Spari contro le pizzerie: ragazzi ignoranti e pericolosi, ecco il nuovo racket di Reggio

11/2/2019 – “Essendo che le nostre richieste sono caduti nel vuoto io stasera ti faro dei danni perchè ai sottovalutato il problema per questa sera anzi domani cabierai i vetri e se ancora continui a fare il testardo ti mettero fuoco o chi lo sa se mi fai girare bene i coglioni ti cambizzo tu che ne dici”…

No, non è un pizzino dell’ultimo episodio del commissario Montalbano scaturito dalla sublime scrittura di Camilleri. Questo è un bigliettino vero, uno di quelli con minacce e richieste estorsive vere seguite a colpi di pistola drammaticamente veri contro l’ingresso della pizzeria La Perla di Caldebosco sopra. Cose raffinate da sottoproletariato del crimine, prova inconfutabile del fallimento della scuola primaria, vergati con una vecchia Olivetti su fogli a righe di quinta elementare da uomini incapaci di scrivere in italiano, però bravissimi a maneggiare le armi ed allestire attentati intimidatori. Insomma, gente che va per le spicce, e capace di fare danni quando è a caccia di soldi. Gente pericolosa e per di più ignorantissima.

Uno dei pizzini recapitati alla pizzeria La Perla

Se la realtà supera la fantasia, eccone la dimostrazione patente nei biglietti intimidatori attribuiti ai fratelli Cosimo, Michele e Mario Amato, rispettivamente di 20, 22 e 29 anni, arrestati nell’ambito indagini lampo, coordinate dalla Procura delle Repubblica di Reggio Emilia, sulle richieste di pizzo (mille euro al mese) pervenute nei giorni scorsi in forma sgrammaticata a quattro ristoranti del reggiano (il Paprika, Piedigrotta 2, Piedigrotta 3 a Reggio e La Perla a Cadelbosco Sopra).

Al termine di una serie di perquisizioni i tre fratelli sono finiti in manette con l’accusa di tentata estorsione aggravata e continuata. Tuttavia – ha precisato questa mattina il procuratore di Reggio Marco Mescolini, nel corso di una conferenza stampa al comando provinciale dei Carabinieri – per il momento non è contestata l’aggravante mafiosa. I tre fratelli – che appartengono a una famiglia della piana di Rosarno ma radicata da molto tempo a Reggio Emilia – come già anticipato dai media – sono i figli di Francesco Amato, 55 anni, condannato a 19 anni per concorso in associazione mafiosa, attualmente in carcere a Terni, che il 5 novembre – dopo alcuni giorni di latitanza – si era asserragliato nell’ufficio postale di Pieve Modolena tenendo in ostaggio gli impiegati per circa 10 ore.

I figli di Amato sono dunque accusati aver chiesto il pizzo mensile di mille euro e poi, non avendo ottenuto risposte, di aver sparato sei colpi contro la porta a vetri della pizzeria di Cadelbosco nella notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio, e cinque colpi contro la vetrata della Piedigrotta 3 a Reggio nella la notte tra il 6 e il 7 febbraio. Ai due attentati sono seguite altre richieste minacciose con tanto di pizzini attaccati alla porta (in analogia a quanto avvenuto per la Perla e il Piedigrotta 3) alla Piedigrotta 2 e al Paprika.

La vecchia Olivetti elettrica utilizzata per scrivere i pizzini

Tuttavia in questi ultimi casi i fratelli non hanno fatto in tempo a concretizzare le minacce perché i carabinieri della Compagnia di Guastalla, della Stazione di Cadelbosco Sopra e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono arrivati ai tre sospettati: nelle perquisizioni che hanno determinato i fermi di polizia giudiziaria, i militari hanno individuato l’auto e la moto usate per gli attentati intimidatori contro La Perla e la Piedigrotta 3, gli indumenti indossati durante i raid ma soprattutto una vecchia e gloriosa macchina da scrivere elettrica Olivetti, di quelle di 30 anni fa che ora si trovano solo nei mercatini di brocante: è stata usata per scrivere quei pizzini grondanti orrori di ortografia. Trovati anche il blocco di carta da cui sarebbero stati presi i fogli e di un giubbotto antiproiettile. Manca all’appello l’arma da cui sono stati esplosi i colpi.

Uno degli autori del tentativo di estersione, col volto travisato, ripresa dalla telecamera di sorveglianza mentre depositra un pizzino

Le indagini sono state condotte in collaborazione tra i Carabinieri e gli investigatori della Questura reggiana. Nella conferenza stampa tenuta in via Cairoli, è stata sottolineata la convergenza tra l’attività di conoscenza del territorio condotta dei militari della stazione di Cadelbosco e le indagini di natura tecnica, compreso l’esame a tappeto delle immagini delle telecamere di sorveglianza e le intercettazioni.

Quella conclusa arrivando agli Amato e’ stata “un’indagine lampo portata avanti grazie alle tecnologie, ma soprattutto grazie alla conoscenza e alla presenza sul territorio delle Forze dell’ordine”, hanno spiegato il tenente colonnello Alessandro Dimichino, comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Reggio, e il maresciallo capo dei Carabinieri di Cadelbosco Sopra Pietro Crastich, che dopo diversi appostamenti notturni ha eseguito fisicamente gli arresti.
Il procuratore Marco Mescolini, nel riserbo dovuto a indagini ancora in pieno svolgimento (anche per verificare possibili collegamenti con propaggini di Aemilia) ha voluto sottolineare che “il pizzo a Reggio Emilia non c’e’ e non comincia questa settimana”. Anche se “sul futuro non si puo’ scommettere”.

“Non siamo in presenza di un ‘sistema pizzo'” – ribadito il dirigente della Squadra Mobile della Questura, Guglielmo Battisti, pur evidenziando che “è emersa una modalita’ nuova nel tipo di estorsione”, continuata nel tempo. In un caso infatti la richiesta era di mille euro al mese, in un altro “una tantum”. Gli investigatori sottolineano infine: “L’evento estorsivo e’ stato in alcuni casi scoperto prima da noi che dalle vittime, che sono state tutt’altro che reticenti”.

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Una risposta a 1

  1. Guido Rispondi

    12/02/2019 alle 14:40

    Sicuramente questi tre sono dei poveri Coglioni, ma sicuramente sono cresciuti in un brodo di cultura dove per loro è normale, certamente dietro vi è una regia, complimenti al sig Pasquale Calabrese che ha fatto la scelta migliore! Questo spero che serva anche alla nostra classe politica che ci amministra da tanti anni, la quale ha sempre negato che la malavita organizzata fosse presente qui, fino alla vicenda aemilia. O erano orbi o forse peggio!!!! Io sono un ex artigiano trasportatore e le ns coop di dicevano che eravamo cari!! VERGOGNA !!!!

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