Spari contro le pizzerie: almeno quattro i locali minacciati dal racket. Ora sono sotto protezione

E’ racket di giovani “rampanti” del crimine, probabilmente cresciuto all’ombra di una delle reti mafiose che hanno impestato Reggio (e ora decapitate, ma non finite) quello che tenta di imporre la sua legge ai locali del reggiano.

Qualcuno che si vuole aprire una strada, taglieggiando gli esercenti, tra le macerie della rete ndranghetista smantellata da Aemilia.

Sono quattro, per ora, gli esercizi di Reggio e provincia che hanno ricevuto minacciose richieste di “pizzo”: oltre alla pizzeria la Perla di Cadelbosco Sopra e la Piedigrotta 3 di via Emilia Ospizio a Reggio, contro cui i deliquenti hanno sparato alcuni colpi di pistola, sono altre due le pizzerie sotto minaccia, come hanno accertato gli investigatori: nel corso di controlli e perquisizioni sono saltate fuori infatti altri “pizzini” con richieste estorsive. E non si può escludere che altri, rimasti fuori dai radar delle forze dell’ordine, non abbiano già deciso di pagare.

La pizzeria La Perla di Cadelbosco

Intanto quattro locali e le persone che vi lavorano sono sotto protezione: la decisione è stata assunta nel Comitato Ordine pubblico riunito ieri mattina in Prefettura col prefetto Maria Forte, il questore Antonio Sbordone e i comandanti dei carabinieri, Cristiano Desideri e della Finanza, Roberto Piccinini. Presente anche il procuratore della Repubblica Marco Mescolini. 



Per il procuratore Mescolini la situazione è comunque diversa dal 2010 (riferimento ovviamente al processo Aemilia contro la ‘ndrangheta).

Antonio Sbordone, questore di Reggio Emilia

Delle altre due pizzerie si è appreso questa mattina dal summit delle forze dell’ordine in prefettura cui hanno partecipato il prefetto Maria Forte, il questore Antonio Sbordone e i comandanti dei carabinieri, Cristiano Desideri e della Finanza, Roberto Piccinini. Con loro anche il procuratore capo Marco Mescolini. 
Per il questore Sbordone, dietro a questi episodi c’è “una strategia comune”, ma secondo il procuratore Mescolini la situazione è comunque diversa rispetto a quella del 2010 che diede il via all’inchiesta Aemilia.

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