Forsu di Gavassa e Parmigiano Reggiano: qualcuno ha giocato sporco
Regione e comuni smentiti sui dati dei clostridi
Battaglia in tre consigli, comitati in piazza

DI PIERLUIGI GHIGGINI

3/11/2019 – Con tre sedute quasi in contemporanea dei consigli comunali di Reggio Emilia, di Correggio e di San Martino in Rio, il Pd ha programmato “manu militari” per lunedì 4 novembre il via libera delle assemblee elettive (controllate senza eccessivi problemi) alla realizzazione del Forsu-biometano di Gavassa, mega impianto dalla capacità di 160 mila tonnellate anno di trattamento dei rifiuti organici urbani e degli sfalci, da trasformare in compost: un complesso industriale articolato in quattro biodigestori in una zona agricola strategica per la filiera del Parmigiano Reggiano, su un’area di 17 ettari e con un investimento di circa 54 milioni di euro.

Il voto è programmato ancora prima della conclusione della Conferenza di Servizi chedelibera sull’ autorizzazione con procedura speciale, e si riunirà per l’ultima seduta mercoledì 6 novembre a Bologna .

Non sarà tuttavia una giornata semplice: Sala del Tricolore, prima ancora di affrontare la discussione sulla variante urbanistica di Gavassa, dovrà votare sulla richiesta di istruttoria pubblica avanzata con un documento firmato da più di un terzo dei consiglieri comunali. E i motivi, per sottoporre il Forsu a un’istruttoria con il coinvolgimento di esperti indipendenti, non mancano.

La vicenda evidenzia una situazione di conflitto d’interessi dei Comuni che approvano il progetto, e che sono azionisti Iren: una classica situazione di controllori-controllati, in particolare per il Comune di Reggio il cui sindaco Vecchi è coordinatore del patto di sindacato fra i comuni che detengono la maggioranza di Iren.

Non a caso le opposizioni hanno annunciato un esposto all’Autorità antiocorruzione. E certamente l’ex presidente Anac Raffaele Cantone, che sarà a Reggio e a Correggio proprio martedì, potrebbe dire qualcosa in proposito.

La chiamata alla mobilitazione dei Comitati

Intanto i Comitati Salute Ambiente di Reggio Emilia – che accusano le giunte di aver programmato le sedute con una strategia “da far impallidire il nuoto sincronizzato” – stanno chiamando a raccolta cittadini e agricoltori attraverso Facebook per manifestare sotto i Municipi contro un progetto definito “folle”: alle 16 davanti al Municipio di Reggio (piazza Prampolini), alle 16,30 presidio a Correggio e la sera, a San Martino in Rio, dove il consiglio comunale è convocato per le 16,30.

Un lunedì che si annuncia infuocato, anche perchè l’approvazione dell’impianto viene proposta in una situazione di ambiguità: i Comuni ingiungono un limite di circa 80 mila tonnellate trattate all’anno, equivalenti di fatto alla frazione organica e agli sfalci agricoli prodotti nelle province di Reggio Emilia e Parma, però Iren sarà comunque autorizzata a costruire un impianto dalla capacità doppia.

I sindaci Fuccio, Vecchi e Malavasi alla conferenza stampa sul Forsu di Gavassa

Una situazione di ambiguità resa più acuta dallo scivolone in cui è incappato il comune di Reggio, a proposito dei rischi – veri o presunti – per la filiera del Parmigiano Reggiano, in particolare per il fieno destinato all’alimentazione delle bovine che forniscono il latte speciale.

DATI SUI CLOSTRIDI, SCIVOLONE DEL COMUNE DI REGGIO

Nei giorni scorsi, col comunicato successivo alla conferenza stampa dei sindaci Vecchi, Fuccio e Malavasi, il comune di Reggio, citando tra virgolette la Regione Emilia-Romagna, aveva assicurato che non esisterebbe alcuna incompatibilità col disciplinare del Parmigiano Reggiano “in quanto – sono le parole del comunicato – la scelta tecnologica di realizzare in sequenza un processo “anaerobico” e successivamente “aerobico” genera un abbattimento dei clostridi nel digestato e nel compost prodotto pari al 94.6%, ovvero in linea con quelli normalmente presenti nei letami bovini che vengono abitualmente utilizzati per la concimazione dei terreni”.

II riferimento è “a una ricerca del 2015, svolta dall’Istituto di microbiologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Crpa, con il supporto del Consorzio italiano biogas e dei Consorzi di tutela del Parmigiano-Reggiano e del Grana Padano: l”esito delle analisi ha evidenziato che il numero di spore di specie clostridiche presenti nei vari digestati esaminati non varia in maniera statisticamente significativa rispetto ai differenti mix delle matrici organiche utilizzate per il processo di digestione anaerobica e si aggira su valori analoghi a quelli già presenti nei letami in ingresso.

“Nel caso del progetto di impianto in oggetto (quello previsto a Gavassa di Reggio Emilia, ndr), il digestato da Forsu viene inoltre sottoposto ad un successivo trattamento aerobico per la produzione di compost, trattamento che per le sue caratteristiche comporta un forte abbattimento dei ceppi batterici che necessitano di condizioni anaerobiche, come appunto quelli del genere Clostridium”.

Così conclude quel comunicato diramato appena qualche giorno fa 25: “Dalla ricerca, sottolinea la Regione, emerge che la percentuale media di abbattimento alla fine del processo di compostaggio è pari al 94,6%. E pertanto, conclude la Regione, “non si rileva una incompatibilità dell’impianto né con i criteri di cui alla delibera dell’assemblea legislativa regionale n.51/2011, né con il disciplinare di produzione del Parmigiano-Reggiano che pone limitazioni al solo utilizzo di insilati”.

La conferenza stampa delle opposizioni del comune di Reggio sull’istruttoria pubblica

IL PROFESSOR CAPPA CORREGGE E SMENTISCE LA VERSIONE DI REGIONE E COMUNE DI REGGIO

Invece le cose, a quanto pare, non stanno così, ed è proprio l’autore della ricerca, il microbiologo Fabrizio Cappa dell’Università del Sacro Cuore a coreggere, diciamo pure a smentire, Comune di Reggio e Regione con un’intervista rilasciata a Paolo Patria e pubblicata sabato sul Carlino Reggio .

Cappa chiarisce che la ricerca del 2015 era basata su un impianto molto diverso da quello di Gavassa (che prevede non solo la digestione anaerobica, ma anche una fase aerobica per la produzione del compost destinato all’agricoltura) e che tale dato “noi non lo abbiamo ancora“. Inoltre c’è stato un “fraintendimentosulla cifra del 94,6% di abbattimento dei clostridi, che si riferisce non alla ricerca del 2015, ma a una serie di analisi “totalmente diverse” fatte sui campioni forniti da Iren (dunque non raccolti direttamente dall’Università) e provenienti da un impianto di Trento.

In sostanza Cappa afferma che “il dato preliminare è attendibile, ma per conclusioni definitive servirebbero più esami” e uno studio definitivo necessita minimo un anno. Nel frattempo “in via di precauzione meglio non utilizzare questo composto in zone del Parmigiano Reggiano“. Perchè questo concime può diventare una via di propagazione di sporigeni “cosa assolutamente” da evitare.

I clostridi , va chiarito, sono un nemico dei formaggi a lunga stagionatura: possono generare gravi difetti (gonfiori e fermentazioni indesiderate) con conseguente scarto della forma.

Per concludere: il professor Cappa chiede esami approfonditi (anche su altri inquinanti, non solo sui clostridi) e invoca il principio di precauzione sull’impiego del compost nei terreni da Parmigiano Reggiano.

E’ una smentita, senza polemiche ma evidente, delle affermazioni del comune di Reggio e della Regione, che hanno dato per definitive analisi che definitive non sono, e che comunque riguardano, almeno per il 2015, una situazione completamente diversa.

QUALCUNO HA MANIPOLATO I DATI

La sostanza è che qualcuno ha manipolato i dati diffusi al pubblico. Qualcuno, come si dice, ha giocato sporco: consapevolmente o per incompetenza, poco importa. E il “qualcuno” che ha spacciato senza troppi scrupoli la versione sbagliata dei dati, dovrebbe dimettersi. Perchè si tratta di false o carenti informazioni al pubblico, vale ai cittadini amministrati (tra questi anche tutto il mondo economico del Parmigiano Reggiano) da parte degli amministratori pubblici che, per quanto riguarda i Comuni, sono contemporaneamente azionisti di Iren.

La domanda sorge spontanea: chi ha fornito e scritto la versione della Regione diffusa dal comune di Reggio? Quale assessore, quale sindaco, quale presidente?

Come abbiamo visto, le ragioni per procedere a una istruttoria pubblica, con esperti indipendenti e lontani da conflitti d’interesse, non mancano.

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3 risposte a Forsu di Gavassa e Parmigiano Reggiano: qualcuno ha giocato sporco
Regione e comuni smentiti sui dati dei clostridi
Battaglia in tre consigli, comitati in piazza

  1. Alessandro Davoli Rispondi

    04/11/2019 alle 12:55

    Dai lontani studi di microbiologia, voto 30/30, all’università di Parma, mi par di ricordare che la flora intestinale tipica dei bovini è differente da quella che si riscontra nelle putrefazioni dei rifiuti eterogenei presenti negli impianti di trattamento degli organici.
    Per intenderci lo “stomaco” e “l’intestino” delle nostre mucche non contengono gli stessi batteri prodotti dagli impianti tecnologici. E se anche fosse corretto il dato dell’abbattimento dei batteri attivi, nulla viene detto delle spore, ovvero la trasformazione che il clostride subisce quando va in “letargo”. Letargo dal quale prontamente si risveglia appena le condizioni di vita diventano favorevoli, come all’interno di una forma di Parmigiano Reggiano!
    Il risultato: forme di Parmigiano Reggiano immangiabili, gonfie, marce … che fermentano durante la stagionatura e si spaccano e che devono essere buttate … tra i rifiuti … con danni economici enormi.
    L’ingegnere civile (edilizia), amministratore delegato IREN Ambiente, Roberto Paterlini, non ha ne’ la forma mentis ne’ le conoscenze adatte alla bisogna. Un ripensamento e un atto di sana umiltà, invece che l’atteggiamento arrogante sin qui tenuto, sarebbe utile e apprezzabile.
    Alessandro Davoli
    Consigliere comunale, capogruppo, Castelnovo Monti
    Consigliere Unione Montana dei comuni dell’Appennino reggiano

  2. Maria Grazia Rispondi

    04/11/2019 alle 13:38

    I Comuni possono sputare nel piatto dove mangiano? I prelievi e Le analisi dovevano essere eseguiti da Società o Istituti SUPER PARTES.

  3. Mery Rispondi

    04/11/2019 alle 21:17

    Decisioni “pro domo mea” dettate, temo, da un risvolto economico. Un amministratore serio e attento, dovrebbe porsi 1001 scrupolo di coscienza se il rischio maggiore lo corre proprio il parmigiano reggiano. L’impianto sarà più dannoso che utile. Infatti, Paterlini, ha già detto che con il gas eventualmente prodotto, non si avrà alcun beneficio sulle bollette. Servirà principalmente a sensibilizzare la popolazione. Direi che siamo già abbondantemente sensibilizzati.

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