Tempesta sul prosciutto di Parma
Un milione di cosce irregolari?
Crisi all’Ipq, vertice d’urgenza in Regione

11/6/2019 – Convocato per oggi un incontro in Regione a Bologna sulla crisi dell’Istituto Parma Qualità (Ipq) e, più in generale, sulla filiera del prosciutto di Parma. Saranno presenti Assica, il Consorzio del Parma, Unapros (Unione nazionale associazioni produttori suini) – che sono dentro l’istituto di certificazione del prosciutto Dop – e i sindacati di categoria.

L’Ipq è al centro di una lunga crisi, culminata nella sospensione del 16 maggio scorso da parte di Accredia (ente italiano di accreditamento), per la durata di tre mesi. Un provvedimento che segue la sospensione di sei mesi dell’anno scorso, legata ai mancati controlli sull’utilizzo di seme Duroc, non conforme al disciplinare di produzione. L’Istituto svolge un ruolo strategico, dato che è l’ente autorizzato dal Mipaaft per controllare la filiera Dop del prosciutto di Parma. La sospensione sarebbe motivata con la sparizione di alcuni verbali relativi all’ingresso della filiera di cosce di suini di peso superiori ai 176 kg (quindi fuori disciplinare) alla macellazione.


Secondo il giornale specializzato Il Fatto alimentare, che parla di Prosciuttopoli 2 , dopo le prime condanne comminate a Torino, sarebbe stato depositato anche un esposto alla Procura della Repubblica di Parma.

Se questa seconda sospensione sarà confermato dal Ministero, il rischio è che l’Ipq (presieduto dal correggese Ugo Franceschini) cessi di essere ente certificatore con pesanti ricadute su tutta la filiera, compresa l’impossibilità di marchiare i prosciutti Dop. Peraltro da mesi sarebbero in corso trattative per affidare i controlli sul Parma dop allo stesso istituto incaricato dei controlli qualità sul Parmigiano Reggiano.

Sarebbe comunque solo un aspetto secondario di una crisi che sta investendo l’intero comparto dei prosciutti di Parma e di San Daniele Dop. Secondo il fatto alimentare “gli addetti ai lavori stimano che il 35% dei prosciutti attualmente stoccati nei prosciuttifici debbano essere smarchiati essendo falsi Dop“. Numeri “estrapolati dalla banca dati ufficiale, e si riferiscono ai maiali che dopo 10 mesi,in fase di macellazione, superano la soglia massima di 176 kg, e quini non possono essere utilizzati come prosciuttop Dop“.

Solo nel periodo gennaio 2019-maggio 2019, sempre secondo Il Fatto alimentare, per il prosciutto crudo di Parma si parla di un milione di cosce irregolari, in 4 mila 600 partite, destinate agli impianti di stagionatura. Una scandalo e una tempesta senza precedenti, che l’agroalimentare italiano rischia di pagare a caro prezzo sui mercati internazionali. La filiera, è noto, coinvolge in pieno i produttori e i macellatori del reggiano, un tempo regno del suino pesante reggiano.

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