Inchiesta affidi: “Non limitarsi a condannare i fatti, ma indagare il sistema ideologico”
Il j’accuse del Garante infanzia del Lazio

30/10/2019 – “Le istituzioni devono intervenire per capire cosa è accaduto in Val d’Enza e cosa non ha funzionato, ma soprattutto devono andare a verificare dove sono oggi i minori coinvolti, quali sono le loro condizioni e le loro prospettive.

Non bisogna limitarsi a condannare i fatti, ma andare a indagare il sistema, anche eventualmente ideologico, che ha portato ai quei fatti”. 

È l’invito fatto in Commissione speciale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori in Emilia-Romagna (presieduta da Giuseppe Boschini) dal Garante Infanzia del Lazio Jacopo Marzetti, che fa parte anche della “squadra speciale” istituita dal ministro della giustizia Bonafede in materia di affidamenti dei minori e che è commissario straordinario del Forteto (la comunità toscana coinvolta in uno scandalo per pedofilia e molestie sessuali su minori disabili). Fondamentale, per Marzetti, il ruolo del Garante regionale, il quale “deve essere figura terza e indipendente, che mappi e vigili sulle situazioni dei minori e delle comunità del territorio con controlli costanti e visite a sorpresa”.

Il garante per l’infanzia del Lazio Jacopo Marzetti

Poi ha insistito sulla figura del tutore volontario e sulla necessità di fare prevenzione: “Il tutore volontario potrebbe essere una figura autonoma che affianchi tutti i minori, non solo quelli stranieri non accompagnati come avviene oggi. Ce ne sono centinaia già formati e potrebbero avere un ruolo importante. Poi bisogna chiedersi perché si arriva all’allontanamento di un bambino. Nella maggior parte dei casi alla base c’è la conflittualità genitoriale e proprio per questo è fondamentale agire sulla prevenzione”.

Fabio Callori (FdI) ha chiesto suggerimenti su come poter tutelare i minori e le famiglie che hanno subito ingiustizie: “Quello che è accaduto in Val d’Enza non deve più succedere e quindi è importante concentrarsi sulle verifiche specifiche dei casi. Molti genitori mi contattano per segnalare anomalie, ma non sempre siamo noi le persone preposte a dare risposte, cosa possiamo fare?”. Per la revisione dei casi giudiziari, ha spiegato Marzetti, è competente solo la magistratura: “In altri casi però può intervenire la parte politica e amministrativa. Il Garante, ad esempio, può controllare che le disposizioni previste da sentenza siano applicate, se si tengano effettivamente i colloqui previsti con le famiglie e se siano tutelati i diritti dei minori. Spesso non lo sono, anche per mancanza di risorse”.

Il presidente di commissione Giuseppe Boschini (Pd) si è concentrato sull’esperienza della Regione Lazio, sulla gestione delle banche dati e sulla collaborazione tra servizi sociali e Tribunale dei minori. “Abbiamo attivato protocolli operativi con Asl, istituzioni e forze dell’ordine- ha risposto il Garante- per gestire i casi che riguardano minori e abbiamo realizzato anche la prima mappatura regionale di tutte le strutture e comunità di accoglienza”. Marzetti ha fatto notare, poi, un problema di competenza tra Tribunale ordinario e quello per i minorenni (il primo gestisce i casi di minori figli di coppie sposate, il secondo di quelli di coppie di fatto): “Non è un dettaglio, perché si allungano i tempi e la conflittualità cresce. Noi abbiamo aperto una collaborazione affinché i due soggetti si scambino informazioni”.

Il direttore dell’Ausl Fausto Nicolini

Sulle eventuali storture del sistema di tutela dei minori si è concentrato Andrea Galli (FI): “Mi sembra di capire che abbiano un ruolo fondamentale le assistenti sociali, che stilano la relazione sulla base della quale valuta poi il magistrato, senza contraddittorio. Servirebbe una figura imparziale, come possiamo fare?”. Secondo Marzetti è centrale la “questione ideologica”, perché, in caso di grande problematicità di un caso, sarebbero molto diversi gli approcci dei servizi in base all’appartenenza metodologica e ideologica (ad esempio le posizioni assunte sull’allontanamento). “Una figura terza? Il tutore volontario, con un rapporto con il minore di 1 a 1. E sui tutori privati assegnati dal tribunali bisogna verificare che non ci sia un rapporto troppo alto, altrimenti non c’è abbastanza controllo”.

Andrea Bertani (M5s) ha chiesto invece un approfondimento sulle case famiglia, mentre Michele Facci (FdI) vorrebbe sapere quale sia l’opinione della commissione speciale di Bonafede sul caso della Val d’Enza. “In commissione è emerso che a Bibbiano un problema c’è e per questo le istituzioni devono andare a fondo e correggere il sistema per il futuro”, ha risposto Marzelli. “Servono controlli e una mappatura di tutte le case famiglia sul territorio, dati precisi e consultabili sugli affidi. Con il Comune di Roma facciamo circa oltre cinque controlli al mese, a sorpresa, per verificare lo stato delle strutture e la situazione dei minori”.

Fonte: Assemblea legislativa regionale (resoconto di Giulia Paltrinieri)

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