Quei segreti esoterici dei Chiostri di San Pietro
snaturati dall’ignoranza

31/3/2019 – I reggiani conoscono da tempo la magnificenza dei Chiostri di San Pietro, che sono anche una delle incantevoli sedi espositive di Fotografia Europea, dove troppo spesso il contenitore ha superato abbondantemente il contenuta di una manifestazione dalla discussa regia.
La raffinatezza, l’armonia delle forme e dei volumi del complesso appaiono evidenti. In pochi tuttavia ne conoscono i segreti che potremmo definire “esoterici”.

Il tetto del cassone detto “laboratorio aperto” che si spinge a ridosso del muro dei Chiostri


I volumi e i numeri dei Chiostri sono oggetto da tempo di studi approfonditi da parte dell’architetto Franca Manenti Valli, che ne ha scoperto la relazione addirittura con le proporzioni sviluppate da Leonardo da Vinci, dell’Uomo di Vitruvio, e con la sezione aurea di Fibonacci.
Gli architetti dei Chiostri si basarono sui testi sacri per conferire al complesso significati soprannaturali, e allo stesso tempo regole, norme e canoni sviluppati dai trattati del Rinascimento, al fine di attribuirgli proporzioni perfette.


I valori architettonici contenuti nei Chiostri di S. Pietro sono eccezionali: la somma lezione costruttiva avrebbe dovuto suggerire alle autorità pubbliche attuali un’adeguata attenzione, una destinazione culturale, unitaria ed univoca, in un’ideale continuità con l’arte, la scienza e la sapienza che i Monaci Benedettini, insieme alla Regola dell’Ordine, portavano già dal VI secolo per le vie d’Europa. Ciò purtroppo non è avvenuto.
Come tutti gli enigmi i Chiostri si basano su una chiave, un’unità di misura, dell’intero complesso, un codice che nel nostro caso è la Pertica Reggiana: un segreto scoperto con grande pazienza da Manenti Valli. Ed ecco i numeri in base ai quali furono edificati i Chiostri:

L’orrenda passerella disabili all’ingresso dei Chiostri
  • il numero di Dio, nella sua unitarietà e interezza;
  • il numero della pienezza, il mistero del tempo della Creazione;
  • le generazioni che ripartiscono in tre fasi la genealogia di Cristo.

  • La Pertica Reggiana equivale a 3,186 metri: tutta l’armonia dei Chiostri Benedettini si basa su proporzioni perfette basate sulle unità di misura reggiane, appunto la Pertica, e il Braccio Reggiano, con sei 6 bracci che equivalevano ad una Pertica.
L’esterno restaurato dei Chiostri di San Pietro
  • Uno dei più grossolani errori commessi oggi ha proprio a che fare con queste proporzioni originarie e non più comprese: l’accesso principale, attuale, ai Chiostri, incongruo, innaturale, ricavato dopo la cessione del complesso all’esercito, è quindi di derivazione militare, è rozzo e non rispetta l’armonia originale tra gli spazi voluta dai Benedettini. Appare inspiegabile come oggi, spendendo notevoli finanziamenti pubblici, si sia conservato un ingresso principale incoerente, non originale, che sbocca impropriamente nel braccio est del Chiostro piccolo dando luogo a un’interferenza funzionale di percorsi e privando, lo stesso preziosissimo Chiostro Piccolo di autonomia funzionale.

  • Il Chiostro Piccolo è il più raffinato ed antico, e i suoi riscontri simbolici sono notevoli: la selezione planimetrica dell’aperto-coperto riscontra quella dell’Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, la proporzione dell’invaso claustrale richiama le misure della Gerusalemme Celeste.
    Ma oggi con i lavori il Chiostro Piccolo è diventato l’ingresso, il vestibolo del Chiostro Grande. Andava sicuramente valutato con più attenzione l’ingresso originale ai Chiostri, peraltro ancora possibile, semplicemente murato dai militari e conservato dai frettolosi, attuali, lavori del Comune, così come le abbondanti “tamponature” che chiudono moltissime finestre e porte originali.
  • Grida vendetta anche la quota del Chiostro Grande, che mantiene le esigenze militari anche nell’uso sproporzionato del monotono e grigio calcestre. Andava invece riproposta la quota a livello del camminamento porticato e il prato erboso ( quota anche funzionalmente più sicura, che non necessitava quindi di moderni, inadeguati, parapetti di metallo, installati solo oggi). Si sarebbero riconsegnati, facilmente, gli autentici valori espressivi e la spazialità iniziale, lo stesso contrasto di colori. Nel Chiostro Grande si poteva facilmente ritrovare uno spazio raffinato, gradevole, autentico, originale con la vibrante scenografia manierista, la cromia pensata all’origine. Peccato, davvero un peccato aver perso l’occasione di poter rivedere come li avevano voluti, progettati nel Rinascimento i colti Benedettini, con livelli, forme e volumi diversi dal recente edificio militare.Fuori dagli antichi Chiostri, cemento, cemento, cemento … e calcestre, oltre al nuovo capannone industriale in cemento e acciaio che lambisce le mura del 500. Peccato, sarebbe bastato poco per restituire ai Chiostri di S. Pietro il disegno divino esoterico originale.
    Angelo Filippo Rainusso
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5 risposte a Quei segreti esoterici dei Chiostri di San Pietro
snaturati dall’ignoranza

  1. josuè Rispondi

    03/04/2019 alle 03:50

    La nostra città è piena di ristrutturazioni assurde. E’ storia di non cultura e di mediocrità, accompagnata da grande presunzione. Purtroppo non rimane ancora molto da distruggere che abbia una sua storia ed armonia.

  2. Pan persòt figa e lambròsc Rispondi

    03/04/2019 alle 09:23

    Strano che non ci sia lo spazio dei salumi appesi a frollare…..

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