“A Reggio un sistema politico affaristico degenerato”
L’allarme in un’indagine dei Carabinieri di 9 anni fa

DI PIERLUIGI GHIGGINI

6/6/2019 – L’articolo di Reggio Report sul pamphlet di Giovanni Paolo Bernini, in particolare sul capitolo relativo alla casa di Masone, e altre denunce su affari pubblici perlomeno anomali (in particolare quelle di Cesare Bellentani sul Park VittoriA) hanno suscitato un vespaio di reazioni, anche scomposte, sui social network e non solo. Da alcuni esponenti politici è arrivato perentorio l’invito “rivolgersi alla Procura” oppure a tacere, e qualcuno ha persino ventilato l’ipotesi di querele.

Qui è il caso di ricordare agli smemorati che anche se la magistratura archivia, o passa oltre, nondimeno la politica – come hanno detto e personaggi autorevolissimi, come Luciano Violante – ha il dovere di alzare l’asticella, di muoversi prima e far suonare l’allarme al minimo stormir di foglie.

Reggio Emilia vista dal drone

Ora, a Reggio l’inchiesta e il processo Aemilia hanno fatto emergere un sostrato di criminalità organizzata che ha condizionato per decenni la società, l’economia, le amministrazioni e soprattutto le persone e le famiglie. Ma al di là e ancora prima delle mafie, è opinione diffusa che Reggio sia da decenni nella tenaglia di un sistema, una cupola d’affari che interagisce strettamente con la politica e alla quale le amministrazioni si sono mostrate spesso subalterne. Se ne parla tranquillamente nei bar, accettandolo come un fatto ineluttabile e quasi antropologico, ma con nomi, cognomi e relazioni, facendo risalire il tutto a un vizio di origine: la mancanza da 75 anni di un ricambio politico.

E non è soltanto la vox populi: tale opinione viene accreditata ai livelli più elevati e anche in talune indagini preliminari delle forze dell’ordine, dove si parla di “oligarchia criminale di matrice affaristico-istituzionale”, di un contesto di malaffare “collaudato da anni”, di sistema politico affaristico ormai degenerato, di “contesto criminale finalizzato a condizionare le scelte strategiche dei pubblici amministratori”.

Manifestazione antimafia in sala del Tricolore: in primo piano Luca Vecchi e Pietro Grasso in Sala del Tricolore

In un rapporto del febbraio 2013 del Comando provinciale Carabinieri Reggio Emilia – Reparto Operativo alla Procura della Repubblica (documento agli atti del processo Aemilia) si fa riferimento a precedenti notizie di reato trasmesse alla stessa Procura nell’aprile e nell’agosto 2010 su “avvenimenti anomali” inerenti “la discussa compravendita di un’area di vaste dimensioni (denominata comunemente “area Nord”) ubicata a ridosso dell’ex casello autostradale A1″.

Si tratta della nota vendita da parte del comune, con asta pubblica a partecipante unico, dell’area ex casello all’Immobiliare Nordest (società generata da Coop Nord Est per mettere in valore il proprio patrimonio immobiliare, oggi confluita in Alleanza 3.0) e di cui l’allora capogruppo del Pd Luca Vecchi era anche Presidente del collegio sindacale. In tale vicenda – secondo il rapporto – “attraverso un complicato giro di società tra cui la Immobiliare Nordest spa) erano coinvolti vari esponenti del Partito Democratico reggiano, in primis proprio Luca Vecchi, e per quel che concerne l’amministrazione comunale di Reggio Emilia, l’assessore Ugo Ferrari e la funzionaria Maria Sergio” moglie – com’è noto – di Luca Vecchi.

In sostanza l’ipotesi è “l’esistenza di una prassi illegale ben consolidata chje permette ad alcuni soggetti di ottenere informazioni riservate e li avvantaggia nel realizza progetti immobiliari”, prassi già emersa con l’inchiesta Brick (mattone, ndr.) del 2004 e che sarebbe continuata nel tempo, prendendo sempre più campo negli affari reggiani.

Non sappiamo cosa avesse deciso la Procura nel 2010 a proposito di eventuali indagini tecniche (intercettazioni) e della formalizzazione dell’inchiesta (o dell’archiviazione della notizia di reato).

Vale la pena però rilevare i Carabinieri di Reggio Emilia accesero un faro di notevole intensità sia sull’affare area casello A1, sia sulle vicende della Sofiser (l’immobiliare amministrata da personalità del Pd che col suo carico di debiti ha portato le Fiere di Reggio al fallimento) e in particolare il giallo dell’osservazione al PTC del comune, ritirata in tutta fretta per non disturbare le manovre intorno all’area Aurora di via Filangieri.
A proposito dell’area casello, i soggetti coinvolti vengono indicati, dagli investigatori in Luca Vecchi (dottore commercialista, libero professionista consigliere e capogruppo del Partito democratico nel comune di Reggio Emilia) considerato il regista di tutta l’operazione, in sua moglie Maria Sergio, all’epoca “dirigente del servizio pianificazione e qualità urbana del comune di Reggio Emilia, nonchè responsabile interinale del Servizio edilizia) e e l’assessore alla pianificazione Ugo Ferrari detto “il Bulgaro”.

Agli investigatori apparve palese che nell’intera vicenda vi fosse qualcosa di anomalo, soprattutto per quanto riguarda tre aspetti salienti: l’acquisto preventivo di terreni confinanti, la sottovalutazione dell’area e la mancata pubblicità del bando di gara.

Fatti che se valutati e connessi a un “contesto criminale di tipo associativo, finalizzato ad alterare in regime monopolistico il mercato reggiano, e ideone a condizionare le scelte strategiche dei pubblici amministratori” diventano “linfa vitale di un sistema politico affaristico, oramai degenerato, che deve continuare a vivere per garantire interessi economici e poteri proprii di una oligarchia criminale di matrice affaristico istituzionale”. Un contesto di malaffare “già purtroppo esistente e collaudato da anni”.

Parole durissime, come si può leggere.

Non sappiamo quali siano state, in proposito, le determinazioni della Procura: probabilmente un’archiviazione. Il che significherebbe che la Procura non aveva individuato alcun reato emergente, o quanto meno i suoi autori.

Rimane incancellabile però il peso politico di una situazione di cartello d’affari legato alla politica e alle amministrazioni pubbliche, che difficilmente può essere negato.
Per questo, quale che sarà l’esito del ballottaggio – dove Luca Vecchi parte largamente in vantaggio su Roberto Salati – la prossima legislatura reggiana dovrà affrontare con determinazioni i nodi della trasparenza amministrativa e della lotta senza quartiere non soltanto alle mafie, ma soprattutto alle consorterie affaristico-politiche che infettano la città. Forse è davvero il momento di un nuovo, diverso e assai più incisivo “Chi sa parli”.

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8 risposte a “A Reggio un sistema politico affaristico degenerato”
L’allarme in un’indagine dei Carabinieri di 9 anni fa

  1. CesareA. Bellentani Rispondi

    06/06/2019 alle 12:40

    Grande Ghiggio, voce libera e coraggiosa! si faccia luce su questa città, e non lasciando i lampioni accesi in pieno giorno!

  2. EMILIA LIBERA Rispondi

    06/06/2019 alle 14:00

    CHE SCHIFO !!

  3. M.P. Rispondi

    06/06/2019 alle 14:36

    Che ce ne facciamo di una casta di antifascisti truffaldini? L’ Italia antifascista non deve avere nulla a che fare con loro!Non basta dirsi figli o nipoti di qualche buon santo in paradiso per arrogarsi il diritto di fare il bello e il cattivo tempo, alle spalle dei cittadini!Non deve bastare neppure agli inquirenti, che anzi dovrebbero seguire la “pista dei soldi” anche per quel che riguarda il business dei colletti bianchi del Pd.

  4. Stefano Bertani Rispondi

    06/06/2019 alle 20:02

    È sempre bello leggere il vuoto pneumatico che Ghiggini produce…..bellissimo vedere il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi senza riuscirci….sembra,forse,potrebbe…per dover poi sempre ammettere ciò che è realtà confermata dagli stessi Magistrati e cioè che gli amministratori locali sono del tutto estranei da fatti criminali….se ne faccia una ragione, fortunatamente per la cittadinanza I nostri amministratori locali col Sindaco Luca Vecchi in primis sono ONESTI!!!!

    • Ettore Cecci Rispondi

      07/06/2019 alle 10:42

      Mi pare invece che Pierluigi Ghiggini qui e altrove si limiti a riportare dati e informative rilevate dai Carabinieri e dalle Autorità competenti, attraverso vari Procedimenti giudiziari.

      Inoltre oggi si discute purtroppo ormai anche a riguardo dell’onestà di certi Magistrati.
      Un Magistrato onesto giudica onestamente, e non viceversa! Inoltre i Magistrati possono a volte dimettersi o essere sostituiti.

      Lei sa giocare a rubamazzo ?

    • Reggiano Rispondi

      08/06/2019 alle 09:21

      La Città è al bivio, ancor più domani 9/6/2019, è un referendum,
      VECCHI SI o VECCHI NO,
      Continuare con queste nebbie e questi conflitti d’interesse?
      Una Città il cui partito maggiore è l’ASTENSIONISMO, 42.200 nonelettori, è una città libera?
      Dopo il vuoto CULTURALE di 15 anni ondivaghi, basati su SLOGAN VUOTI, propaganda ed attività costosissime per i Contribuenti, solo per far fare carriera a Roma a qualche mediocre politicante locale.
      Perchè Luca Vecchi non smentisce subito quanto accaduto?
      Perchè non sono mai state smentite le parole scritte da Giovanni Tizian sull’Espresso?
      “Maria Sergio, ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Reggio e moglie dell’attuale sindaco Luca Vecchi. Di lei, che è stata sentita dai pm nello stesso periodo di Del Rio, alcuni rapporti di Polizia parlano di presunti favoritismi verso imprenditori sospettati di vicinanza alla ‘ndrina emiliana.”
      Cosa sta succedendo a Reggio da 15 anni?
      SERVONO SMENTITE CHIARE, IL PRIMA POSSIBILE

  5. Orlando C. Rispondi

    07/06/2019 alle 10:25

    Dovrebbe pensarci la Giustizia coi suoi rappresentanti.. o sbaglio ?
    ….
    Se non funziona quella,come dovrebbe funzionare, ma anzi perde la sua funzione regolatrice, un Paese perde la sua civiltà e tutto va a degenerare.

  6. Pier Carlo Rispondi

    08/06/2019 alle 09:03

    Mi duole constatare che tra gruppi di persone con autonomia di pensiero che qui sopra leggo, a Reggio esce fuori come per magia… sempre la medaglia d’oro dei paraculi (insieme a tanti altri paraculi a gregge) ad offrire garanzie a prescindere su chiunque detenga il potere.

    Questo è uno dei motivi della decadenza reggiana.
    Uno tra molti.

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