Rifiuti di Roma, crisi voluta a tavolino
La verità di Bagnacani sul giallo di Ama

di Pierluigi Ghiggini

22/4/2019 – Il manager reggiano Lorenzo Bagnacani, estromesso in febbraio dalla guida dell’azienda ambientale di Roma (Ama) dopo una drammatica rottura con la sindaca Raggi, è balzato al centro delle cronache politiche per le rivelazioni su un colloquio del 30 ottobre, registrato e allegato dallo stesso Bagnacani a un esposto alla Procura della Repubblica della capitale, in cui la prima cittadina gli intimava di modificare il bilancio di Ama: “Se il socio ti dice che la terra è piatta, per te la terra è piatta”. Va aggiunto che la crisi di Ama ha provocato anche le dimissioni di un’altra reggiana, l’assessore all’ambiente e al verde di Roma Pinuccia Montanari. E anche oggi, a seguito della vicenda, il vicepremier Salvini è tornato a chiedere le dimissioni di Raggi.

Con questa intervista a Reggio Report, Lorenzo Bagnacani ricostruisce le vicende che hanno portato alla crisi di febbraio: un vero giallo politico-istituzionale, per come si sono dipanati i fatti nell’arco di un anno.

Lorenzo Bagnacani

Bagnacani, cos’è successo ad Ama, l’azienda rifiuti di Roma che lei ha guidato sino al 18 febbraio, quando la Giunta Raggi ha revocato gli incarichi al suo consiglio di amministrazione?

E’ necessario fare un passo indietro. Dobbiamo tornare a più di un anno fa, al 27 marzo 2018 quando Ama, di cui ero presidente, approva il bilancio di esercizio 2017, bilancio che ottiene il parere positivo della società di certificazione Ernst & Young, del collegio sindacale e con il via libera del dipartimento ambiente del Campidoglio, che esprime un giudizio di merito.

Bilancio in perdita o in attivo?

L’utile è di 525 mila euro, sostanzialmente un pareggio per un’azienda che ogni anno fattura oltre 800 milioni di euro.

E cosa succede?

Succede che il socio unico, il comune di Roma che detiene il 100% delle azioni di Ama, diserta le assemblee rendendo impossibile l’approvazione del bilancio: ne convochiamo ben otto, ma il socio si presenta solo il 27 settembre 2018, e solo per chiedere il rinvio dell’approvazione del contabile.

Perché?

Sapevamo che il Comune aveva disertato anche le assemblee di altre partecipate, di conseguenza attribuiamo le assenze a inefficienza dei suoi uffici. Tuttavia in giugno cominciano i rumors interni a proposito del Campidoglio non propenso a riconoscere 18 milioni di crediti, opportunamente registrati nel bilancio, vantata da Ama nei confronti del Comune di Roma per le gestioni cimiteriali. Crediti maturati tra il 2005 e il 2015, quindi appartenenti a esercizi precedenti alla mia gestione, cominciata a metà 2017. E crediti ripetutamente approvati dal socio Comune, al punto che la giunta Raggi aveva approvato il bilancio Ama del 2016, formulato dal commissario Tronca, proprio con quei 18 milioni che invece vengono contestati a me nel 2018.

Al di là dei rumors, quando esplode il caso?

Arriviamo al 23 agosto 2018: quel giorno arriva ad Ama una lettera firmata dall’assessore al bilancio Lemmetti (e non da strutture tecniche) che chiede di cancellare i 18 milioni di crediti e,per contro, di accantonarne 42.

Perchè lei non si adegua? In fin dei conti il proprietario di Ama, e socio totalitario, è il Campidoglio…

Perchè i bilanci devono essere veritieri e corretti. Una perizia dell’avvocato professor Bussoletti attesta che quel credito è certo, liquido ed esigibile. Apriamo un tavolo nel quale emerge con piena evidenza la fondatezza del bilancio e come quella cifra di 18 milioni sia supportata da una documentazione inoppugnabile. Insomma, manca qualsiasi presupposto per cancellare un credito con quel livello qualitativo.

Nonostante ciò la diatriba continua e culmina il 20 novembre 2018 con una lettera ufficiale in cui il direttore generale del comune di Roma esplicita che il socio contesta formalmente i 18 milioni, ma ancora una volts senza esporre evidenze puntuali e limitandosi a una contestazione in chiave generica. e con una singolare coincidenza pochi giorni prima, il 12 novembre, il collegio sindacale aveva ritirato il suo parere positivo al bilancio, chiedendo di aprire un tavolo con il socio.

Lei a un certo punto decide di mandare il dossier alla Procura. Perché?

Il tema è che un’azienda, specialmente con le dimensioni e la complessità di Ama, e una quantità enorme di problemi incancreniti nel tempo, se non viene messa in condizioni di avere un bilancio approvato vede inevitabilmente deteriorarsi in rapporti con stakeholders e fornitori. Parliamo di mezzo miliardo l’anno di forniture. Il ragionamento dei partner commerciali e industriali è semplice: se il socio non si fida al punto di non approvare il bilancio, perché dovrei fidarmi io? In questo modo l’azienda viene immobilizzata, resa incapace di far fronte alla propria missione. E di fronte a ciò un manager non può restare nè fermo nè zitto.

Virginia Raggi, sindaca di Roma

In quell’esposto lei ha allegato anche la registrazione audio del drammatico incontro con la sindaca Raggi avvenuto il 30 ottobre. Registrazione legittima, come attestano gli stessi avvocati del Campidoglio, tuttavia la sindaca di Roma è furiosa, secondo La Stampa l’ha definita “traditore” e vorrebbe trascinarla in Tribunale…

Devo dire che mi ha sorpreso il servizio dell’Espresso con la fuga di notizie sull’incontro ormai di sei mesi fa in Comune, incontro che fu abbastanza “caldo”, come può immaginare.


Lei ha registrato con lo smartphone?

Sì.

E’ possibile sapere cosa vi eravate eravate detti?

Non posso che attenermi a quanto trapelato in questi giorni, perchè da me non uscirà mai nessun dettaglio se non con l’autorità giudiziaria. La sindaca Raggi, in sostanza, voleva a tutti i costi che io cambiassi il bilancio eliminando il famoso credito di 18 milioni: “Devi modificare il bilancio come chiede il socio – ha detto -Tu lo devi cambiare comunque, perché se il socio ti dice che la luna è piatta, per te la luna è piatta”.

Ma secondo il Campidoglio non vi fu alcun pressione indebita, anzi a violare le norme era il suo bilancio.

Guardi, le registrazioni possono consentire a ciascuno di farsi la propria idea . Non potevamo cedere alla richiesta di eliminare quel credito, tanto più alla luce di un parere giuridico autorevolissimo e dopo che il Comune aveva riconosciuto quelle somme negli anni precedenti, e senza evidenze diverse.

Come finisce la storia?

Io riformulo il bilancio lasciando intatto il famoso credito, però integrandolo con un fondo rischi per crediti incerti. Ernst & Young lo approva, ma il collegio sindacale questa volta esprime parere negativo e il socio comune di Roma, basandosi proprio su quel parere, l’8 febbraio boccia il bilancio 2017 di Ama. Dieci giorni dopo la sindaca revoca il sottoscritto e tutto il consiglio di amministrazione.

Eppure per molto tempo eravate andati d’amore e d’accordo. La sindaca aveva condiviso in pieno il progetto di raccolta porta a porta, o sbaglio?

E’ vero, ma quel progetto ora è bloccato. Com’è bloccato l’intero piano di rinnovamento di Ama. Io ero lì dal maggio 2017 per riorganizzare un’azienda disastrata: il progetto andava avanti necessariamente a piccoli passi, però procedeva positivamente, come aveva evidenziato la sindaca stessa.

Resta il fatto che a più riprese Roma è diventata un caso nazionale per l’immondizia nelle strade…

Nel 2018 Roma ha prodotto 1,7 milioni di rifiuti e sono stati raccolti tutti, dico tutti, dall’inizio alla fine. Ciò significa che in alcune zone potevano esserci dei ritardi, ma i rifiuti venivano raccolti, al limite non al mattino ma alla sera. La cosiddetta crisi del Natale 2017 fu soprattutto mediatica, chiaramente spinta dall’esterno, tant’è vero che alla fine la raccolta è risultata superiore a quella dell’anno precedente.

Bisogna sapere però che Ama gestisce con propri impianti solo il 20% del trattamento rifiuti, e per il resto deve rivolgersi a terzi fornitori. In Ama mancavano persino i contratti, nell’azienda regnava l’incertezza e si andava avanti di settimana in settimana sino a quando a fine 2017 Bagnacani non ha stipulato i contratti con gli impianti esterni che hanno messo in sicurezza la capitale per tutto il 2018. Ma si comprende bene come il rinvio per mesi e mesi dell’approvazione del bilancio, da parte del socio Comune, abbia creato le condizioni per uno stallo gravissimo della gestione aziendale che ha avuto e ha tuttora ripercussioni pesanti anche sul servizio.

Le vuol dire se l’immondizia è per le strade di Roma la colpa è del Comune, non di Ama?

Io mi limito ad alcune considerazioni. In primo luogo a partire da marzo si è registrata un’impennata imprevista nella produzione di rifiuti: anche + 10% al mese, col risultato di 1 milione 700 mila tonnellate a fine anno, pari a circa un 4% complessivo in più, cifra che era assolutamente imprevedibile. Nei primi sei mesi siamo riusciti a fronteggiare la situazione nel migliore dei modi, ma ha un certo punto i rinvii continui sul bilancio Ama, ripeto, hanno messo in crisi i rapporti con i fornitori strategici, che non hanno più dato fiducia all’azienda in carenza di conti approvati. Crisi esplosa in settembre e ottobre quando, e faccio solo un esempio ,per questa ragione sono venuti a mancare i pezzi di ricambio per gli automezzi. Abbiamo anche fronteggiato un’ondata di scioperi aziendali: del resto i sindacati chiedevano legittimamente chiarezza sul futuro di Ama. Ma anche in quelle condizioni critiche siamo sempre riusciti a dare una risposta come servizio, anche in certi casi non immediata: in giornata si riusciva sempre a raccogliere tutto.

Poi è arrivato l’incendio che ha messo fuori uso l’impianto uno dei due impianti del comune, il Tmb della Salaria. Lei non vede in tutto questo un disegno preordinato per mandare in crisi il servizio?

Sull’incendio della Salaria dell’11 dicembre è in corso un’inchiesta della magistratura. Io posso dire che in pochi giorni siamo riusciti ad affrontare l’emergenza inviando i rifiuti ad altri impianti, con contratti nuovi. Tuttavia Ama ha perso un polo logistico strategico: con tantissimi chilometri da fare in più ogni giorno, l’incendio ha indebolito l’intero sistema di raccolta. Posso dire che nel complesso da dicembre a dicembre siamo riusciti a tenere in piedi il servizio e la città: in altri tempi, con tutto quello che è accaduto, Roma sarebbe affondata in una crisi terribile. Non so cosa accadrà ora, ma è chiaro che sino a quando non saranno costruiti impianti adeguati, nella capitale sarà sempre più difficile far fronte al ciclo dei rifiuti.

Be Sociable, Share!

5 risposte a Rifiuti di Roma, crisi voluta a tavolino
La verità di Bagnacani sul giallo di Ama

  1. carlo Rispondi

    22/04/2019 alle 17:18

    Questa intervista è interessante, ma unilaterale. Un dubbio mi sorge dalla decisione del Collegio sindacale che, anche se eletto dagli azionisti, ha precise responsabilità ed anche dovrebbe avere una professionalità specifica.

    • Fausto Poli Rispondi

      22/04/2019 alle 22:18

      Bluff mediatico in vista della elezioni.

  2. gianmarco Rispondi

    22/04/2019 alle 17:27

    Mi piace ,secondo quanto dice Bagnacani, la posizione della soc. di revisione Ernst&Young che approva il primo bilancio predisposto, poi anche il secondo con l’inserimento di un fondo rischi. Se l’approvazione è avvenuta senza riserve, significa che o il primo o il secondo non sono coerenti e meritavano una riserva. A meno che E&Y certifichi tutto comunque!(improbabile)

  3. Fausto Poli Rispondi

    22/04/2019 alle 22:13

    Le meretrici son piu’ dignitose.

  4. gianpiero Rispondi

    23/04/2019 alle 13:03

    Concordo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *