Circoncisioni e mutilazioni rituali
“Ora corsi di educazione sessuale per stranieri”

di Roberto Mirabile *

26/3/2019 – La tragica morte del bambino circonciso in casa dai genitori ghanesi residenti a Scandiano di Reggio Emilia, non è  un caso isolato : negli ultimi anni, le cronache hanno registrato purtroppo diversi decessi di piccoli, proprio a causa di pratiche tradizionali effettuate al di fuori dell’ambiente sanitario protetto o, e si parla di ben altro, di interventi terribili e assolutamente illegali effettuati sui genitali di bambini e soprattutto bambine (vedi infibulazione rituale).

Colgo quindi l’occasione di questa tragica vicenda, per cercare di andare oltre la notizia e proporre qualche strumento culturale, oltre che normativo, di prevenzione.

Ben distinguendo, ripeto, la circoncisione, legale e accettata, da altri interventi penalmente perseguibili in Italia, potremmo valutare, nell’interesse superiore dei bambini, di ogni nazionalità siano,  di formulare una proposta – forse coraggiosa – di istituire percorsi formativi di educazione sessuale per stranieri immigrati. Educazione intesa anche come rispetto del proprio corpo e del corpo altrui.

Questa proposta, che non vuole certo attirare critiche strumentali ma essere contributo ad un dibattito costruttivo e civile, andrebbe letta seguendo l’esigenza crescente di lettura delle tradizioni e delle usanze sessuali che a noi, nel nostro Paese, non appartengono e mai devono trovare una seppur minima giustificazione antropologica, culture, etnica o qualsiasi termine si voglia usare.

Condannando giustamente l’infibulazione, per esempio, si potrebbe cercare di affrontare il difficile argomento facendo leva soprattutto sulle donne straniere residenti da noi. Alcuni importanti protocolli internazionali, sottoscritti anche dall’Italia, indicano le linee guida per il contrasto alle violenze sui minori e in particolare proprio alle mutilazioni genitali femminili.

E’ sbagliato pensare, come alcuni fanno, anche a livello di istituzioni, che il fenomeno sia lontano da noi. Assolutamente ! Abbiamo avuto casi di bambine finite al pronto soccorse perché mutilate dai genitori o da qualche “santone” che esercita nelle nostre città. Ricordo il caso di una bambina ricoverata a Reggio Emilia al ritorno da una vacanza nel Paese di origine dei genitori, dove era stata sottoposta alla ignobile pratica sessuale.

Altresì, non credo si debba in alcun modo assecondare la pratica delle mutilazioni, proponendo una forma di “surrogato” da effettuarsi presso i nostri ospedali, tanto per accontentare le famiglie, come se un taglietto fosse un placebo, propedeutico ad una integrazione culturale e sanitaria.R

  • presidente e fondatore associazione antipedofilia e antiviolenza La Caramella Buona
Condividi

Una risposta a 1

  1. Evidentemente Rispondi

    26/03/2019 alle 08:39

    Tutti i Lucignolo rimandati in ginecologia…
    Cosa insegnerà mai il maschilista integrale italiano (è statistico) all’extracomunitario mussulmano ?
    UN CAZZO (della donna si intende).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *