Il cordoglio di Reggio per gli agenti uccisi a Trieste
Messaggio del prefetto Maria Forte alla polizia

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5/10/2019 – Ondata di cordoglio anche a Reggio Emilia per l’uccisione dei due agenti di Polizia della Questura di Trieste. Numerose le testimonianze di solidarietà e dolore pervenute alla questura di Reggio. Un minuto di silenzio questa mattina è stato osservato davanti al monumento ai caduti di piazza della Vittoria nel corso della manifestazione “Una rosa per Norma Cossetto”, in momoria della studentessa italiana trucidata dai partigiani titini.

Il prefetto di Reggio Emilia Maria Forte, con un messaggio, esprime “la vicinanza e la soldiarietà della Prefettura nei confronti delle famiglie delle vittime e della Polizia di Stato”. Forte sottolinea la riconoscenza e la considerazione per il quotidiano impegno degli operatori della Polizia diStato e di tutte le forze di Polizia al servbizio dei cittadini. Il Prefetto “si fa interpreti di questgi sentimenti espressdi dai cittadini reggianio già nellaq mattinata odierna”.

Pierluigi Rotta e Matteo De Menego, i due agenti uccisi a Trieste

6/10/2019Lutto cittadino a Trieste dopo la sparatoria che ha visto due vittime, due agenti. Una giornata in cui si rende omaggio i poliziotti morti e in cui si lavora per ricostruire quello che è accaduto in Questura. 

E’ accusato di omicidio plurimo e tentato omicidio Alejandro Augusto Stephan Meran, l’uomo di 29 anni che ha ucciso gli agenti. Meran si è avvalso della facoltà di non rispondere agli inquirenti, i quali ritengono che sussista il pericolo di fuga e di reiterazione di reato e per questo ne hanno chiesto la custodia cautelare in carcere. Sequestrate le fondine delle due vittime, per verificarne l’integrità. Intanto si apprendono nuovi particolari della sparatoria: Meran, dopo aver sottratto la pistola all’agente Pierluigi Rotta, gli ha sparato due volte. Uditi gli spari, l’altro agente Matteo Demenego è uscito dall’ufficio ed è stato raggiunto da tre colpi. Intanto il fratello di Meran, Carlysle, si era barricato in un ufficio poi è fuggito, prima di essere bloccato. 

I fiori dei cittadini davanti alla Questura di Trieste

LA MADRE DELL’ASSASSINO: NON SO COME CHIEDERE PERDONO

“Mi dispiace tanto, non so come chiedere perdono a queste famiglie” ha detto Betania, la madre di Meran. “Prego Dio che dia loro pace e che un giorno possano perdonare. Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio – ha aggiunto commossa – cosa si può dire ad un padre che perde un figlio o a un figlio che perde il padre? Non c’e’nulla che si possa dire per confortare un dolore così.

Anche il capo dello Stato, Mattarella, ha ricordato i due agenti uccisi: “Questo applauso di affetto, riconoscenza e dolore – ha detto al termine del lungo applauso che i partecipanti alla cerimonia per i 180 anni della ferrovia Napoli-Portici hanno rivolto, in piedi, alla memoria dei due poliziotti – esprime il sentimento del Paese. La nostra vita procede e si sviluppa attraverso l’azione quotidiana di tante persone sconosciute, servitori dello Stato, della nostra comunità, come i due agenti assassinati a Trieste”.

L’omaggio della Polizia davanti all’altare della Patria per i due agenti uccisi

L’ENIGMA DELLE FONDINE
Sono state sequestrate le fondine delle due vittime per verificarne l’integrità
. Da una prima analisi non risulterebbero danni da comprometterne la funzionalità. Diversa la posizione del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) “Nella vicenda dei due agenti uccisi ci sono stati problemi con le fondine. Al primo è stata sfilata la pistola perché aveva una fondina vecchia, in quanto quella in dotazione gli si era rotta. Al secondo agente ucciso, la fondina sarebbe stata strappata dalla cintura. Al secondo agente – prosegue il Sap – l’arma sarebbe stata strappata quando ormai era già in terra inerte a causa delle ferite per i colpi esplosi con la prima pistola sottratta”.

Migliaia di persone alla messa in suffragio, ieri sera a Trieste

Secondo il Dipartimento della pubblica sicurezza, “allo stato attuale degli accertamenti, in assenza di testimoni e documenti video, è priva di fondamento ogni arbitraria ricostruzione della dinamica che ha portato alla sottrazione dell’arma del collega ucciso per primo“. In una nota il Dipartimento replica alle “speculazioni generate da un rappresentante del Sap nel tentativo di correlare la tragica morte di Matteo e Pierluigi all’inadeguatezza dell’equipaggiamento in dotazione”.

LA DINAMICA
A compiere il furto Alejandro Augusto Stephan Meran, di 29 anni, di nazionalità dominicana. Subito dopo il colpo si pente e chiama il fratello, Carlysle Stephan Meran, di 32 anni, il quale avverte la polizia.

Giungono sul posto una Volante con due agenti a bordo e un’auto della Squadra Mobile. I due fratelli salgono sulla prima vettura; l’altra li segue a distanza, un po’ più indietro a causa del traffico. Un’operazione di routine, senza particolari difficoltà. I quattro a bordo della Volante entrano in Questura.

E quel che segue sono fotogrammi di un film impazzito, una manciata di minuti che seminano il terrore e spezzano due vite. Alejandro, affetto da difficoltà psichiche, chiede di poter andare in bagno e ad un certo punto riesce a sottrarre la pistola all’agente che lo accompagna. Come abbia fatto sarà difficile ricostruirlo: alla scena non hanno assistito testimoni e la zona non è coperta da telecamere.

Dopo aver sparato al primo poliziotto, Meran si incammina verso l’uscita e trova sulla sua strada il secondo agente. L’uomo spara ancora e quando il poliziotto cade in terra gli prende la pistola, strappandogli la fondina. A quel punto si avvicina l’uscita e ha un terzo conflitto a fuoco, con l’agente al corpo di guardia, che lo ferisce. Meran, dicono ancora le fonti, riesce comunque ad uscire dall’edificio e qui viene bloccato dagli uomini della squadra mobile. Dalla ricostruzione DEI FATTI sembra inoltre che il fratello, Carlysle Stephan Meran, non abbia avuto alcun ruolo nella sparatoria e, anzi, per paura si sia rifugiato nei sotterranei appena si è cominciato a sparare.

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