Il Parmigiano Reggiano è uno solo, senza conservanti nè Lisozima: spot-verità del Consorzio, guerra col Grana Padano
Desenzano su tutte le furie: cause per milioni a media e giornalisti

1/10/2019 – “Vi voglio con me nel new deal green dell’Italia!”. Il premier Conte lo ha chiesto sabato al mondo del Parmigiano Reggiano, intervenendo al Villaggio Coldiretti di Bologna dove, accolto dal presidente Bertinelli, ha firmato una forma appena cotta sul posto, con la caldera e il fuoco a legna tradizionale, dai casari arrivati appositamente da Bibbiano, storica culla del Re dei formaggi. E il Parmigiano Reggiano lo ha preso subito in parola.

Il premier Conte con Bertinelli

Il consorzio di via Kennedy ha diffuso nelle radio uno spot per promuovere il prossimo week end di caseifici aperti, nel quale per la prima volta sottolinea che il Parmigiano Reggiano è un formaggio non solo senza conservanti, ma anche senza Lisozima. Senza, cioè, quell’additivo conservante, appunto il Lisozima estratto dall’albume d’uovo, che invece è indispensabile al concorrente Grana Padano per far maturare le forme senza incidenti nè fermentazioni indesiderate sino al nono mese di stagionatura.

Ecco il testo dello spot andato in onda ieri su Radio Deejay: “Pensate impossibile che un unico formaggio sia ricco di fosforo, calcio, senza lattosio e conservanti né lisozima, nato in una terra incantevole frutto di tradizione millenaria e consigliato per i neonati, per i più anziani e soprattutto buonissimo?

Ahh… Allora… venite a scoprire Parmigiano Reggiano a caseifici aperti…”

Anche se non viene citato il grana Padano, il messaggio non può lasciare dubbi: di Parmigiano Reggiano ce n’è uno solo, non contiene il lisozima indispensabile al suo principale concorrente. Diciamo pure che il Consorzio, grazie anche al nuovo corso in campo pubblicitario, si è tolto i guanti nella promozione del Re dei formaggi. Il cui prestigio mondiale è noto a tutti, al punto che negli scaffali di molti supermercati le punte di Parmigiano Reggiano vengono mescolate, con abile impudenza, a quelle del Grana Padano, che costa qualcosa in meno ma contiene un additivo conservante come il Lisozima.

Punte di Grana Padano e di Parmigiano Reggiano mescolate senza distinzione in un supermercato

Si attendono reazioni: sembra che lo spot abbia fatto andare su tutte le furie i vertici del consorzio di Desenzano, i quali peraltro non hanno ancora mandato giù gli articoli di stampa sull’affare Lisozima, con la bufera che ne è seguita a livello politico (e pure davanti alla giustizia amministrativa). Sono talmente inferociti da aver aver querelato per diffamazione il giornalista Pierluigi Ghiggini e il battagliero agricoltore Lorenzo Fanticini, presentatore di esposti alle autorità a proposito della “scomparsa” della dizione conservante per il Lisozima nel Grana Padano.

Desenzano ha inoltre chiesto risarcimenti per oltre 2 milioni ciascuno agli editori della Voce di Reggio Emilia e del vostro Reggio Report. Cause civili e penali che naturalmente saranno affrontate a piè fermo e con adeguate contromisure, stante il loro carattere del tutto temerario.

(p.l.g)

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2 risposte a Il Parmigiano Reggiano è uno solo, senza conservanti nè Lisozima: spot-verità del Consorzio, guerra col Grana Padano
Desenzano su tutte le furie: cause per milioni a media e giornalisti

  1. Mario Paolo Guidetti - consigliere-tesoriere OdG ER Rispondi

    01/10/2019 alle 14:09

    La stampa è libera o in libertà vigilata?
    Querele temerarie: il nei confronti di testate reggiane
    SOLIDARIETA’

    Caro direttore, cari giornalisti,
    quando si parla di stampa, non si può sottacere che sia “la professione più bella e RISCHIOSA del mondo”. Di pari passo l’interrogativo: “La stampa è libera od in libertà vigilata?” Tale affermazione è supportata dal fatto che: – Ricerca della verità, responsabilità e libertà sono inseparabili. L’etica è l’obiettivo più importante della professione di giornalista. Ma qual rapporto dei mezzi di informazione con la libertà di informazione sancito dall’art. 21 della Costituzione? – Il tema dei rischi legati alla professione (minacce, pressioni indebite, querele temerarie da chi si crede untouchable, la pena del carcere per diffamazione, tentativi di imbavagliare la libera stampa) è da tempo monitorato dall’Ordine dei Giornalisti.
    Uno caso di “querela temeraria”

    Ingaggiando fior fior di avvocati, leggiamo che i rappresentanti di interessi economici sono ricorsi alle vie legali nei confronti di due testate reggiane (La Voce e Reggio Report) e di Pierluigi Ghiggini, giornalista, chiedendo milioni di euro di danni per articoli ritenuti non graditi, diffamatori. Si riferiscono ad un giornalismo di inchiesta di giornalisti con la schiena diritta che hanno scavato, verificato per scrivere parole di verità. Quei rappresentanti di interessi economici, anziché avvalersi del diritto di replica, hanno preferito scegliere le vie giudiziarie, illudendosi di e di limitare la libertà di stampa con una causa per diffamazione che noi definiamo “una querela temeraria”. In attesa che la querela faccia il proprio corso, solidarietà al collega giornalista ed agli editori.
    Questi i fatti che ci stimolano nell’approfondire il tema: “La stampa è libera od in libertà vigilata?”
    – Mentre dal marzo 2013 un provvedimento per cambiare la barbarie della legge sulla diffamazione rimbalza tra Camera e Senato, senza essere approvato., i giornalisti continuano ad essere condannati al carcere…
    – “No al carcere per i giornalisti”. Con questo slogan, mercoledì 15 giugno 2016 eravamo sotto l’obelisco di Montecitorio, a Roma, per difendere il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente. Per far tacere i giornalisti da tempo c’è infatti l’abitudine di minacciarli con le cosiddette querele temerarie per diffamazione a mezzo stampa, reato che prevede non solo sanzioni pecuniarie, ma anche richieste risarcitorie di importi esorbitanti e il carcere fino a sei anni.

    Per la “Libertà di stampa”
    “La libertà di informazione, come il pluralismo, deve rimanere uno dei pilastri su cui si regge un sistema davvero democratico”.- ha scritto Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, nel suo messaggio all’Ordine dei Giornalisti – “Il mio augurio è che guardando alla gloriosa storia del giornalismo italiano e al sacrificio di molti vostri colleghi, essa sia sempre di più la casa della trasparenza, della verità, della professionalità, della formazione e della deontologia professionale”

    “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni e le violenze che non è mai stato capace di combattere”.- ha scritto Giuseppe Fava e Fava fu assassinato dalla mafia.

    “Il dovere della verità” – sta scritto all’ingresso della sede nazionale dell’Ordine

    Come detto, il sottoscritto, il collega Fabio Zani e l’amica (pure lei giornalista) Anita Garibaldi eravamo in Piazza Montecitorio per chiedere una nuova legge che punisse sì la diffamazione a mezzo stampa ma evitando il carcere. Per le querele temerarie, una norma che preveda, da parte del querelante, il deposito di una somma pari al 50% rispetto a quella richiesta per danni; tale somma verrebbe consegnata al querelato qualora il giudizio fosse a lui favorevole.

    Perché la stampa “è in libertà vigilata”
    1. L’editore condiziona la linea. 2. I grandi (e per le testate web, anche i modesti/piccoli) inserzionisti sono simili agli “untouchables”. 3. Le minacce da parte di ‘ndrangheta, camorra, mafia 4. La querela per diffamazione. 5. Le subdole querele temerarie con richiesta di danni patrimoniali.
    – il giornalismo, nonostante tutto, è un mestiere che si sceglie per passione. E per questo lo si vorrebbe continuare a fare. Basterebbe poco, basterebbero condizioni minime migliori e sembra che, finalmente, qualcosa si muova: la pubblicazione, il 3 luglio della proposta di legge Liuzzi e Businarolo: ‘Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47, al codice penale e al codice di procedura civile in materia di diffamazione, di diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione e di condanna del querelante’ (Atto Camera: 1700).

    In attesa di poter dire “Ad maiora”, dobbiamo purtroppo, concludere con “Ad Malora”

    Mario Paolo Guidetti – consigliere ER OdG

  2. Alessandro Davoli Rispondi

    02/10/2019 alle 01:23

    A Pierluigi Ghiggini tutta la mia stima e solidarietà. Certamente temeraria è la querela del “consorzio grana padano”.
    Volutamente scritto in minuscole.

    Capogruppo consiliare CASTELNOVO LIBERA (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e UDC), Castelnovo Monti
    Consigliere gruppo Lega-Fratelli d’Italia, Unione Montana comuni dell’Appennino reggiano
    Alessandro Davoli

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