Lo scuolabus della zona ceramiche arriva dalla Puglia: imprese emiliane beffate dall’appalto troppo “basso”

27/2/2019 – La Fita di Reggio Emilia, federazione degli autotrasportatori affiliata alla Cna, insorge contro l’ennesimo appalto al ribasso degli enti locali, disertato dalle imprese emiliane perchè considerato “in rimessa”.

Il caso – denuncia – il presidente provinciale della Fita Sante Zambelli, riguarda una gara per 9 lotti del servizio di trasporto scolastico in comuni della Regione, indetta dalla centrale Intercenter – Emilia Romagna, disertati dalle imprese locali secondo cui la base d’asta e il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa erano “quanto meno insufficienti per far convivere qualità del servizio, rispetto delle regole e legittimo guadagno di chi svolge il servizio”.

E’ finita che l’appalto della zona ceramiche è stato aggiudicato a un’azienda di trasporti del Sud Italia, mentre chi svolgeva da anni il servizio è stato costretto a rinunciare. La beffa scotta, e non poco, perchè di fatto potrebbe configurarsi come un caso di concorrenza sleale: le aziende del Meridione, infatti, ottengono dalle loro Regioni contributi sia per l’acquisto dei mezzi, sia per abbattere il costo del lavoro.

” Come è possibile che un’azienda della Puglia decida di partecipare a un appalto per il servizio di scuolabus che le imprese locali hanno ignorato perché considerato “in rimessa”? – chiede la Fita – Con quali mezzi, persone e modalità questa azienda, che si è aggiudicata l’appalto, riuscirà a svolgere il servizio con una base d’asta che, conti alla mano, non garantiva un minimo di guadagno?”

Sante Zambelli, presidente provinciale Fita Cna

“Alla luce dell’importo a base d’asta, diverse imprese del territorio, che svolgono il servizio da tempo, hanno deciso di non partecipare. Così è successo per quasi tutti i lotti messi a gara nella nostra regione. Così è successo per il 6° lotto che riguardava il servizio scuolabus  per i comuni di Baiso, Casalgrande, Castellarano, Rubiera, Scandiano e Viano”.

“Diverse imprese per le quali il trasporto scolastico è voce importante del proprio bilancio, hanno provato a fare i conti per verificare la possibilità di gareggiare e tentare di continuare a svolgere il servizio – sottolinea Zambelli – ma la matematica non è un’opinione e di fronte a una base d’asta che non copre i costi del servizio, hanno rinunciato. Le nostre aziende hanno capito che non c’era spazio, non c’è spazio per sostenere un servizio senza un minimo di valore aggiunto”.

Questa anomalia Fita-Cna l’ha rappresentata a suo tempo alla Regione – continua Zambelli –  purtroppo senza risultati, ed è preoccupante prendere atto oggi che quel servizio è stato aggiudicato ad una ditta che arriva da 752 km di distanza. Ancora una volta dobbiamo chiederci se è giusto che siano proprio le Istituzioni a produrre, nei fatti, disparità di condizioni tra le aziende che vogliono gareggiare. Le aziende del territorio emiliano sono svantaggiate perché hanno costi maggiori rispetto a quelle provenienti da alcune zone del sud del Paese, dove le Regioni garantiscono alle imprese incentivi,  sia per l’acquisto dei mezzi che per l’abbattimento dei costi dei dipendenti”.

Pur comprendendo lo sforzo che alcune Regioni del sud Italia fanno per sostenere l’imprenditoria locale, la Fita denuncia così l’ennesima “grande anomalia” italiana, che rischia di mettere in croce tutto il trasporto su strada: la migrazione di imprese di trasporto che hanno la sede legale al Sud, assumono personale nei loro territori, poi vengono al Nord e, con costi notevolmente inferiori alle imprese locali, si aggiudicano le gare.

“La questione è molto grave – afferma la responsabile provinciale dell’associazione, Leonilde Montemerli – perché ci sono aziende che perdono il lavoro e che dovranno ridimensionarsi nonostante l’esperienza e la competenza dimostrata in tanti anni, non perché non sanno stare sul mercato ma perché si trovano a gareggiare in condizioni impari rispetto ai concorrenti meridionali. E la responsabilità di questo, è bene ricordarlo, è anche delle Amministrazioni locali che costruiscono le basi d’asta su parametri evidentemente inadeguati alla realtà emiliana. E questo deve cambiare, a meno che non si pensi provocatoriamente che le nostre aziende debbano trasferire la propria sede legale in quelle Regioni che prevedono gli incentivi”.

“CNA FITA, comunque, non demorde – conclude la Montemerli – innanzitutto verificheremo che quanto previsto dal bando venga rispettato da chi ha vinto la gara, questa come altre analoghe, perché è la nostra mission tutelare le aziende locali, non in un’ottica di protezionismo ma nella consapevolezza che solo il giusto prezzo è garante di sicurezza e qualità, elementi fondamentali soprattutto nel servizio di trasporto scolastico”.

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