Bloccata, rallentata o “migliorata”, Reggio ha bisogno di una scossa
Cosa hanno detto i candidati sindaci agli industriali

Per Daniele Codeluppi, candidato sindaco di Aq16, Reggio è una città incattivita, in preda a una «involuzione rancorosa». Per Rossella Ognibene (5 Stelle) è una città bloccata, per Cinzia Rubertelli (Alleanza Civica) è una città che soffre. Per Roberto Salati (candidato del centro-destra) Reggio ha grandi potenzialità, però è «rallentata». Neanche a dirlo, la diagnosi del sindaco ricandidato Luca Vecchi è diametralmente opposta: quella di una Reggio uscita da dieci anni di «impegnativi», «più solida e innovativa» di prima della crisi. Una città media che ora può ambire a essere “capitale”, o almeno a ragionare come una capitale.
Saranno gli elettori, fra poco più di una settimana, a stabilire nel segreto dell’urna chi ha ragione, in tutto o in parte. Certamente dall’ incontro promosso da Unindustria alla Sala degli Specchi con i cinque candidati sindaci in lizza per il comune di Reggio, ha offerto dai candidati poche idee davvero notevoli: forse una, ed è già molto.

I candidati sindaci di Reggio alla Sala degli Specchi: da sinistra Luca Vecchi, Roberto Salati, Cinzia Rubertelli, Rossella Ognibene e Daniele Codeluppi


Le proposte pur stimolanti messe in campo dagli industriali guidati da Fabio Storchi («Cinque città in una» nel segno del cambiamento e dell’innovazione, a cominciare dalla Reggio digitale) e le domande di Massimiliano Panarari sulla collaborazione pubblico privato, il «fare sistema», il rendere Reggio più attrattiva, la «soggettività Mediopadana» e il futuro delle ex Reggiane, non hanno sono riuscite a infiammare l’incontro. Un dibattito molto british, certo non privo di proposte e di critiche alla gestione Vecchi, ma senza pestare troppo i piedi alla gestione uscente. Forse l’ambiente, l’eleganza della Sala degli Specchi, e il pubblico di imprenditori (per la verità pochi rispetto alle attese) hanno consigliato ai candidati di non alzare troppo i toni.


Vediamo allora gli spunti di maggior interesse: Salati ha insistito sulla centralità della stazione Mediopadana nel futuro di Reggio, e per questo ha puntato il dito su un progetto sbagliato targato Vecchi, che riguarda il nodo, ormai ineludibile, dei parcheggi. In sostanza – ha detto – verranno persi 145 posti, e ne resteranno 250 effettivi. Perchè il progetto prevede metrature ridotte al minimo di legge per ogni posto auto, «col risultato che non si riusciranno neanche ad aprire le portiere. Lo standard va alzato, il progetto è dar rifare». Altrimenti sarà un disastro.
Cinzia Rubertelli ha abbracciato l’idea su cui gli industriali insistono da tempo «del fare sistema» ovvero la cabina di regia dove disegnare le grandi scelte per la città. Bisogna farla perchè «manca un quadro d’insieme, c’è una carenza di visione». Le tangenziali ferme da anni, i 5 milioni di euro bloccati per il sottopasso di via Nobel, una delle grandi incompiute della città, sono lì a dimostrare che «si fa fatica a fare sistema» e che «bisogna rivedere il modello di governo».
A Codeluppi invece non piace la cabina di regia, perchè «non va bene un modello in cui al centro del sistema c’è l’impresa». Ci vuole altro, ci vuole un ritorno alla partecipazione dal bassa: le priorità, per il candidato sindaco di sinistra, sono l’acqua pubblica, da ri-municipalizzare, e la ricostituzione dei consigli di quartiere.
Vecchi è andato a nozze sull’area ex-Reggiane, affermando che 5 anni fa il Tecnopolo era vuoto, e ora è una realtà, con progetti in atto per per trasformare in parco innovazione (con decine di milioni di euro) circa un terzo dei 250 mila metri quadrati dell’area che fu la culla dello sviluppo moderno di Reggio: «Oggi le ex Reggiane non sono più una bomba sociale». Per Salati invece «la bomba c’è» nei capannoni ancora da ristrutturare. Ha rinfacciato l’abbandono di via Turri, la chiusura di viale Ramazzini e l’emergenza sicurezza che investe la città.
Per Rubertelli l’area reggiane è strategica, e per questo è necessario un grande progetto, «ma non abbiamo mai condiviso il metodo e la gestione poco trasparente in capo alle Stu Reggiane, al 70% del Comune e al 30% di Iren».
Per Ognibene l’area Reggiane è ottima per costruire Reggio Digitale (l’idea di una nuova fase di innovazione industriale e delle città, su cui martella da tempo Fabio Storchi), nondimeno la candidata sindaco dei 5 Stelle ha espresso una visione radicalmente diversa rispetto al Tecnopolo sviluppato un pezzo dopo l’altro senza una visione d’insieme: «E’ necessario un concorso internazionale di idee, se vogliamo davvero fare di quest’area il polmone della Reggio futura». E’ questa, in fondo, l’idea più incisiva uscita dalla Sala degli Specchi. Viene da chiedersi perchè non è stato fatto, e perchè gli stessi industriali non abbiano avuto sulle ex-Reggiane quella capacità visionaria, condivisa con l’ex sindaca Antonella Spaggiari e pochialtri, contro la diffidenza e la supponenza dei più – che aveva portato alla nascita della stazione Av firmata Santiago Calatrava. L’importante ora è che Reggio si sblocchi, e cominci davvero ad agire e pensare in grande.

Fabio Storchi, presidente Unindustria

Pierluigi Ghiggini

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