Psichiatric Reggio
“Immagini della Belle Epoque sulle vetrine sfitte”
E chi sgarra multe salate

DI PIERLUIGI GHIGGINI

13/11/2019 – Multe ai proprietari dei negozi sfitti che non mascherano le vetrine con “immagini della belle epoque”? Non è una fake new raccattata dai social, bensì una proposta molto seria che arriva da un assessore della Giunta di Reggio Emilia, rilanciata con orrore dalla presidente di Confedilizia, l’avvocato Anna Maria Terenziani.

Che vi fosse l’obbligo per i proprietari di tenere in ordine le vetrine desolatamente vuote, è cosa risaputa. E’ in vigore da tempo una delibera per contrastare abbandono e degrado. Ma che si debbano esporre obbligatoriamente immagini della belle epoque, questa si che è una novità . Di quelle oltre la più fervida immaginazione.

Ora, che Reggio Emilia sia una città della Belle Epoque, è tutto da dimostrare: certo, un legame non trascurabile esiste con la Galleria Parmeggiani, riproduzione di una ricca casa d’artista parigina dei primi del Novecento nella quale si consumarono ogni sorta di tradimenti, fornicazioni plurime, falsificazioni, bagordi, magnificenze, bassezze e saccheggi: e di ciò il museo di corso Cairoli, con i suoi misteri non ancora del tutto sondati, è sublime testimonianza, non a caso assai apprezzata proprio in Francia.

Belle Epoque, un manifesto di Toulouse-Lautrec

Ma anche ammettendo parentele sanguigne (cosa che non è),perchè proprio la Belle Epoque per occultare i fondi desolatamente sfitti e mascherare il declino del centro storico? Perchè, se proprio buffonata deve essere, non ricostruzioni dell’antica Regium Lepidi o persino del precedente insediamento etrusco? Perchè non l’illustrazione dei fasti del comunismo, quando andavamo a palazzo Masdoni, e ancora meglio delle adunate oceaniche del Ventennio, visto che Reggio era fascistissima, la città più fascista dell’Emilia, anche se oggi non è politicamente scorretto ricordarlo? O, restare legati alle tradizioni, una sontuosa sfilata di vacche rosse da Parmigiano Reggiano magari con il rendering del Forsu di Gavassa?

Quello che vogliamo dire è che si possono mettere in campo tante idee per mettere una pezza al degrado (gli stracci della decorazione, così definiva Bruno Zevi), in attesa di agognate svolte e autentiche politiche “strutturali”, come si diceva un tempo. Gli spunti non mancano.

Ma voler imporre un vestito forzato alle vetrine vuote, sotto minaccia di sanzioni, ha l’afrore della subcultura di regime. Il Grande Timoniere costrinse i cinesi donne e uomini per decenni a indossare la tuta operaia, a Reggio invece qualcuno vuole imporre un tripudio di piume di struzzo e culotte del can-can. E guai a sgarrare. La sostanza oppressiva sarebbe la stessa. Roba forte da psichiatric circus, speriamo che sia stata solo una botta reversibile di Alzheimer.

CONFEDILIZIA: OR ANCHE LA BELLE EPOQUE PER METTERE LE MANI IN TASCA AI “SOLITI”

La Giunta, per bocca del suo Assessore, preannuncia (ma vedremo se la delibera supererà il vaglio di un Tribunale) che il proprietario di negozi sfitti che non camufferà le proprie vetrine con immagini della “belle epoque reggiana” (a certificare il fallimento di quella attuale) verrà sanzionato!

Dunque non solo non si impegna per risolvere il problema, ma coglie l’occasione per mettere le mani in tasca ai soliti.

Su di una eventuale riduzione dell’Imu (che, l’Assessore si sbaglia, non è una tassa, ovvero il corrispettivo di un servizio, ma un’imposta che grava sul proprietario unicamente per il fatto di esserlo) sostiene invece che servirà un confronto con i proprietari “per capire quali sono le loro vere motivazioni”.

Perché non si interroga su di una affermazione tutt’altro che scontata, ovvero sul fatto che i prezzi degli affitti siano “esorbitanti”? Ne conosce l’ammontare? Conosce l’entità dell’Imu che i singoli proprietari pagano annualmente tanto se l’immobile sia affittato quanto se sia sfitto? Si tratta di migliaia di Euro anche per pochi metri quadri.

Eppure il Sindaco e l’Assessore in campagna elettorale avevano accolto con entusiasmo le proposte di Confedilizia sul Centro Storico e sulla riduzione dell’imposizione fiscale di tipo patrimoniale. In particolare i 10 punti del Manifesto per l’immobiliare presentato da Confedilizia tra cui l’esenzione dal pagamento dell’Imu durante le procedure esecutive di sfratto o la riduzione degli oneri per i cambi di destinazione d’uso al fine di adeguare l’immobile alle necessità del mercato, tema che interessa per primo proprio il centro storico”. Anna Maria Terenziani, presidente Confedilizia Reggio Emilia

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Una risposta a 1

  1. giann Rispondi

    14/11/2019 alle 12:54

    Tutto è sempre più ridicolo per l’incapacità di chi ci amministra.
    Come ci si potrà riprendere con queste mediocrità ?

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