La mafia nigeriana prospera, e non si può far finta di niente

DI ROBERTO MIRABILE

Roberto Mirabile

19/11/2019 – La cronaca reggiana si occupa sempre più spesso di criminalità nigeriana e, a mio modesto parere, studiando il fenomeno da alcuni anni, in città dovremo parlarne ancora tanto e presto. Purtroppo.

Ricordiamo i gravissimi fatti di sangue di una calda domenica del 2015 ? Era il 6 settembre e, per miracolo, non ci scappò il morto, fra i nigeriani che si accoltellavano (trenta immigrati) o tra le forze dell’ordine corse in zona stazione (cinquanta fra poliziotti, carabinieri, finanzieri e municipale). Vennero fermate nove persone, finite sotto processo. Silenzio.

Se prestiamo attenzione, basta leggere la stampa locale di questi ultimi anni per accorgersi che, con una certa frequenza, a Reggio Emilia finiscono in ospedale trasportatori di ovuli, colmi di droga : sacchetti nascosti nello stomaco o nelle parti intime, spesso di giovani donne costrette col ricatto al pericolosissimo traffico, per rifornire un mercato, il nostro, evidentemente affamato di droghe.

I Maphite in Emilia-Romagna

Ma sono sicuro che ci siamo tutti dimenticati che, sempre nella nostra tranquilla città, morirono due ragazzi per overdose procurata da trafficanti nigeriani, in una notte primaverile del 2012. Alcune volte ho sentito negare, da amministratori pubblici e anche rappresentanti delle istituzioni, l’esistenza di una criminalità organizzata nigeriana radicata nel nostro territorio. Certi fenomeni, apparentemente lontani da noi e dalla nostra cultura, bisogna studiarli per poterli vedere, dove si nascondono e come si sviluppano.

Oltre venti anni fa i servizi segreti italiani scrissero al governo un rapporto lanciando l’allarme sulla “pericolosissima mafia nigeriana” già radicata nel Paese, con forti presenze anche in Emilia Romagna. Parliamo di soggetti interessati ad occupare il territorio, lasciato libero da altre organizzazioni criminali, capaci di gestire un immenso mercato di droghe e prostituzione, anche minorile, utilizzando pure riti vudù per schiavizzare le vittime (vedi la recente condanna di due trafficanti di esseri umani al tribunale di Reggio).

Sottovalutare o addirittura negare l’esistenza del fenomeno è quindi indice di ottusità pericolosa, così come facilitare il radicamento dei gruppi criminali anche attraverso politiche abitative disastrose e non applicare con giusta fermezza il sistema sanzionatorio nei confronti di chi compie reati sanguinosi e di grande allarme sociale.

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