Estorsioni alle pizzerie: contestata l’aggravante mafiosa ai fratelli Amato (già in carcere)

28/8/2019 – Sei colpi di pistola contro la porta a vetri della Pizzeria La Perla a Cadelbosco Sopra la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio. Cinque colpi contro la vetrata della Pizzeria Piedigrotta 3 in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio. Poi gli avvertimenti con tanto di pizzino attaccati alla porta come avvenuto alla Perla e al Piedigrotta 3) ad altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika.

Questi ultimi due “pizzini” erano rimasti solo degli avvertimenti in quanto i carabinieri, coordinati dalla Procura di Reggio Emilia, avevano fermato i fratelli Cosimo, Mario e Michele Amato (rispettivamente di 20 anni, 29 e 22) che per due settimane avevano mandato in fibrillazione ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia e provincia con le loro richieste estorsive.

Uno dei tre fratelli amato, ripreso dalla telecamera di sorveglianza, mentre deposita un “pizzino” minatorio sulla porta di una pizzeria

La situazione dei tre fratelli – loro padre è Francesco Amato, condannato a 19 anni con la sentenza Aemilia – ora si è decisamente aggravata: le indagini cdei Nuclei Investigativi Carabinieri di Reggio Emilia e di Piacenza, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, hanno individuato una matrice mafiosa nelle azioni dei tre fratelli Amato.

L’accusa nei loro confronti è di aver agito “per agevolare l’attività dell’associazione di stampo mafioso denominata ndrangheta e in particolare del sodalizio ‘ndranghetisco emiliano la cui esistenza ed operatività è stata riconosciuta nell’ambio del processo Aemilia”.

In sostanza i tre fratelli, secondo l’accusa, non sarebbero “cani sciolti” , bensi già inseriti nel giro della ndrangheta reggiana.

Il p.m. Beatrice RONCHI della D.D.A. di Bologna, concorde i risultati delle indagini, ha chiesto e ottenuto dal Gip del Tribunale di Bologna un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita dagli stessi carabinieri.

All’epoca degli arresti, avvenuto in febbraio, i carabinieri reggiani a seguito delle perquisizioni avevano sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate per gli le sparatorie contro le due pizzerie, capi di vestiario e una macchina da scrivere con cui i tre avrebbero preparato i “pizzini” contenenti le richieste estorsive.

I tre sono figli di Francesco Amato, 55 anni, condannato per mafia nel processo Aemilia, che nel mese di novembre – latitante dopo la sentenza e l’ordine di carcerazione – si era asserragliato per 10 ore nell’ufficio postale di Pieve Modolena con cinque ostaggi, per poi essere arrestato dai carabinieri.

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Una risposta a 1

  1. Storiteller Rispondi

    29/08/2019 alle 08:06

    Prevedo un copioso intensificarsi delle attività mafiose e illecite con questo “governo” in via di pseudo ‘concepimento’.
    In realtà tutti i giochi erano già fatti e stabiliti alla base.
    Andreotti non resuscita ma è come se fosse tra noi.

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