Metalmeccanici: in quattro anni boom degli utili, non dei salari. Si allarga la forbice delle disparità
Una ricerca Fiom-Ufficio bilanci Cgil

25/11/2019 – “Aumentano i profitti mentre i salari non crescono. I fatti hanno la testa dura e i bilanci delle aziende metalmeccaniche reggiane dicono inequivocabilmente che negli ultimi tre anni gli utili sono cresciuti ad una velocità tre volte superiore quella dei salari”. Così la Fiom Cgil di Reggio Emilia alla presentazione, questa mattina, di una ricerca condotta analizzando i bilanci di oltre tremila aziende reggiane. Sono intervenuti il segretario organizzativo Marco DeSimone, il segretario generale Fiom Simone Vecchi e e il ricercatore Matteo Gaddi, autore della ricerca.

“Dopo la firma del contratto nazionale del 2016 i sindacati dei metalmeccanici si aspettavano maggiore disponibilità alla contrattazione aziendale da parte delle imprese ma oggi, conti alla mano, devono constatare che non è aumentata né la massa salariale contrattata nelle aziende né è aumentato significativamente il numero di contratti di secondo livello stipulati”, ha dichiarato Simone Vecchi.

Da sinistra  Marco De Simone, segretario organizzativo Fiom;
Simone Vecchi, segretario generale Fiom RE e Matteo Gaddi, Camera del
Lavoro – ricercatore e autore della ricerca.

Nel frattempo la gran parte delle aziende metalmeccaniche reggiane ha accumulato utili come non si vedeva da circa 10 anni.

“Con il contratto nazionale del 2016 abbiamo raccolto la sfida della Federmeccanica per cui la ricchezza avrebbe dovuto essere distribuita solo dove viene prodotta, cioè con la contrattazione aziendale, ma i numeri dicono che la promessa non è stata mantenuta”.

La Fiom di Reggio, insieme all’Ufficio Bilanci della Camera del Lavoro, ha analizzato oltre 3mila bilanci delle aziende metalmeccaniche reggiane con almeno un addetto sul territorio reggiano, negli ultimi 4 anni.

Questo tipo di ricerca è una novità assoluta nel nostro territorio. A Reggio prima d’ora nessuno aveva mai svolto una analisi con questo livello di approfondimento ed estensione, mettendo in relazione l’andamento della condizione economica delle aziende reggiane alle condizioni di lavoro.

Dall’analisi commissionata dalla Fiom Cgil di Reggio emerge che vi è una netta divaricazione tra utili e salari a vantaggio dei primi: dal 2015 nelle aziende metalmeccaniche reggiane il costo del lavoro totale è aumentato del 24% mentre gli utili sono cresciuti del 72%. Lo stesso dato emerge anche analizzando i bilanci delle imprese in cui sono stati firmati contratti aziendali cosi come nel campione delle 695 aziende con almeno un addetto.

Un dato su tutti dimostra che non c’è stata la redistribuzione promessa: la quota di valore prodotto che va al lavoro è diminuita di 3,55 punti percentuali mentre la quota che va agli utili è aumentata di 6 punti – ha sottolineato Matteo Gaddi che per la Fiom ha curato l’analisi – è evidente uno spostamento secco di ricchezza dal lavoro al capitale”.

“Occorre rafforzare il contratto nazionale e riconoscere aumenti superiori all’inflazione – ha continuato Vecchi -perché l’attuale modello aumenta le disuguaglianze e va cambiato”.

Per questo motivo, ha concluso Marco De Simone, Segretario organizzativo della Fiom reggiana “chiediamo un aumento salariale dell’8% nel rinnovo del contratto nazionale. Le imprese hanno la possibilità di evitare il progressivo impoverimento dei loro dipendenti, consapevoli tutti che la questione salariale in Italia è la principale causa della stagnazione che attanaglia il Paese da anni”.

BILANCI, PROFITTI E SALARI: SINTESI DELLA RICERCA FIOM- UFF. BILANCI CGIL REGGIO EMILIA

L’Ufficio Bilanci della Camera del Lavoro di Reggio Emilia ha svolto una analisi dei bilanci delle aziende metalmeccaniche reggiane depositati presso la Camera di Commercio di Reggio per valutarne: a) andamento economico b) andamento valore aggiunto e ricchezza prodotta c) investimenti effettuati d) distribuzione del valore aggiunto prodotto tra profitti e salari e) tassazione.

L’analisi si e basata su un database di ` quasi 4 mila bilanci depositati. Le aziende analizzate sono solo quelle metalmeccaniche che, sulla base dei codici ATECO, applicano i Contratti Nazionali (metallurgia, computer elettronica ottica, apparecchi elettrici, prodotti in metallo, autoveicoli rimorchi semirimorchi, mezzi di trasporto, installazione riparazione macchine e apparecchiature).

Il periodo considerato è il quadriennio 2015-2018: ` il 2015 e l’ultimo anno di vigenza del ` precedente contratto nazionale (scaduto il 31-12-2015) che viene preso come anno di confronto per valutare gli andamenti delle diverse variabili analizzate nel primo triennio di applicazione del CCNL dell’industria metalmeccanica del 26-11-2016.

Le variabili analizzate sono: 1. Valore della produzione (ricavi vendite e prestazioni, variazione rimanenze prodotti, variazione lavori, totale variazioni, incrementi di immob., altri ricavi contributi in conto esercizio), di solito il valore corrisponde all’incirca con il fatturato; 1 2. Valore aggiunto, che indica la ricchezza prodotta in azienda; 3. Totale costi del personale, comprensivi di oneri a Inps e Inail; 4. Totale ammortamenti, che sono un buon indicatore dell’andamento degli investimenti in beni necessari alla produzione; 5. Totale imposte sul reddito correnti, differite e anticipate; 6. Utile/perdita di esercizio.

Il primo campione riguarda tutte le aziende con almeno 1 dipendente sul territorio provinciale di Reggio, che hanno depositato i bilanci per i quattro anni presi in analisi, pari a 695 aziende

L’analisi mostra un aumento del valore della produzione pari a circa 2 miliardi e 143 milioni (erano 6 miliardi e 992 milioni nel 2015 e diventano nel 2018 pari a 9 miliardi e 135 milioni), pari al 30,6% di incremento. Il valore aggiunto cresce di 592 milioni (da 1 miliardo e 857 milioni a 2 miliardi e 450 milioni nel 2018) con un incremento del 31,9%.

Il Costo del Lavoro nello stesso periodo cresce di 286 milioni di euro (da 1 miliardo e 169 milioni a 1 miliardo 455 milioni) con un incremento del 24,4%. Le imposte sugli utili pagate dalle imprese nel periodo considerato passano da 149 milioni a 185 milioni con un incremento pari a 24,6%. L’utile netto cresce di 259 milioni (da 344 milioni nel 2015 a 604 milioni nel 2018) pari ad un incremento del 75%.

Gli ammortamenti (che sono un indicatore, per quanto grezzo, degli investimenti) sono aumentati di quasi 34 milioni, pari ad un amento del 24,1%. Il secondo campione riguarda tutte le aziende con almeno 15 dipendenti sul territorio provinciale di Reggio pari a 357 aziende L’analisi mostra un aumento del valore della produzione pari a circa 1,9 miliardi (erano 6 miliardi e 314 milioni nel 2015 e diventano nel 2018 pari a 8 miliardi e 204 milioni), pari al 29.9% di incremento. Il valore aggiunto cresce di 517 milioni (da 1 miliardo e 632 milioni a 2 miliardi 150 milioni nel 2018) con un incremento del 31,7%.

Il Costo del Lavoro nello stesso periodo cresce di 242 milioni di euro (da 1 miliardo a 1 miliardo 246 milioni) con un incremento del 24,1%. Le imposte sugli utili pagate dalle imprese nel periodo considerato passano da 138 milioni a 169 milioni con un incremento pari a 22,6%.

L’utile netto cresce di 237 milioni (da 323 milioni nel 2015 a 561 milioni nel 2018) pari ad un incremento del 73,2%. Gli ammortamenti (che sono un indicatore, per quanto grezzo, degli investimenti) sono aumentati di 29 milioni, pari ad un amento del 23,6%. Il terzo campione riguarda tutte le aziende in cui e stato rinnovato nell’ultimo quadrien- ` nio un contratto aziendale sul territorio provinciale di Reggio pari a 116 aziende. L’analisi mostra un aumento del valore della produzione pari a circa 211 milioni (erano 7 miliardi e 191 milioni nel 2015 e diventano nel 2018 pari a 9 miliardi e 302 milioni), pari al 29,3% di incremento. Il valore aggiunto cresce di 550 milioni (da 1 miliardo e 821 milioni a 2 miliardi 372 milioni nel 2018) con un incremento del 30,2%.

Il Costo del Lavoro nello stesso periodo cresce di 279 milioni di euro (da 1 miliardo e 229 milioni a 1 miliardo 508 milioni) con un incremento del 22,7%. Le imposte sugli utili pagate dalle imprese nel periodo considerato passano da 109 milioni a 128 milioni con un incremento pari a 17,4%. L’utile netto cresce di 196 milioni (da 302 milioni nel 2015 a 498 milioni nel 2018) pari ad un incremento del 65% circa. 2 Gli ammortamenti (che sono un indicatore, per quanto grezzo, degli investimenti) sono aumentati di 33 milioni, pari ad un amento del 22%.

CONCLUSIONI

I dati dimostrano in maniera inequivocabile come a fronte di un aumento della ricchezza prodotta si sia allargata la forbice tra profitti e salari a favore dei primi. La quota di valore aggiunto relativa al lavoro (sinteticamente chiamata Costo del Lavoro) si e che a fronte di un aumento della ricchezza prodotta si sia allargata la forbice tra profitti e salari a favore dei primi. La quota di valore aggiunto relativa al lavoro (sinteticamente chiamata Costo del Lavoro) si e` ridotta percentualmente mentre sono cresciuti in maniera significativa i profitti netti. Aziende con almeno 15 dipendenti La ricchezza prodotta in azienda nell’ultimo triennio nel nostro territorio e stata redistribuita in ` maniera pesantemente diseguale tra impresa e aziende, persino nelle aziende in cui e avvenuta ` contrattazione aziendale, che teoricamente avrebbe dovuto essere lo strumento principale di redistribuzione del valore aggiunto prodotto. Aziende con Contrattazione Aziendale 3 Nello stesso periodo si sono ridotte le imposte corrisposte allo Stato e soprattutto la quota rappresentata dagli ammortamenti (investimenti) sul valore aggiunto, nonostante le importanti agevolazioni date dai cosiddetti incentivi per Industria 4.0, che sul territorio nazionale ha portato circa 10 miliardi di euro della collettivita nei bilanci delle aziende (in particolare la manifattura).

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