Inchiesta affidi, il direttore Ausl interrogato in Regione: “In Val d’Enza fenomeno sommerso, ma il modello è da rivedere”

31/10/2019 – La commissione regionale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori, istituita a seguito dello scandalo angeli e Demoni, ha ascoltato il direttore generale dell’Ausl di Reggio Emilia Fausto Nicolini (accompagnato dalla dirigente della neuropsichiatria infantile Franca Emanuelli), il direttore generale dell’Ausl Romagna Marcello Tonini (accompagnato dal direttore delle attività sociosanitarie Mirco Tamagnini) e il direttore generale dell’Ausl di Ferrara Claudio Vagnini.

Nicolini è stato interpellato da Andrea Bertani dei Cinquestelle, da Michele Facci di Fratelli d’Italia e da Andrea Galli di Forza Italia sulle vicende reggiane.

Il dirigente, sui numeri della Val D’Enza, ha spiegato che “c’era un’interpretazione, si stava intercettando un fenomeno sommerso, le percentuali coincidevano con quelle europee“. Sulle collaborazioni con la onlus di Foti ha invece riferito che “avvenivano in solo uno dei sei distretti reggiani: negli altri cinque erano invece attivi solo psicologi aziendali”. Inoltre, ha aggiunto Nicolini sullo stesso tema, che “prima dell’inchiesta la struttura non aveva uno stigma, poteva quindi partecipare a tutti gli interpelli (appalti, ndr), non c’era motivo di escluderla. La situazione generale della Ausl reggiana, comunque, è buona ed i servizi forniti sono di qualità”.

Nicolini, sollecitato poi da Silvia Prodi (Misto) che ha parlato di modello organizzativo da rivedere, ha rilevato alcune criticità nel sistema, a partire dalla scarsa uniformità delle procedure (sull’allontanamento e sul rischio di allontanamento), oltre a un utilizzo non sempre puntuale delle strutture multidisciplinari. Per Emanuelli, intervenuta sullo stesso tema, risulterebbe invece utile riqualificare il sistema dell’offerta, tenendo in adeguata considerazione anche l’intensiva domiciliare.

In audizione sono poi intervenuti la direttrice dell’Unità operativa neuropsichiatria psicologia infanzia adolescenza (Uonpia) dell’Ausl di Bologna Simona Chiodo, la direttrice dell’Uonpia dell’Ausl di Reggio Emilia Gabriela Gildoni e il direttore dell’Uonpia dell’Ausl di Forlì (interim a Cesena) Giustino Melideo.

I tre dirigenti, interpellati dallo stesso Facci sempre sul coinvolgimento di esterni nei servizi di Bibbiano e sulle procedure adottate, hanno rilevato che i casi complessi devono restare sotto la responsabilità del servizio sanitario pubblico. Gildoni ha poi spiegato che a Bibbiano la decisione di coinvolgere strutture esterne è partita dagli enti locali, in particolare dopo che nel 2013 sul territorio si sono verificate alcune situazioni complesse. La stessa Gildoni, sempre sul tema abuso e maltrattamento, ha riferito che la priorità è la cura del minore (elemento sottolineato nei documenti Cismai), ricercando modalità di intervento e non solo di protezione. Melideo, sulla stessa linea, ha rimarcato il fatto che il pubblico non offre ‘un’ trattamento ma ‘dei’ trattamenti, le linee d’indirizzo “sono a disposizione dei professionisti che decidono autonomamente”.

Paolo Calvano (Partito democratico) e Fabio Callori (Fratelli d’Italia) hanno poi chiesto un parere sulle strutture di secondo livello.

Per Melideo, Gildoni e Chiodo queste diventano particolarmente utili nei casi complessi, anche se spesso le professionalità sono simili a quelle del primo livello.

FONTE: ASSEMBLEA LEGISLATIVA REGIONALE (resoconto Cristian Casali)

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