Business sui minori strappati alle famiglie
Orrore in Val d’Enza, travolti i servizi sociali

Operazione Angeli e Demoni: 27 indagati, agli arresti anche il sindaco di Bibbiano

27/6/2019 – Un giro mostruoso per far soldi sulla pelle dei bambini sottratti ai genitori naturali e convinti, anche con mezzi che rasentano la tortura fisica e psicologica (come stimoli elettrici) che proprio loro genitori erano “i cattivi”. Un’inchiesta senza precedenti per la sua enormità, che travolge i servizi sociali dei comune della Val d’Enza, e con essi un onlus torinese che lavora in mezza Italia nell’assistenza ai minori, soprattutto nei casi di affido a una nuova famiglia. Onlus, la Hansel e Gretel, peraltro già coinvolta nell’inchiesta Veleno a Modena, per bambini tolti ingiustamente alle famiglie tra il 1996 e il 1998.
I Carabinieri di Reggio Emilia, sotto il coordinamento della Procura della repubblica – Pubblico Ministero Valentina Salvi – hanno concluso l’operazione “Angeli e Demoni”, che ha disvelato un illecito sistema di “gestione minori in affido”. L’operazione scattata ieri mattina con oltre cento militari, vede sedici persone sottoposte a misure cautelari: agli arresti domiciliari anche il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti in qualità di delegato ai servizi sociali dell’Unione comuni Val d’Enza, la responsabile e la coordinatrice dello stesso servizi. Risulta sottoposto a misura cautelare restrittiva anche Claudio Foti, responsabile della onlus torinese, che lavora da anni con i comuni della Val d’Enza, e di molti altri enti emiliani. Le persone indagate, tra cui un avvocato, sono in tutto 27.

Andrea Carletti


I Carabinieri riferiscono di «innocenti disegni dei bambini falsificati attraverso l’aggiunta di dettagli a carattere sessuale»; di abitazioni descritte falsamente come fatiscenti; di stati emotivi dei piccoli «artatamente relazionati», sino ai travestimenti dei terapeuti da personaggi “cattivi” delle fiabe messe in scena ai minori come rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male. Per tacere della denigrazione in della figura paterna e materna.

REGALI E LETTERE DEI GENITORI MAI CONSEGNATI
Gli investigatori hanno anche sequestrato decine e decine di regali e di lettere di affetto, consegnati negli anni da parte dei genitori naturali, nascosti in un magazzino e mai consegnati ai piccoli.
«Questi erano solo alcuni dei metodi adottati nei confronti dei bambini, in provincia di Reggio Emilia, anche di tenera età, al fine di allontanarli dai genitori».

LO SCOPO: MANTENERLI IN AFFIDO IN UN CIRCUITO DI CURE PRIVATE A PAGAMENTO

Lo scopo? Secondo l’accusa «mantenerli in affido e sottoporli ad un circuito di cure private a pagamento» della Onlus piemontese.
Un business che ha del mostruoso, un affare che avrebbe fruttato « diverse centinaia di migliaia di euro di cui beneficiavano alcuni degli indagati, mentre altri si avvantaggiavano a vario titolo dell’indotto derivante dalla gestione dei minori attraverso i finanziamenti regionali, grazie ai quali venivano, inoltre, organizzati anche numerosi corsi di formazione e convegni ad appannaggio della Onlus, in elusione del codice degli appalti e delle disposizioni dell’Autorità Nazionale Anticorruzione».

I destinatari della misure cautelari sono accusati, a vario titolo, di frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamenti su minori, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso.

LESIONI GRAVISSIME

Tra i reati contestati, in particolare, quello di lesioni gravissime ai minori in relazione ai traumi loro provocati.
alcuni di loro, oggi adolescenti, manifestano «profondi segni di disagio», come tossicodipendenze e gesti di autolesionismo.
Le indagini sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo una escalation anomala di denunce all’Autorità Giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori.
L’analisi dei fascicoli «vedeva puntualmente approdare le indagini verso la totale infondatezza di quanto segnalato».
Nondimeno «i servizi sociali coinvolti proseguivano nel percorso psicoterapeutico reiteratamente richiesto. Da tale spunto si è sviluppata l’intensa indagine che ha svelato i numerosi falsi documentali redatti dai servizi sociali in complicità con alcuni psicologi, artatamente trasmessi all’Autorità Giudiziaria».

DIAGNOSI MIRATE E PILOTATE
Si realizzava così «la diagnosi di una mirata patologia post traumatica a carico dei minori, condizione questa necessaria a garantirne la prese in carico da parte della onlus. Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva quindi in assenza di procedura d’appalto: gli affidatari venivano incaricati dai Servizi Sociali di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Tra gli affidatari inoltre, anche amici e conoscenti dei servizi sociali.
Dietro a tutto questo l’interesse economico, che vedeva legati i dipendenti dell’Unione ai responsabili della onlus, attraverso reciproci conferimenti d’incarichi: da un lato la citata Onlus diveniva affidataria dell’intero servizio di psicoterapia voluto dall’Ente e dei relativi convegni e corsi di formazione, organizzati in provincia, e, dall’altra, alcuni dipendenti dello stesso Ente ottenevano incarichi di docenza retribuiti nell’ambito di master e corsi di formazione tenuti sempre dalla onlus.
In un Centro Specialistico Regionale (di fatto costola della onlus) «veniva anche garantita l’assistenza legale ai minori attraverso la scelta sistematica , da parte dei Servizi Sociali, di un avvocato, anch’egli indagato per “concorso in abuso d’ufficio”, attraverso fraudolente gare d’appalto gestite dalla dirigente del Servizio, al fine di favorirlo».

L’ORRORE DEGLI STIMOLI ELETTRICI PER “IL RECUPERO DEI RICORDI”
Sono emerse ore ed ore di sedute di terapia sui bambini, anche attraverso l’utilizzo, particolarmente odioso «di apparecchiature elettriche loro spacciate come strumenti in grado di garantire alla terapeuta la gestione della mente e il recupero dei ricordi».
Ai bimbi veniva detto che era assolutamente necessario far riemergere “le brutte cose” commesse dai genitori e ciò proprio in prossimità delle testimonianze che i bambini avrebbero poi reso alla competente Autorità Giudiziaria. In alcuni casi la terapeuta spacciava racconti fantasiosi come il contenuto da lei “letto” nella mente dei piccoli. Le indagini continuanom anche su decine e decine di casi di affido di minori avvenuti negli ultimi anni.

Condividi

Una risposta a 1

  1. W.S. Rispondi

    28/06/2019 alle 08:23

    ‘Mostrati come la colomba ma sii come la serpe che vi si nasconde’.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *