A fianco del popolo curdo, tradito dall’Occidente
Sabato Reggio in piazza contro l’invasione turca

10/9/2019 – Reggio Emilia in piazza a fianco del popolo curdo della Siria, abbandonato dall’Occidente e invaso oggi dall’esercito turco. Sabato 12 ottobre alle 9,30 in piazza Prampolini è in programma un presidio contro l’invasione turca organizzato da Cgil, Arci, Anpi e Legambiente provinciali, in adesione alla giornata di mobilitazione indetta dalle stesse organizzazioni nazionali.

In una nota, in cui annunciano il presidio, Camera del Lavoro di via Roma, Anpi, Arci e Legambiente chiedono “che cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda”.


“Come organizzazioni provinciali – scrivono – esprimiamo la nostra più piena solidarietà al popolo curdo verso il quale crediamo fermamente la comunità internazionale, l’Europa e l’Italia abbiano un debito di riconoscenza per l’essersi battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza dell’Europa e del nostro Paese.
Ricordiamo anche che questa città ha riconosciuto la cittadinanza onoraria al leader politico Ocalan, detenuto illegalmente in Turchia nell’isola-carcere di Imrali e a tutto il popolo curdo”.

Da notare che, mentre non fece pratica notizia a suo tempo la cittadinanza onorario concessa a Ocalan dal consiglio comunale di Reggio, oggi Akara ha addirittura convocato l’ambasciatore italiano per una vibrata protesta contro la cittadinanza onoraria deliberata a Berceto.

Sull’invasione del Kurdistan siriano ha preso posizione anche il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi: “L’intera comunità internazionale negli ultimi anni ha, giustamente, chiesto sacrifici e mobilitazioni a sostegno della lotta al terrorismo, in particolare contro l’Isis e il Daesh.

Oggi però lascia che vengano aggrediti alcuni dei protagonisti di quella lotta: il popolo curdo, che di quella battaglia di resistenza fu uno degli attori principali, fra quelli che hanno pagato il prezzo più alto in termini di vite. Le voci sollevate in queste ore sono ancora troppo deboli, non ci si può voltare dall’altra parte rispetto a quanto sta accadendo – sottolinea il sindaco – Reggio Emilia, assieme all’Anpi, ha sviluppato progetti con il popolo curdo, ha seguito il loro faticoso tentativo di lavorare sul fronte di una ricostruzione in campo sanitario ed educativo.

Continueremo, ancora oggi e nelle settimane a venire, a stare dalla loro parte e, anche attraverso il tavolo sui diritti umani, a far sentire la nostra voce in questo senso”.

Netta anche la posizione della Lega a fianco del popolo curdo: il senatore Stefano Curti dichiara “inaccettabili” e da condannare con la massima fermezza l’invasione della Siria del Nord e le operazioni militari intraprese dalla Turchia contro le popolazioni curde della zona.

“Il gioco sporco che la Turchia sta intraprendendo – scrive Curti – e le minacciate ritorsioni nei confronti dell’Europa sulla questione dei migranti da rilasciare verso le nostre frontiere, se l’Ue condannerà o ostacolerà questa presunta “operazione militare”, rappresentano il peggiore volto che la Turchia potesse mostrare“.

La Lega “si oppone con forza e nettezza a questa lettura di una crisi che avrebbe invece necessità delle migliori arti diplomatiche. Mi aspetto – aggiunge Curti – di capire quale posizione assumerà il Pd, che sciaguratamente appoggia la Turchia nella sua richiesta di ingresso nell’Unione Europea: guardino bene qual’è quel Paese su cui puntano tanto, guardino come si dimostra incurante delle proprie azioni che generano guerra e distruzione”.

MIGLIAIA DI CIVILI IN FUGA (ansa.it)

Con l’escalation del conflitto in Siria decine di migliaia di civili sono in fuga dalle zone di combattimento. Si legge in una nota dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, che chiede alle parti di rispettare il diritto internazionale umanitario. “I civili e le infrastrutture civili non devono essere un obiettivo” raccomanda l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati Filippo Grandi

“Seguo la situazione da vicino. E se non agirà secondo le regole la Turchia sarà colpita molto duramente finanziariamente e con delle sanzioni”: così Donald Trump su Twitter torna a lanciare un avvertimento ad Ankara impegnata nell’offensiva contro i curdi nel nord della Siria.

Almeno due civili, di cui uno è un bimbo rifugiato siriano di 9 mesi, sono rimasti uccisi nelle provincia frontaliera turca di Sanliurfa da razzi e colpi di mortaio sparati dalle zone sotto controllo curdo nel nord della Siria, in risposta all’offensiva militare lanciata ieri da Ankara. Il totale dei feriti per questi attacchi è inoltre salito ad almeno 46. Lo rende noto la prefettura locale.

Erdogan minaccia l’Unionee Europea mentre proseguono i bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione turca contro obiettivi curdi nel nord-est della Siria. Il presidente turco annuncia di aver ucciso ‘109 terroristi’ e avverte l’ Ue: se ostacoleranno l’operazione militare, Ankara aprirà le porte a 3,6 milioni di rifugiati, mandandoli in Europa.

Anche la Russia è intervenuta. Secondo Mosca, l’operazione militare è il risultato delle azioni degli Stati Uniti in quell’area. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, citato da Interfax, sottolineando che la Russia promuoverà il dialogo “tra Damasco e Ankara”.

L’attesa oggi è per la riunione del consiglio di sicurezza Onu mentre si registrano le condanne dell’attacco da parte di Iran e Israele. 

Sul terreno ancora attacchi turchi nel nord-est siriano a ridosso della frontiera, ma anche sul nord dell’Iraq, per impedire al Pkk curdo di intervenire in soccorso della zona di conflitto. Conquistati i primi due villaggi. Ankara nega di aver colpito civili, i curdi l’accusano di aver bombardato una prigione in cui sono detenuti miliziani Isis, con lo scopo di favorirne la fuga. Altri raid si segnalano sull’area di Ras al Ayn, l’altro punto d’accesso dell’offensiva di Ankara, distante circa 120 km da Tal Abyad.

“Nella pianificazione ed esecuzione dell’operazione Fonte di pace vengono presi di mira solo rifugi, ripari, postazioni, armi, mezzi ed equipaggiamenti che appartengono a terroristi del Pkk/Pyd-Ypg e di Daesh (Isis)”. Lo scrive in una nota il ministero della Difesa di Ankara, respingendo così le denunce delle Forze democratiche siriane a guida curda di aver colpito “civili”, uccidendone almeno 8.

Curdi in fuga nella Siria del Nord



A meno di 24 ore dall’inizio dell’operazione militare contro le milizie curde nel nord-est della Siria, è scattata in Turchia la repressione interna contro i commenti ostili all’offensiva. La procura della capitale Ankara ha aperto stamani un’inchiesta per “propaganda terroristica” nei confronti dei co-leader del filo-curdo Hdp, terza forza nel Parlamento turco, i deputati Sezai Temelli e Pervin Buldan. Almeno altre 78 persone sono indagate per i loro post sui social media.



La Turchia ha bombardato la scorsa notte una prigione in cui sono detenuti miliziani dell’Isis “di oltre 60 Paesi” durante i suoi attacchi nel nord-est della Siria. Lo denunciano le Forze democratiche siriane (Fds) a guida curda, secondo cui si tratta di “un chiaro tentativo” di favorire la fuga dei jihadisti.

Cinque soldati turchi sono stati uccisi nelle ultime ore in scontri con le forze curdo-siriane nel nord-est della Siria. Lo affermano le forze curdo-siriane citate dalla tv panaraba al Arabiya. Le stesse forze curde affermano di essere in possesso delle salme dei militari turchi uccisi. Le informazioni non possono essere verificate in maniera indipendente sul terreno.



“Le forze militari turche hanno colpito finora 181 postazioni appartenenti alle organizzazioni terroristiche nel nordest della Siria come parte dell’Operazione Fonte di pace” scattata oggi contro i curdi. Lo annuncia il ministero della Difesa turco, citato dall’agenzia Anadolu, riferendosi alle forze curde che la Turchia giudica appunto “terroristi”.

Iniziativa bipartisan al Senato per imporre sanzioni alla Turchia se non ritira il suo esercito dalla Siria nella sua operazione contro le forze curde. L’obiettivo è imporre all’amministrazione Trump di congelare i beni in Usa dei più alti dirigenti turchi, compreso il presidente Erdogan e i suoi ministri degli esteri, della difesa, delle finanze, del commercio e dell’energia. Le misure punitive colpirebbero anche le entità straniere che vendono armi ad Ankara, come pure il settore energetico turco.

Soldatesse curde




Miliziani affiliati all’Isis hanno attaccato nelle ultime ore forze curdo-siriane nella zona di confine con la Turchia dove è in corso l’offensiva turca. Lo riferiscono fonti curdo-siriane vicine all’amministrazione autonoma curda del nord-est siriano. Secondo le fonti, gli scontri sono in corso a sud di Ras al Ayn. Non è possibile verificare in maniera indipendente le informazioni provenienti dalle parti coinvolte nel conflitto.

EPURAZIONI A DAMASCO



Il regime di Damasco è scosso al suo interno da una serie di ‘epurazioni’ senza precedenti contro influenti imprenditori e uomini d’affari vicini al potere siriano, tra cui lo zio della first lady Asma al Assad. Secondo l’autorevole portale The Syria Report, la Banca Centrale ha congelato i conti di 8 imprenditori tra cui Tarif al Akhras, zio della moglie del presidente.

La notizia conferma il ‘terremoto’ in corso negli equilibri del potere politico ed economico nel Paese, che potrebbe avere un impatto sul presidente Assad.

Curdi in fuga nella Siria del Nord bombardata dai turchi


L’ APPELLO DI ANPI, ARCI, CGIL e LEGAMBIENTE NAZIONALI
“Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetterà di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché

  • cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda;
  • si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
  • si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
  • si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
  • si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.
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Una risposta a 1

  1. carlo baldi Rispondi

    11/10/2019 alle 10:17

    Ci sarò . E’ una vergogna, avallata da Trump

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