Biogas, business, odori e agricoltura: la campagna reggiana è sulle barricate
“Professor Grosso, troppe inesattezze”

29/7/2019Dalle aziende agricole che hanno aderito alla trattorata in città contro il Biogas di Gavassa.

“Prendiamo atto con perplessità dell’intervista del professor Mario Grosso del Politecnico di Milano, intervista che ci pare più di matrice politica che tecnica, nonostante sia lui ad accusare di intenti politici i Comitati di Reggio Emilia, forse nel tentativo di squalificarne le istanze.

Sul piano tecnico dice una serie di inesattezze che meritano una replica. Si prende atto in premessa che Grosso nella sua vista “tecnica” verticale dimostra di non aver colto l’oggetto del contendere, che è molto più ampio rispetto al tema della tecnologia aerobica o anaerobica ed ha a che fare con la tutela di un territorio agricolo per la prospettiva di un’attività agricola condotta, in particolare, da giovani agricoltori.

Sul punto ci verrà replicato che nonostante i terreni interessati abbiano sembianze agricole, in realtà hanno destinazione industriale in quanto inclusi nell’area produttiva ecologicamente attrezzata” pianificata dal Comune di Reggio Emilia.

La “trattorata”in circonvallazione a Reggio Emilia

Oltre dieci anni fa il dibattito posto dai Comitati veniva squalificato dall’amministrazione dicendo che la pianificazione avrebbe da lì a poco trasformato tutta quell’area in industriale e che questa trasformazione era necessaria per lo sviluppo industriale di Reggio Emilia. Ora tanti anni sono passati senza che le reali esigenze produttive abbiano coinvolto quelle aree che conservano ancora la funzione agricola.

Mentre ai tempi, come in effetti è stato, lo scontro poteva essere rappresentato come una posizione ideologica ed egoistica dei cittadini contro la capacità e responsabilità dell’amministrazione di pianificare le esigenze del futuro, oggi il tempo ci restituisce un dato incontestabile: quella pianificazione é stata completamente disattesa e fortunatamente i terreni svolgono ancora una funzione agricola, tant’é che per procedere con l’eventuale impianto ci sarà bisogno di una variante urbanistica che aumenti la superfici di completamento, senza che ve ne sia un reale bisogno. 
Nel frattempo l’evoluzione scientifica e sociale del dibattito sulla sostenibilità ha chiarito al mondo la necessità della  riduzione del consumo di suolo come fattore produttivo  strategico.

La terra è un bene limitato da preservare a tutela di tutti e non solo degli agricoltori che vi lavorano. 
Quindi nessun impianto deve essere fatto? Certamente non prima di aver di aver condiviso tutto ciò che sta a monte dell’impiantistica. Questa rappresentazione oltranzista pare essere necessaria all’amministrazione per squalificare i Comitati del no, ma le nostre istanze sono di natura diversa.

Per esempio, se parliamo di economia circolare il raggio d’azione di un impianto di trattamento del rifiuto organico non può essere un territorio esteso da Piacenza a Reggio Emilia, mentre al contrario,  per le economie di scala di Iren, prescindendo delle logiche dell’economia circolare, sicuramente un unico grande impianto a Reggio Emilia per le tre Province è più vantaggioso.

Ma per chi è vantaggioso? La risposta non si potrebbe collocare nell’ambito del bene comune. Ultimo, ma non ultimo, anche il fatto che esiste già una struttura di proprietà della stessa Iren  a Mancasale già infrastrutturata con viabilità, depuratore e stazione di compostaggio aerobico, con possibilità di acquisire terreni limitrofi nel caso il problema fosse posto strumentalmente sul tema di un impianto grande che richiede più terreno di quello attualmente in proprietà di Iren.

Perché allora Gavassa? Forse perché fare un investimento da zero consente di investire somme maggiori?

Se Iren fosse un imprenditore che paga di tasca propria farebbe di tutto per realizzare l’impianto di trattamento investendo il meno possibile, pertanto opzione Mancasale, ma essendo una società che ha in concessione un servizio pubblico locale, i cui costi vengono autorizzati da Atersir e poi spalmati in bolletta, lo spendere molto di più non solo non è un problema, ma potrebbe per alcuni apparire una ghiotta opportunità…. 
Chiarito il contesto, torniamo ora ai punti “tecnici” sostenuti da Grosso. 
Il professor Grosso dice che l’impianto aerobico economicamente non conviene, mentre è molto più redditizio quello anaerobico. Non c’è dubbio su questo, ma c’è anche una ragione molto chiara: l’impianto aerobico non gode di incentivi, produce modesti utili, ma si sostiene da sè, al contrario l’impianto anaerobico (Biogas/Biometano) produce molti utili solo perché lautamente incentivato dallo Stato a spese dei cittadini perché il suo bilancio economico in assenza di incentivi sarebbe totalmente fallimentare. 
Il Professore sottolinea che aerobico significa odori e anaerobico significa assenza di odori e per far questo cita l’esperienza dell’impianto aerobico di Albairate di Milano dove lui avrebbe operato proprio per la problematica degli odori.

Bene, niente di più falso e squalificante per lui che si dichiara tecnico e non politico. Prima di tutto odori e non odori afferisce sia alla qualità tecnica del progetto, sia alla capacità di gestione degli impianti. Entrambe le tecnologie possono essere prive di odori, ma entrambe possono essere (e spesso lo sono proprio per gestione) causa di odori in grado di mettere in ginocchio un’intera comunità confinante con l’impianto.

Si potrebbero portare esempi di impianti aerobici (per esempio in Portogallo) dove attorno è stato creato un luogo di incontro della città con ristorante pregiato annesso senza che gli ospiti possano sentire una sola traccia di odori. Al contrario si potrebbero portare esempi di impianti anaerobici che hanno rappresentato la dannazione per la comunità locale.

A tal proposito perché scomodare impianti qualsiasi? Prendiamo a riferimento proprio l’impianto di Albairate (MI) citato dal professore. La prima smentita è che l’impianto di Albairate è un impianto anaerobico da rifiuti, della stessa tipologia che il professore suggerisce per Gavassa. Ebbene, questo impianto è stato e forse lo è ancora, una dannazione per la comunità locale proprio per problemi di odori. Basta andare in internet per trovare protocolli di misurazione degli odori adottati dall’amministrazione a spese del soggetto gestore proprio per misurare gli odori a seguito delle proteste della comunità locale. Questo fatto noto certifica che l’equazione anaerobico con assenza di odori è un falso! 
Poi è bene tener presente che gli odori non si scatenano quando il rifiuto umido è dentro al digestore isolato dall’esterno in assenza di ossigeno, ma nel processo precedente tramite la movimentazione dei mezzi e le vasche di ricezione (diranno che sono depressurizzate pertanto l’odore non esce, così come ciascuno di noi ha raccontato ai propri figli che  da grandi si sarebbe andati sulla luna a piedi) e la parte successiva, in cui si opera con una vera e propria stazione di compostaggio aerobica in cui il digestato viene mischiato a materiale chiamato strutturante (ramaglie, potature, ecc…) per diventare compost come ammendante per i suoli agricoli.  

Pratica che nel bacino del Parmigiano Reggiano susciterebbe non pochi problemi. 
E’ per tutte queste ragioni che non si tratta di smentire o confermare i comitati sul piano tecnico, ma sarebbe utile, una volta per tutte, che la politica fosse all’altezza del suo compito avendo capacità di ascolto, non per sostenere le posizioni di parte (magari dell’azienda…) ma per trovare una sintesi per il bene comune e non certo in difesa del  nostro p orticello, ma su una strada completamente nuova, all’altezza di una consapevolezza mondiale della sostenibilità ambientale e del necessario futuro che deve essere garantito al settore agricolo”.

I rappresentanti, tanti giovani, di diverse Aziende Agricole che hanno aderito alla “trattorata”

Alessandro Filippini, Francesco Morlini, Giulio Landi, Francesco Landi, Daniele Ruozzi, Alberto Alessandro Zamboni, Lorenzo Morlini, Daniel Gulielmi, Marco Brunelli, Giardo Gilippini, Paolo Crotti, Marco Tosi, Roberto Pezzi, Adriano Bonacini, Werter Magnanini, Mauro Fantuzzi, Pietro Corradini, Giovanni Rubagotti, Simone Menozzi, Cristian Bonini, Vanni Pezzi, Giorgio Bonacini, Amedea Anceschi, Guido Bolognesi, Daniele Pedrotti, Domenico Bertozzi, Lorenzo Fanticini, Ivano Boni, Mauro Menozzi, Luigi Bolognesi, Rossano Gallingani.

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5 risposte a Biogas, business, odori e agricoltura: la campagna reggiana è sulle barricate
“Professor Grosso, troppe inesattezze”

  1. Orlando Rispondi

    29/07/2019 alle 12:48

    Sento un puzzone di GROSSO affarone….

    Per capire : A CHI CONVIENE DAVERO ? VANTAGGIOSO per chi e quanti ?

    Bravi giovani! Fatevela VOI la PERIZIA.
    Questo sarà davvero vantaggioso, per VOI e per tutti (bene comune).

  2. Gianni Bertucci Rispondi

    29/07/2019 alle 14:02

    Buon giorno, in merito all’ analisi fatta dal prof. Grosso lo invito a sperimentare su di lui e i suoi famigliari la qualità del digestato che esce dagli impianti tipo Gavassa. Si alimenti lui è i suoi famigliari con prodotti concimati x un lungo periodo con il digestato che producono questi impianti. Sono convinto che dopo breve tempo cambierà opinione. Potremmo averlo come paziente al CORE….. La soluzione del problema a mio modesto avviso e risolvibile con il compostaggio di qualità e a km 0.

    • Orlando Rispondi

      29/07/2019 alle 19:09

      ..mi pare tra le altre cosucce che al Core ormai da molti anni ci sia già il pienone…

  3. Giovanni Randazzo Rispondi

    30/07/2019 alle 09:07

    Ma di che cosa state parlando? Informatevi, siete i soliti oscurantisti. Con voi il progresso non esisterebbe e la locomotiva a vapore sarebbe stata messa al rogo. Bio compost di qualità è possibile, estraendo il biometano e compostando il materiale per l’agricoltura. Informatevi, andate a visitare gli impianti. Voi che allevate migliaia di maiali che inquinano come una bomba ecologica. Voi che spargete allegramente letame sulle falde acquifere e vi lamentate dai nitrati. Andate in Europa, e guardate cosa è possibile fare con la tecnologia di adesso, con un minimo di fiducia e di apertura mentale.

    • Orlando Rispondi

      30/07/2019 alle 10:50

      Guardi Randazzo,

      per quanto mi riguarda vivo molto a Nord, dove da anni si utilizzano metodi realmente civili di riciclo. Quindi prima di spargere il suo letame su sconosciuti legga l’articolo; chissà che non le si apra a lei la mente…

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