Tutti uguali negli scaffali
Così il Grana Padano “vampirizza” il Parmigiano Reggiano
Consumatori confusi ad arte? Indagine-choc del Consorzio

DI GABRIELE CORSI

26/10/2019 – Il punto forte -di svolta radicale- dell’assemblea generale del consorzio del Parmigiano del 14 ottobre a Parma è stata la presentazione (per oltre un’ora), a cura del direttore marketing del consorzio Carlo Mangini , del nuovo piano di MKT, dei suoi concetti di fondo e della nuova campagna di comunicazione.

Carlo Mangini

La nuova comunicazione (spot dal 3 novembre su giornali, radio, Tv etc..) è il terzo progetto e con ben tre società diverse durante la presidenza Bertinelli, speriamo che le nostre critiche avanzate nel tempo, siano servite. E’ stata fatta – finalmente- e presentata una importante ricerca: Parmigiano Reggiano vs Grana Padano (vedi diapositiva pag.7) dove emerge chiaramente che circa il 90% dei 501 intervistati è purtroppo convinto – stessa percezione- che le due eccellenti e antagoniste DOP (nel mondo una la più famosa e prestigiosa, l’altra la più venduta) rispetto alla presenza di conservanti: o li contengono entrambi i formaggi, oppure non li contengono!

E’ noto che mentre il Parmigiano Reggiano non contiene alcun tipo di conservante, il Grana Padana contiene il conservante lisozima necessario a evitare fermentazioni indesiderate, a causa del latte utilizzato. Invece secondo il 63% dei consumantori nessuno dei due formaggi contiene conservanti, e per il 23% lo contengono entrambi. Soltanto l’8% sa che solo il Grana Padano contiene un conservante, ma il 4% è convinto che il conservante sia solo nel Parmigiano Reggiano. Un risultato che non ha bisogno di commenti.

Da sempre sosteniamo che su questo tema c’è la cosiddetta “perfetta e voluta confusionenei e dei consumatori. Una importante Dop sostiene invece da sempre che la “confusione perfetta” è a causa dei formaggi a pasta dura similari, i “copioni” similgrana.

slide sull’indagine Ipsos/Pr Parmigiano Reggiano vs Grana Padano

Altri punti significativi del nuovo piano sono:

  • Nuovo sito web: una piattaforma relazionale e transazionale,
  • Il marketplace: eCommerce per i caseifici
  • Incoming turistico: da ricezione a promozione
  • Trade marketing con la grande distribuzione organizzata (il caseificio in Gdo) e con la ristorazione: Io scelgo…i ristoranti col buon parmigiano;
  • I mercati internazionali: da progetti dell’importatore a progetti importanti per il Paese.
Come sarà il nuovo sito del Parmigiano Reggiano

Ma soprattutto la rivoluzione dovrà avvenire nella situazione a scaffale nei supermercati. Il punto è cruciale. Le slide proiettate dal dottor Mangini erano eloquenti: è stato confermato (ed è così da oltre 40 anni…) che allo scaffale “non c’è differenza nella struttura del packaging (confezioni del prodotto, ndr.) , nella disposizione degli elementi e neanche nelle foto delle porzioni di formaggio .

Non c’è alcun elemento che valorizzi il Re dei formaggi (senza conservanti, senza lisozima da uovo, da latte da foraggio e non da silomais-insilati fermentati, etc…).

Il packaging è il primo elemento di contatto coi clienti. E dunque”se essi non ci riconoscono, come potranno conoscerci meglio?”.

Parmigiano Reggiano e Grana Padano: packaging incredibilmente eguali

Il nuovo Marketing del parmigiano, soprattutto per la situazione a scaffale nei supermercati e l’estero, ha di fronte a sè un limite di fondo: il consorzio di via Kennedy non è una azienda ma una associazione di caseifici, e inoltre dovrà convincere e superare le resistenze dei 7/8 grandi grossisti padanisti (Zanetti, Ambrosi, Colla, etc…che acquistano al 12mo mese circa il 50% del parmigiano) e i 3/4 grandi commercianti filo-parmigiano (ParmaReggio-leader per l’Italia, Nuova Castelli-leader per l’estero, Boni, …che acquistano oltre il 30%).

Mai scordare che loro hanno il formaggio, che sempre loro lo stagionano per altri 10, 20, 30 e oltre mesi prima di venderlo prevalentemente alla GDO italiana ed estera.

Il packaging “uguale” è funzionale alla grande distribuzione, per meglio mettere in concorrenza i vari grandi commercianti, e ai grossisti padanisti che devono contemporaneamente vendere tanto Grana Padano. Poi ci sarà il vero ostacolo il consorzio del Grana Padano l’antagonista.

Mai scordarsi che sotto la cenere cova sempre il disegno del consorzio unico: la madre di tutte le battaglie padaniste.

Ma se i consumatori non sono più confusi, salta definitivamente il progetto di un unico consorzio delle due DOP: PR e GP , definito dal potente direttore generale del consorzio del padano Stefano Berni “illuminato e rivoluzionario…e che connoterà la svolta del lattiero caseario”.

Mai pubblicamente la cooperazione (Lega e Confcooperative ai vari livelli -a esclusione tuttavia di Confcoop Reggio, i grandi grossisti-commercianti padanisti e non, e neppure le grandi associazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura…) hanno detto “MAI il consorzio unico” (Il “Parmigiano Padano”).

Inoltre periodicamente il Berni non fa altro che proporre che il Governo e tutto il Parlamento adottino alcune semplici disposizioni normative nel sgno della  lealta e della trasparenza che “sono requisiti pretesi dai consumatori e dai produttori di DOP e IGP. È compito della politica garantirli”.

Per quanto ci riguarda mantiene tutta la sua validità l’OdG (proposta del consigliere PD Umberto Beltrami) votato all’unanimità nel 2014 dal Consiglio Provinciale che prevedeva uno scaffale coi formaggi a latte crudo e da foraggio e senza conservanti, senza Lisozima sia Dop che non Dop e l’altro scaffale (un po’ distante) con tutti gli altri formaggi…ad esempio quelli con latte da silomais, con conservanti, con lisozima da uovo, da latte crudo e pastorizzato, ecc…Dop e non Dop.

Non esistono formaggi nobili (le dop) e formaggi plebei (gli altri e i similari), serve invece una normale, semplice, corretta e completa informazione negli scaffali , così che il consumatore possa scegliere liberamente e soprattutto consapevolmente anziché essere volutamente confuso come avviene oggi.

Bertinelli col premier Conte alla cottura della forma di Parmigiano Reggiano


Nicola Bertinelli nel 2017 divenne presidente (a sorpresa) anche perché aveva dichiarato “mai il consorzio unico“. La campagna elettorale per l’elezione, nella primavera del 2021, dei nuovi 28 consiglieri del CdA e del presidente del consorzio è di fatto iniziata, dopo l’assemblea del 14/10 di Parm. E la vincerà chi dirà “Mai il Consorzio Unico PR e GP”.

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