Formaggio italiano, ma latte straniero
Report scoperchia il calderone dei trucchi
Nella lista 1.800 produttori: anche Granarolo, Newlat e Parmalat

26/11/2019 – Un fiume di latte arriva ogni giorno alle frontiere italiane da Germania, Polonia, Ungheria, Romania, Paesi baltici. In poche ore magicamente cambia nazionalità e viene destinato alla produzione di formaggi “100% italiani”.

Parallelamente, una montagna di semilavorati e formaggi pronti (cagliate, mozzarelle, prodotti a pasta dura e morbida, similgrana) dilaga ogni notte con i tir frigo dalle valli del Nord e, in poche ore, diventa magicamente formaggio 100% italiano.

Auto cisterna di latte entra in Italia alla frontiera di Bressanone

Ieri sera Report di Rai3, condotto da Sigfrido Ranucci, ha mandato in onda l’inchiesta “Latte Versato” di Rosamaria Aquino, e ha scoperchiato il calderone di un affare tutto italiano: un milione di tonnellate di latte straniero entra ogni anno nei caseifici italiani e – senza che ne sia dichiarata la provenienza con sufficiente chiarezza – diventa formaggio garantito “tricolore”. Tutto questo è reso possibile da trucchi nelle carte, grazie ai quali diventano produttori di latte persino vitellini e magari tori, come in un giro di Anime Morte due secoli dopo Gogol . E tutto mentre fior di produttori onesti, schiacciati dai costi, dalla concorrenza sleale e dalle multe per i vecchi splafonamenti delle quote latte, hanno dovuto smantellare allevamenti un tempo modello.

Sigfrido Ranucci presenta l’inchiesta Latte Versato

Ranucci cita un’inchiesta dell’ispettore Mantile, ex vicecomandante dei carabinieri del Minitero politiche agricole, poi confluita in quella dei Ros, il reparto speciale dei carabinieri. “Che cosa è emerso da quell’indagine? Che 6 milioni di bovini sono stati inseriti nelle banche dati come producenti latte e invece latte non ne producevano. Ci hanno infilato dentro le vacche che non avevano partorito, qualche furbo ci ha infilato tori e vitelli, che insomma, anche a stimolarli, latte non ne fanno”.

Persino il tribunale di Roma ha dovuto gettare la spugna di fronte al dilagare delle iregolarità: inchiesta chiusa con con un’archiviazione, “perché”, ha scritto il Gip, “la falsità dei dati è nota a tutte le autorità amministrative e politiche rimaste consapevolmente inerti per vent’anni”.

Rosamaria Aquino

Il dito nella piaga lo ha messo la giornalista Rosamaria Aquino, che è riuscita a ottenere un documento esplosivo, svelato nel corso di un ampio reportage realizzato tra Bressanone, i meandri del ministero, le stalle e i produttori di Molise e Puglia, Lombardia , Veneto ed Emilia, per concludersi alla scintillante fiera mondiale dei formaggi di Bergamo, dove un erborinato dell’Oregon ha battuto il miglior Parmigiano Reggiano, tra comprensibili recriminazioni.

L’Aquino-list consiste dunque in un elenco di 1800 caseifici e multinazionali italiane che importano latte dall’estero.

Silvio Borrello

Appartiene al data base che un direttore generale del Ministero Salute, Silvio Borrello, continua incredibilmente a tenere segreto, rifiutandosi persino di ottemperare a una sentenza del Consiglio di Stato: “Alcune industrie hanno detto che non volevano l’ostensione dei dati – ha dichiarato a Report- mi hanno in qualche modo avvisato che avrebbero fatto una richiesta di risarcimento danni”.

In ogni caso, quel documento ora lo ha ottenuto anche Coldiretti dopo una battaglia legale durata anni. E’ relativo solo a tre mesi del 2017, una goccia nel mare che però basta e avanza per farsi un’idea delle dimensioni colossali del giro. Milleottocento aziende e multinazionali che acquistano latte straniero” per un milione di tonnellate all’anno.

Latte e formaggi stranieri che ogni giorno e ogni ora magicamente cambiano carta d’identità e diventano italiano, come in una parodia clandestina dello ius soli.

E allora, cosa c’è in quella lista? Ci sono anche i nomi di Granarolo, Parmalat, della reggiana Newlat (ex Giglio), di caseifici del Grana Padano e anche del Parmigiano Reggiano che oltre al formaggio Dop producono anche altri formaggi e grattuggiati misti. Ecco cos’ha rivelato Report ieri sera.

Sigfrido Ranucci

Ranucci: “Galbani acquista tonnellate di cagliate lituane, creme di latte dalla Spagna, mozzarelle dalla Francia. Dice che le cagliate sono solo l’1% delle loro produzioni le utilizzano per formaggini e mozzarelle per la ristorazione e riportano l’origine in etichetta.

Prealpi: tonnellate di formaggi e cagliate dalla Germania, formaggi a pasta dura persino dalla Finlandia – pensate un po’ – mozzarelle dalla Danimarca. Ci ha scritto che mette l’origine in etichetta.

Granarolo compra latte dalla Francia, dalla Repubblica Slovacca, dalla Slovenia e dall’Ungheria.

Il gruppo Newlat che significa Giglio, Polenghi, Torre In Pietra tonnellate di latte crudo dall’Ungheria.

Parmalat di Collecchio, Parmalat, compra tonnellate di latte crudo dalla Slovenia, Belgio, Croazia, Ungheria, Repubblica Slovacca e formaggi dalla Polonia equivalenti a circa il 30 % della produzione complessiva; lo indica in etichetta, ci scrive.

Poi ci sono i produttori di mozzarelle Francia e Cuomo che dalla Germania comprano le mozzarelle. Francia dice che commercializza prodotti a marchio tedesco in Italia e che le mozzarelle sono destinate alla ristorazione.

Poi ci sono anche i caseifici del Grana Padano che oltre la produzione DOP fanno i grattugiati misti e acquistano latte e formaggi da Germania, Polonia, Ungheria.

Quelli del Parmigiano che acquistano da Lituania e Lettonia. Su nostra domanda ci hanno risposto che utilizzano il prodotto straniero solo per i formaggi generici.

Se è tutto così trasparente non capiamo perché poi i casari sono così stitici nel parlare di questo problema”.

Aquinoè venuta anche a Reggio Emilia a intervistare Paolo Crotti, caseificio Roncadella, produttore di latte biologico al Podere Giardino

Aquino: ” É uno dei caseifici di Parmigiano che il latte va a prenderlo direttamente in stalla a 100 metri da dove si produce. La fama è arrivata addirittura in Vaticano, il suo formaggio l’ha gradito pure il Papa, e da quelle parti ne capiscono. Ma quanto costa produrre seguendo con rigore il disciplinare della DOP?

Paolo Crotti: Sui 300 euro.

Aquino: Se questo latte non provenisse da area DOP, magari latte estero, quanto verrebbe a costare?

Crotti: Mediamente sui… 100 euro.

Aquino: C’è qualcuno che fa il furbo?

Crotti: Che cosa mi vuoi arrivare a far dire?

Paolo Crotti e Rosamaria Aquino

Non manca un riferimento di Aquino a un’inchiesta della Procura di Reggio Emilia (e a un articolo di Reggio Report) ” Nel 2017 la Procura di Reggio Emilia indaga 27 persone per frode e contraffazione di Grana Padano e Parmigiano. Nell’inchiesta finiscono anche pezzi grossi dei consorzi, tra cui lo stesso Berni (direttore del consorsio Grana Padano, ndr.) sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio, perché, sarebbe venuto meno al suo dovere di terzietà cercando di diminuire la responsabilità della Nuova Castelli, alla quale erano state sequestrate 7.700 forme. Chi controlla come controllano i controllori? In un film giallo a questo punto entrerebbe in gioco “la scientifica”.

La conclusione dell’inchiesta Latte Versato è amara: “La falsità dei dati (sulla produzione di latte nazionale, ndr) era nota a tutte le autorità amministrative e politiche rimaste consapevolmente inerti per vent’anni per evitare di scontentare singole corporazioni o singoli centri di potere, di interesse, determinando ingenti danni allo Stato e a i quei singoli allevatori onesti che invece le regole dello Stato le hanno rispettate.

Il Gip aveva anche dato le carte al ministero delle Politiche agricole perché facesse pulizia. Hanno istituito una commissione durata pochi mesi, è caduta con il Governo. Buonanotte ai suonatori.

Rincorrono così tanto l’oblio, a discapito di quegli allevatori onesti e della qualità, che non vogliono neppure piangere sul latte versato. Poi però si rammaricano se alle olimpiadi dei formaggi a Bergamo, quest’anno la medaglia d’oro se l’è aggiudicata un formaggiaio dell’Oregon”. Vedremo se cambieranno musica e suonatori, almeno un pochino.

Pierluigi Ghiggini

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9 risposte a Formaggio italiano, ma latte straniero
Report scoperchia il calderone dei trucchi
Nella lista 1.800 produttori: anche Granarolo, Newlat e Parmalat

  1. Carlo Menozzi Rispondi

    26/11/2019 alle 08:49

    Anni fa, in Francia, trovai al supermercato mozzarella marcata Granarolo e prodotta in Germania. Arrivato a casa, scrissi alla ditta pensando che qualcuno usasse il loro marchio per spacciare falsi prodotti italiani. La risposta, dopo diversi giorni, fu un capolavoro di equilibrismo…..
    Già da allora avevo capito ….

    • fausto Poli Rispondi

      26/11/2019 alle 14:27

      In sintesi: globalizzazione tocca pure il food.

  2. Diletto Sapori Rispondi

    26/11/2019 alle 09:37

    DILETTO SAPORI PARLA.
    Carissima Reggio Report, non posso che stimare il lavoro pressoché unico di ricerca informativa e denuncia che lo stimatissimo vostro Direttore Ghiggini conduce da anni.
    In qualità di Sociologo del Convivio, a nome di tutti i commensali virtuali e non, tricolori e non, devo alzare contro questi fatti la più sinistra BANDIERA NERA. È abominevole questa vicenda, è vera PESTE, capace di fare sgretolare uno dei pochi baluardi d’orgoglio nazionale rimasti, il nostro agroalimentare, con un attacco gravissimo al suo castello reale, il settore lattiero-caseario e addirittura uno scacco a sua Maestà il Parmigiano Reggiano e al suo alfiere Grana Padano soprattutto. Il sindacato dei produttori, intanto della Provincia di Reggio Emilia e poi dell’intero Paese, deve richiedere a TUTTI I SINGOLI PRODUTTORI di esporsi pubblicamente con una testimonianza firmata di correttezza nell’uso di latte e derivati di SOLA ORIGINE PREVISTA dai capitolati dei DOP DOC DOCG nonché altri privati declamati.
    Viva l’Italia e i suoi formaggi, abbasso gli speculatori che infangano i colori della nostra allegra bandiera. Che vadano ai lavori forzati, a mungere con le mani (pulite) per 20 ANNI VERE VACCHE ITALIANE.

  3. luisa Rispondi

    26/11/2019 alle 09:47

    quindi come stato abbiamo pagato le multe per le quote latte per colpa loro? voglio i danni. e non scherzo. e poi andavano anche i piazza a piangere, ma andate a quel paese

  4. Stefano Rispondi

    26/11/2019 alle 11:31

    Da produttore(onesto) ma sopratutto da consumatore penso che bisognerebbe chiedere al sig Borrello i danni e un risarcimento per aver consumato prodotti italiani,che di italiano forse avevano solo l’etichetta anche grazie alla sua connivenza!!!

  5. Martina Rispondi

    26/11/2019 alle 11:36

    Mi preme capire quanto possa essere contaminato dal post Chernobyl il latte prodotto nei paesi dell’Est. Quali i rischi in concreto per la salute, al di là della mera speculazione?

  6. Bruna Rispondi

    26/11/2019 alle 13:56

    agli ” stupiti” rammento le 4 LIBERTA’ FONDAMENTALI DEI TRATTATI DELLA UE:
    :Sono le quattro libertà fondamentali, simbolo dell’integrazione comunitaria, previste dal Trattato di Roma per la completa realizzazione il mercato interno (v.):
    — la libera circolazione delle merci (v.) che prevede la soppressione delle barriere doganali (v.) e il conseguente libero trasporto delle merci tra gli Stati membri;
    — la libera circolazione delle persone (v.) che ha abolito tutte le formalità doganali tra gli Stati membri a carico dei cittadini comunitari in transito e ha dato la possibilità ai lavoratori, sia essi subordinati che autonomi, di svolgere un’attività lavorativa sul territorio di qualunque Stato membro (v. Libera circolazione dei lavoratori);
    — la libera prestazione dei servizi (v.) che si riferisce alla possibilità di fornire prestazioni retribuite in uno Stato membro diverso da quello di stabilimento;
    — la libera circolazione dei capitali (v.) in virtù della quale si è avuta la completa liberalizzazione valutaria e l’integrazione nel settore dei servizi finanziari.
    Sulla disciplina della concorrenza e sulla limitazione degli aiuti statali alle imprese.

    Con esso si è voluto creare uno spazio economico unificato, con condizioni di libera concorrenza tra le imprese e permettendo di ravvicinare le condizioni di scambio dei prodotti e dei servizi.

  7. Giovanni Rispondi

    27/11/2019 alle 13:53

    e….dove vanno quelle grosse cisterne che escono dall’autostrada di notte , piene di latte….e….se per fare una forma di formaggio parmigiano reggiano cii vogliono 550 litri di latte, il consorzio marchiato quasi 3,7 milioni di forme , basterebbe sapere a quanto ammonta il complessivo latte munto dagli allevatori del consorzio e-. il gioco è fatto!!!!! mediatate…meditate…

  8. Marcello Rispondi

    03/12/2019 alle 12:35

    ..E pensare che quando andiamo in giro per l’Italia spesso ci ritroviamo in qualche caseificio per portarci a casa pezzi d formaggi nostrani e ce lo fanno pagare a caro prezzi sti bastardi di caseari…

    Ci vuole trasparenza sulle etichette; CI RENDIAMO SEMPRE PIU’ CONTO CHE ENTRARE IN EUROPA E’ STATO UN FALLIMENTO E SI DOVREBBE USCIRE AL PIU’ PRESTO CON LA TUTELA DEI CONFINI E DEI NOSTRI PRODOTTI.

    IN QUESTI GIORNI INVIDIO L’INGHILTERRA CHE HA SAPUTO TIRARSENE FUORI.

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