“Sinistra, un po’ di decenza: fatti da parte”. Sgarbi galvanizza la piazza di Salati
Replica Zingaretti: “Vinciamo noi, siamo troppo bravi”

6/6/2019 – La gara delle piazze tra Zingaretti-Vecchi e Sgarbi-Salati, per quello che può valere, a conclusione della campagna elettorale per il ballottaggio di Reggio Emilia, ha galvanizzato i supporter del centro destra: Piazza Prampolini ha offerto un colpo d’occhio inaspettato, con centinaia di persone accorse a sentire il grande critico tornato a Reggio Emilia per sostenere Roberto Salati.

La manifestazione per Salati in piazza Prampolini con Vittorio Sgarbi

E non è rimasta delusa: Sgarbi le ha sparate a raffica – ha detto che Salvini ha più fede di Papa Francesco – mostrando alla fine anche un cartello “Capre!Capre!Capre!” all’indirizzo di Luca Vecchi, e chiedendo alla sinistra di “fare il favore” di un passo indietro per assicurare il ricambio in nome della democrazia: “Non si può sopportare che un’area politica governi per 70 anni. Dovrebbero secondo me loro stessi dire che vanno a casa come un atto di decenza. Che una città abbia un dominio cosi’ stabile e’ una forma di seconda dittatura, per non chiamarla di fascismo”.

Sul palo da sinistra Matteo Melato, il deputato Gianluca Vinci, Vittorio Sgarbi, Roberto Salati, Benedetta Fiorini, Aragona e Cristina Fantinati

Meno affollata,almeno non quanto era lecito attendersi, piazza San Prospero per il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti, arrivato per puntellare la candidatura di Luca Vecchi, sul palco insieme a un altro big del partito come Graziano Delrio, al segretario provinciale Andrea Costa e naturalmente a un raggiante Luca Vecchi, sicuro al pari di Zingaretti di essere rieletto sindaco domenica.

Torniamo in piazza Prampolini, dove Sgarbi con il suo show ha tenuto incollato il pubblico per oltre un’ora (con una partecipazione massiccia all’aperitivo al Caffè Europa). Sul palco, con lui e col candidato Roberto Salati, anche l’onorevole Vinci della Lega, l’onorevole Benedetta Fiorini di Forza Italia e Aragona di Fratelli d’Italia. Sgarbi ha promesso che in caso di vittoria sarà lui il consulente di Salati per l’arte e la cultura.

Sgarbi con Roberto Salati e Federico Zanni

Ma sa che la battaglia è improba, dunque ha chiesto alla sinistra di farsi gentilmente da parte in nome della democrazia: “Occorrerebbe che la sinistra avesse la gentilezza di dire che fa un passo indietro e vedere come va Salati. Poi se dopo due anni fa schifo lo potranno dire, ma dovrebbero lasciare aperte tutte le possibilità”. E ha aggiunto: “Se mi hanno chiamato temo ci sia una situazione difficile, per questo invito la sinistra a defilarsi”

Sulle politiche culturali Sgarbi afferma: “E’ vero che se la città ha un’attenzione per l’arte è un fatto positivo chiunque governi. E’ vero però anche che quando governi in questo modo finisci col dare alla cultura una coperta politica che mette in ombra l’altra parte”.

E questo tema, pane per i suoi denti, nel comizio davanti al Duomo e sotto le finestre del vescovado Sgarbi ha sparato a zero sul predecessore del vescovo Camisasca, bollando monsignor Caprioli come vescovo ateo a causa delle opere d’arte moderna e postmoderna inserite nelle Cattedrale, opere che hanno suscitato polemiche memorabili fra i tradizionalisti.”Hanno riempito di m… la cattedrale”, ha detto brutalmente prendendosela con le opere di Kounellis e soprattutto con l’inquietante seggio vescovile in ferro che, in effetti, richiamava il tribunale dell’Inquisizione. L’opera tuttavia è stata tolta dal tempio e confinata in un magazzino: uno dei primiatti significativi di monsignor Camisasca quando è

E stato l’ex senatore Franco Bonferroni a ricordarlo, correggendo Sgarbi in pieno comizio. Forse avrebbero dovuto suggerirgli di occuparsi piuttosto del disastro compiuto ai chiostri di San Pietro.

Una battuta Sgarbi l’ha riservata anche al segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, che ha parlato quasi in contemporanea a pochi metri in piazza San Prospero. “E’ un bravo ragazzo ma non e’ un leader. Io sono un leader senza partito, lui un partito senza leader. Hanno chiamato Zingaretti, forse era meglio se chiamavano il fratello”, Luca,il commissario Montalbano.

E andiamo all’altra piazza, dove Zingaretti ha tenuto un comizio tranquillo, quasi da paese lontano dai guai, certo senza le folle oceaniche di altri tempi, quando a Reggio arrivava il segretario del partito.

Nicola Zingaretti intervistato al comizio per Luca Vecchi

Una ragione c’è: il Pd è sin troppo sicuro di vincere, una sicurezza condivisa dal segretario: “C’e’ una qualità di governo dei nostri amministratori che in Emilia-Romagna e a Reggio Emilia è stato sempre riconosciuto come eccellente e sono sicuro che gli emiliani-romagnoli non si metteranno mai nelle mani di chi in un solo anno ha messo in ginocchio l’Italia”.

Luca Vecchi parla sul palco, con lui il segretario generale del Pd Zingaretti

“Nelle citta’ e anche in Emilia-Romagna – ha proseguito – vinceremo soprattutto raccontando il futuro di queste terre e presentandoci non solo con un bilancio del passato, ma spiegando come abbiamo sempre fatto come continuare a crescere”.

Condividi

Una risposta a 1

  1. Vittoria Rispondi

    08/06/2019 alle 09:07

    Cartello sbagliato : trattasi di CAPRETTE (per la precisione).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *