Crisi Ferrarini: si fanno avanti Banca Intesa e Sga
Ipotesi legge Prodi per evitare il caos

DI PIERLUIGI GHIGGINI

5/10/2019 – Ritiro del gruppo Amadori dall’ operazione Vismara, conseguente revoca del concordato in continuità aziendale – i creditori sono convocati in tribunale il 6 novembre – rinvio a febbraio dell’assemblea per l’esame del piano del concordato di Ferrarini spa (con fornitori e banche sul piede di guerra).

Il complicato tentativo di salvare il gruppo Ferrarini di Rivaltella, collassato sotto il peso di debiti per centinaia di milioni di euro, rischia di finire nel caos. Posto che il gruppo Pini confermerebbe il proprio impegno nella casa madre (prosciutti cotti e crudi), se non si trova a tambur battente un investitore per Vismara e il salumificio di Casatenovo, il fallimento sarebbe inevitabile e col rischio di un effetto domino sull’intero gruppo (compresa la società agricola, che ha “in pancia” un notevole valore in cespiti immobiliari).

Per questo, negli ambienti economici e professionali reggiani, c’è chi avanzala proposta di applicare al gruppo Ferrarini la cosiddetta legge Prodi (o, meglio la Prodi bis), procedura speciale di amministrazione strasordinaria per i grandi gruppi insolventi con oltre duecento dipendenti, che permetterebbe di evitare i fallimenti a catena e di continuare l’attività aziendale sino al risanamento. E’ la legge, tanto per fare un esempio, applicata al gruppo Parmalat di Collecchio che, pur diventato una costola del colosso francese Lactalis, ha continuato a produrre, a mangtenere il mercato e con il commissario Bondi aanche a recuperare un tesoro di miliardi di euro dagli istituti di credito.

La sede del gruppo Ferrarini a Rivaltella

Comunque una novità importante si profila all’orizzonte: l’intervento di Banca Intesa e di Sga, la società del ministero dell’Economia che ha in capo le sofferenze della Popolare Vicenza. I due istituti intenderebbero presentare proposte per l’intero gruppo: e trattandosi di entità finanziarie, l’intervento sarebbe finalizzato ad aprire la strada a investitori industriali.

Secondo quanto riferito da Milano Finanza, il Tribunale di Reggio Emilia è chiamato in questi giorni a decidere se consentire a Intesa Sanpaolo e a Sga – che sono due delle quattro banche esposte per 200 milioni con il gruppo – “di accedere alla documentazione necessaria per presentare proposte concorrenti su Ferrarini e Vismara, e se confermare la proroga della data di adunanza dei creditori Ferrarini, da cui dipendono i termini per la presentazione delle proposte concorrenti”.

A questo punto, la proroga delle assemblee diventa decisiva, perchè è decisivo il fattore tempo. Di certo Banca Intesa- arrivata alla scontro frontale con la famiglia Ferrarini, con il pignoramento anche di parte die patrimoni personali aggredibili, vuole frugare nel profondo della situazione economica,finanziaria e contabile di Rivaltella. D’altra parte il Tribunale può autorizzare una due dilicence di queste proporzioni a fronte di una proposta reale di intervento.

Intanto la famiglia Ferrarini ha deciso di aprire un fronte giudiziario nei confronti del gruppo Amadori che si è ritirato dall’affare Vismara, spalancando il baratro della revoca del concordato, visto che Casatenovo ha sul groppone ben 105 milioni di deibiti.

Secondo Ferrarini, sarebbe pienamente in vigore l’accordo con Amadori che si era impegnato a entrare in Vismara con 25 milioni. Di conseguenza, secondo Rivaltella, il contratto in essere non può essere interrotto. Da qui l’ipotesi trascinare Cesena davanti al giudice civile.

Tuttavia Amadori ha replicato che è stato Ferrarini a far saltare l’operazione: «Non ci siamo ritirati, semplicemente la nostra offerta è scaduta il 30 luglio. Non avendo ricevuto alcuna risposta, è chiaro che lo prendiamo come un rifiuto. La possibilità da parte nostra di sfilarsi dal pre-contratto è del tutto legittima».

Il punto è, secondo Ferrarini, che il giorno prima della scadenza del termine di fine luglio, il gruppo di Cesena avrebbe rilanciato con un ribasso di ben sette milioni sulla proposta iniziale di 25, e sarebbe mancato il tempo materiale di avvertire i creditori. Da qui il silenzio che ha indotto Amadori a ritirarsi dall’affare. Il barometro, a Rivaltella, è fisso sulla tempesta.

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Una risposta a 1

  1. Veg Rispondi

    06/10/2019 alle 08:55

    E’ finita la TRIPPA per gatti ?

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