I lavori “sbagliati” nelle piazze e il disastro di cemento dei Chiostri: architetti in rivolta

Maria Cristina Costa

10/2/2019 – C’è ancora tempo per mettere mano agli errati lavori in atto di piazza Roversi, piazza Gioberti e nei chiostri rinascimentali di S. Pietro.
Nelle ultime settimane nella consolidata “Signoria di Reggio Emilia”, si è manifestata una vera rivolta degli architetti: prima l’arch. Biggi, poi l’arch. Costa, l’arch. Manicardi e l’arch. Bertoni, hanno gridato agli “scempi” in atto a Reggio, che stanno creando gravissimi danni.
I signori che governano Reggio non contenti delle magre figure della spigolosa porta S. Stefano / Mazinga-Gerra, del Park Vittoria (con quasi tutte le autorimesse private, ancora invendute), di piazza Martiri (ancora inspiegabilmente buia, con la nuova fontana davanti al Teatro Municipale sempre più malfunzionante), del goffo palazzone ultra-kitsch-dorato costruito sulle macerie razionaliste dell’edificio “ex-Poste”, continuano nella bieca opera di demolizione del patrimonio storico, architettonico cittadino. La pietrificazione del centro di Reggio sembra non aver sosta, ma questa marcia sta perdendo pezzi.

L’architetto Maria Cristina Costa ha giustamente consigliato di fare un esame di coscienza su quanto sta succedendo: ha accusato il Palazzo di una pesante serie di disastri architettonici, ma soprattutto ha sottolineato i progetti in atto di Piazza Roversi, Piazza Gioberti ed i chiostri di S. Pietro. Il celebre architetto urbanista ha sottolineato il fatto molto grave, anomalo, soprattutto per un Comune che era all’avanguardia nella Pianificazione Edilizia: l’edificazione del voluminoso moderno capannone industriale, in pieno Centro, cioè la cementificazione di un’area che doveva essere verde, destinata ad essere il giardino dei cinquecenteschi Chiostri Benedettini di S. Pietro.

Anche i progetti in atto di piazza del Cristo e di piazza Gioberti, inseriti nel cosiddetto progetto Storico Estense, sono anche loro contro o in faziosa deroga alle prescrizioni del Piano edilizio del Centro Storico, proprio redatto dall’autorevole urbanista reggiana.

Maria Cristina Costa ha anche scritto che è pericolosissimo per la nostra Città continuare a modificare le previsioni di un Piano urbano ampiamente studiato da professionisti ed anche approvato formalmente da amministratori pubblici: con gli attuali cantieri, aperti un po’ a caso, a pioggia, senza veri progetti urbanistici, che non terrebbero presenti gli equilibri della Città e le correlazioni interne alla Città stessa, si stanno èproducendo danni irreparabili. Anche i lavori in atto non si cancelleranno più, perché i segni territoriali sono fortissimi, non tengono conto di nulla, tranne che dell’attuale volontà del Palazzo, nel caso particolare, di costruzioni gravemente di parte, senza la dovuta partecipazione pubblica alle decisioni.
L’interesse Pubblico, la vita nella Città, non sembra essere presa in prima considerazione dai pensieri dei Signori che siedono oggi nel Palazzo, di chi decide, addirittura senza rispettare Regolamenti pregressi, si pensi solo alle oggettive, pessime condizioni generali delle strade e dei marciapiedi pubblici un po’ ovunque, in Centro ma anche vicino ad ospedali ed uffici pubblici.
L’architetto Costa concluden scrivendo: «Nel Piano della Città Storica si raccomandava di contenere l’espansione esterna della Città per favorire in ogni modo un riequilibrio e non solamente il recupero ma la residenzialità del Centro Storico che è quella che fa vivere la città come tale. È stato fatto il contrario».
Un “coerente” filo sembra unire i tre cantieri in atto oggi a Reggio, i famigerati cantieri di piazza del Cristo, piazza Gioberti e quello dei chiostri Benedettini di S. Pietro: l’uso discutibile di finanziamenti pubblici destinati alla tutela dei beni storici, destinati invece per la costruzione di dibattuti manufatti, in vistoso stile moderno, spigolosi, esteticamente avulsi dai contesti storici che li circondano. Rimaniamo ora in attesa dei risultati, dei chiarimenti richiesti dal Ministero dei Beni ed Attività Culturali e delle interrogazioni parlamentari, generati in risposta proprio a questi tre discussi cantieri.
A.F. Rainusso

Il cassone di cemento addossato ai chiostri di San Pietro
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