le semplificazioni del fenomeno, di cui si è avuto purtroppo qualche esempio anche nei giorni scorsi in relazione al caso di Reggio Emilia, sono il migliore alleato di chi abusa i nostri bambini.

Minimizzare vuol dire tollerare, e noi diciamo no! L’abuso sui minori non è trasgressione né curiosità, ma è la forma più orribile e dannosa di violenza, da contrastare a tutti i livelli mettendo in campo tutte le energie necessarie: dalle forze dell’ordine, ai servizi educativi, sociali e sanitari. Tutte le istituzioni devono muoversi con estrema chiarezza e con il massimo impegno per contrastare le violenze. La psicoterapia per le piccole vittime è il salva vita e da questo non si arretra! Sono necessarie risorse, ma ancor di più voglia di non girarsi dall’altra parte.

In Val d’Enza, in cui i fenomeni di violenza sono emersi prima che in altri territori, si sono sperimentate innovative modalità di presa in carico delle vittime, ascolto, accoglienza, cura e infine accompagnamento in giudizio: anche il perseguimento del crimine necessita di un sostegno professionale adeguato. L’Unione Val d’Enza si è organizzata per affrontare il fenomeno della violenza sui minori, ed insieme all’Ausl, e all’Associazione Casina dei Bimbi ha aperto nei mesi scorsi un centro di riferimento per il maltrattamento e abuso. Questo servizio innovativo può ora essere messo a disposizione di tutta la comunità reggiana e rappresentare un punto di partenza per affrontare in modo efficace e qualificato un problema gravissimo, che va affrontato con il massimo impegno da parte delle istituzioni. Occorre ricordare che tutti i bambini e ragazzi hanno diritto ad una famiglia amorevole, all’istruzione, alla salute e al benessere. Questi diritti sono sanciti dalla nostra Costituzione e dalle convenzioni internazionali, ma è necessario rinnovare l’impegno di tutte le Istituzioni e della società civile perché in moltissimi, troppi casi, questi diritti vengono disattesi. Dobbiamo restituire alle piccole vittime e all’intera comunità la speranza nel futuro e la fiducia di potere insieme, nella solidarietà e nel rigore, combattere tutti i fenomeni di abuso. Rifiutiamo categoricamente atteggiamenti di negazione, tolleranza e minimizzazione. Rinnoviamo, a tutti i livelli, l’impegno chiaro e netto delle Istituzioni a contrastare i fenomeni di abuso e di maltrattamento dei minori che compromettono il futuro delle nostre comunità.

Firmato: L’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Reggio Emilia”.

L’Ufficio di Presidenza della Conferenza territoriale sociale e sanitaria (CTSS) di Reggio Emilia in data 21 Dicembre 2016 era così composto: Presidente: Gianmaria Manghi (Presidente della Provincia) VicePresidente: Paola Casali (Consigliera delegata al Welfare) Membri: Luca Vecchi (Sindaco di Reggio Emilia), Andrea Carletti (Sindaco di Bibbiano, Enrico Bini (Sindaco di Castelnovo né Monti), Gianmarco Marzocchini (Vice-Sindaco di Correggio), Camilla Verona (Sindaco di Guastalla), Emanuele Cavallaro (Sindaco di Rubiera).

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3 risposte a Angeli, demoni e dintorni
Il sistema Bibbiano doveva estendersi “a tutta la comunità reggiana”
Clamoroso documento di Manghi e dei sindaci del 2016

  1. Martina Rispondi

    14/11/2019 alle 20:53

    Complimenti alla Fantinati! Bravissima.

    • Bea Rispondi

      15/11/2019 alle 06:33

      Concordo. Ce ne fossero.

  2. Guido Carboni Rispondi

    15/11/2019 alle 13:00

    Bravissima !!!!!!! Credo che la provincia debba chiarire al più presto!! Mi meraviglia che alcuni sindaci che penso siano brave persone, ed in particolare Enrico Bini che stimo per conoscenza diretta, e che oggi stesso chiamerò affinché anche lui si faccia carico di dare le risposte che chiede la Fantinati, che sono le stesse che chiedono tutti al di là delle simpatie politiche!!!

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