Spari contro le pizzerie: fermo convalidato, restano in carcere i fratelli Amato

I fratelli Mario, Michele e Cosimo Amato, presunti autori degli delle intimidazioni, con richiesta di pizzo nei confronti di quattro pizzerie reggiani (due, la Perla di Cadelbosco e la Pidigrotta 3, con colpi di pistola sparati contro le vetrate), restano in carcere. Il giudice Dario De Luca ha convalidato i fermi dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto ieri nel carcere di via Settembrini, e durato un’ora e mezzo. I tre figli Francesco Amato, condannato nel processo Aemilia a 19 anni di reclusione per ndrangheta, sono accusati di tentata estorsione aggravata, ma si proclamano innocenti. Mario, disoccupato, uscito dal carcere due mesi fa, e Michele, che ha 22 anni e risulta impiegato in un supermercato in Calabria, sostengono che nei giorni in cui le pizzerie hanno ricevuto, con biglietti sotto la porta, le prime richieste di pizzo, non erano nel reggiano: “Sono rientrati in pullman da Rosarno nella notte tra i 4 e il 5 gennaio, ma i fatti erano cominciati il 26 gennaio” ha detto il loro avvocato Franco Beretti.

Uno degli autori della tentata estorsione ripreso dopo aver depositato un biglietto intimidatorio all’ingresso di una pizzeria

Il fratello più giovane, Cosimo, che ha 20 anni, lavora come elettricista nel bolognese “ma è difficile che abbia fatto tutto da solo”.

Secondo le immagini che riprendono i veicoli utilizzati per andare a compiere le sparatorie. Moto e auto sono intestati a una quarta persona, un amico dei fratelli Amato che dice di aver prestato i veicoli ai fratelli.

L’udienza di convalida dei fermi è durata un’ora e mezzo circa. Per i figli di Francesco Amato, che ogni tanto sono andati a far visita al padre in carcere a Terni – Francesco Amato attende da una parte la fine delle indagini riguardo al sequestro delle poste di Pieve dall’altra le motivazioni della sentenza per l’Appello del processo Aemilia – l’accusa rimane tentata estorsione aggravata dall’uso delle armi.

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