Domenica la chiesa reggiana ricorda i sacerdoti uccisi durante e dopo la guerra
Convegno storico teologico e messa solenne presieduta dal Vescovo

18/9/2019 – Sono almeno 13 i sacerdoti uccisi in provincia di Reggio Emilia durante e dopo il secondo conflitto mondiale, in maggioranza dai partigiani comunisti. I più noti sono la medaglia d’oro don Pasquino Borghi, fucilato dai fascisti della Gnr il 30 gennaio 1944, il seminarista Rolando Rivi, proclamato beato nel 2013, seviziato e ucciso a soli 14 anni da un gruppo di partigiani comunisti, e don Umberto Pessina assassinato sul sagrato della chiesa di San Martino Piccolo a

A Correggio, nel giugno 1946: fu quello uno delle ultime vittime della mattanza scatenata dall’ala dura del Pci nel dopoguerra, in nome dell’ora X ma anche, oggi lo sappiamo, in odio della fede cattolica e dei suoi preti.

In Emilia i sacerdoti uccisi furono non meno di 53, e di questi 13 solo nel reggiano.

Con un’iniziativa senza precedenti, almeno negli ultimi decenni, il vescovo di Reggio e Guastalla Massimo Camisasca ha indetto per domenica 22 settembre una giornata di “riconciliazione e di preghiera” con un convegno e una messa solenne in memoria dei sacerdoti martiri e per tutti quelli che subirono torture, carcere e minacce di ogni genere.

I sacerdoti uccisi nel reggiano tra il 1943 e il 1946

La giornata – annuncia una nota della Diocesi – vuole preseguire “il cammino che l’anno scorso, nel Santuario del beato Rolando Rivi a San Valentino (Castellarano), ha condotto a uno storico gesto di perdono”.

La giornata di riconciliazione e preghiera è intitolata “Vexilla Regis prodeunt” (“Avanzano i vessilli del Re”, dall’incipit dell’inno liturgico composto da san Venanzio Fortunato in occasione dell’arrivo della reliquia della Vera Croce a Poitiers).

“L’iniziativa si terrà domenica 22 settembre in due momenti: alle 16, nella sala conferenze del Museo Diocesano, un convegno con l’intervento storico del professor Giuseppe Giovanelli, condirettore del Centro Diocesano di Studi Storici, e quello teologico di don Carlo Pagliari, biblista e direttore del Servizio per la Pastorale Giovanile; alle 18, in Cattedrale, la Messa sarà presieduta dal vescovo Massimo Camisasca”.

“Insieme al seminarista Rolando Rivi saranno commemorati don Pasquino Borghi, don Battista Pigozzi, don Giuseppe Donadelli, don Luigi Ilariucci, don Aldemiro Corsi, don Sperindio Bolognesi, don Luigi Manfredi, don Pietro De Carli, don Dante Mattioli, don Giuseppe Iemmi, don Carlo Terenziani, don Umberto Pessina e tutti i confratelli che, pur non arrivando al sacrificio della vita, vennero minacciati, incarcerati, perseguitati o torturati a causa della loro testimonianza di fede e di carità”.

La Diocesi ricorda che “il cardinale Giuseppe Siri nel 1958, commemorandoli a Reggio Emilia insieme agli altri 40 sacerdoti uccisi in Emilia Romagna e ai 300 caduti nello stesso periodo in Italia, ebbe a dire: “Allora questi uomini che non maneggiavano armi, che erano generalmente inermi, sono diventati dei protettori, si sono fatti scudi, hanno dato garanzie, si sono offerti in ostaggio, hanno fermato spade brandite, non facendosi di parte mai, soltanto salvando uomini perché uomini”.

Nè può essere dimenticato l’articolo scritto da don Primo Mazzolari, all’epoca parroco di Viadana, nell’estate 1946, pochi giorni dopo l’uccisione di don Umberto Pessina, e pubblicato sulla Cittadella di Guastalla e sulla Nuova Penna, il giornale di Giorgio Morelli “Il Solitario”: “Così come vi sono santi in Cielo senza aureola, così vi sono nelle Chiese testimoni senza palma. Per chi muore sotto una raffica di mitra, sulla soglia del suo presbiterio e della sua chiesa, basta la certezza di non sentirsi fuori dell’ultima Beatitudine: «Beati i perseguitati per cagione della giustizia, perché di loro è il Regno dei Cieli».

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