Jurassic park in Appennino: trovato a Baiso dente
di pliosauro, mostro marino di 90 milioni di anni fa

Dopo il ritrovamento dell’Ittiosauro avvenuto nell’appennino modenese, i geologi dell’Università di Modena e Reggio hanno riportato alla luce nelle colline reggiane un dente fossile di un grande rettile marino, il Pliosauro. Lo studio del reperto, rinvenuto grazie al signor Luca Bertolaso nei calanchi del Comune di Baiso, data il fossile a circa 90 milioni di anni fa. Il dente fossile sarà mostrato sabato 9 marzo a Baiso, al centro culturale di Casa Toschi (ore 17) in occasione della presentazione del libro “Baiso: ambiente, storia e paesaggio di un territorio appenninico” curato dall’architetto Giuliano Cervi in collaborazione con Giorgia Campana e Cesare Andrea Papazzoni di Unimore.

Il dente di pliosauro (90 milioni di anni fa) trovato nel territorio di Baiso

Si potrebbe definire l’Appennino modenese-reggiano come una sorta di “Jurassic park” in quanto il ritrovamento è avvenuto nel Comune di Baiso , mentre è di qualche settimana fa la scoperta dell’Ittiosauro a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena.
Nonostante la piccola dimensione del reperto, si tratta di un ritrovamento eccezionale: questo è il secondo dente di pliosauro trovato nell’Appennino settentrionale ed il terzo fossile di un pliosauro del Cretaceo della stessa area.
Un dente molto simile fu trovato negli anni ‘70 a Castelvecchio di Prignano (Modena) ed un omero di pliosauro fu trovato a Zavattarello (Pavia) nei primi anni ’90.


La conoscenza della località esatta di ritrovamento ha permesso di campionare i sedimenti e, tramite lo studio dei microfossili da parte di Chiara Fioroni del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, di datare con sufficiente precisione il dente di Baiso che risale a circa 90 milioni di anni fa. «Questo ritrovamento, anche se di un fossile frammentario e di modeste dimensioni, – afferma il dott. Papazzoni – rappresenta l’ennesima conferma della presenza di un vasto mare che copriva in un lontano passato le aree oggi sollevate dall’orogenesi appenninica. Questo mare era popolato da grandi rettili, di dimensioni paragonabili o maggiori di quelle dei più noti dinosauri, che, invece, abitavano le terre emerse. Nonostante le difficili condizioni di conservazione dei resti fossili, sono ormai numerose le testimonianze che ci permettono di ricostruire almeno in parte un antico ecosistema, scomparso da oltre 66 milioni di anni. Le aree del modenese e del reggiano hanno restituito la maggior parte dei fossili di grandi rettili marini cretacei dell’Appennino settentrionale, dimostrando ancora una volta la rilevanza dei nostri territori per lo studio della storia della Terra».

Ricostruzione di un pliosauro

I pliosauri erano rettili adattati alla vita acquatica, con zampe trasformate in pinne, il corpo corto e schiacciato simile a quello di una tartaruga marina, ma senza il carapace, il collo corto ed una testa grande ed allungata. I loro parenti più stretti, i plesiosauri, avevano invece il collo molto lungo ed una testa piccola e corta. Le rappresentazioni fantasiose del cosiddetto Mostro di Loch Ness lo ritraggono come un plesiosauro. I pliosauri vissero nei mari di tutto il mondo per oltre 130 milioni di anni, da circa 200 a circa 66 milioni di anni fa, e scomparvero contemporaneamente alla famosa estinzione dei dinosauri, alla fine del Cretaceo. almeno così si è creduto sino a qualche anno fa con l’incredibile scoperta avvenuta nel 2012 nelle coste dell’Uganda, dove fu trovata e fotografata la carcassa di un animale marino sconosciuto, in tutto per tutto somigliante a un pliosauro.

L’animale marino sconosciuto, simile a un p,liosauro, spiaggiato nelle coste ugandesi nel 2012
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